<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682</id><updated>2012-01-24T13:43:32.852-08:00</updated><category term='Black Sabbath 1987'/><category term='Rubbish &apos;zine'/><category term='goliardia'/><category term='Guardare trichechi'/><category term='Fantomas'/><category term='Ricordo'/><category term='L&apos;Aquila 1988'/><category term='Berlusconi'/><category term='Marrazzo'/><category term='Goliardia aquilana'/><category term='Messa di natale'/><category term='Un notturno per Faber'/><category term='Amico fedele'/><category term='Terremoto'/><category term='via XX Settembre'/><category term='Ortona natura'/><category term='shampoo'/><category term='Rubbish&apos; zine 1987'/><category term='Blues'/><category term='vacanze'/><category term='Grazia dell&apos;insetto'/><category term='Inizio'/><category term='Sig. Peppe'/><category term='patrizia'/><category term='Spinone Italiano'/><category term='Babbo Nasale'/><category term='Transex'/><category term='invecchiare insieme'/><category term='Slayer Milano 1987'/><category term='La Macchina di Duchamp'/><category term='Maurizio Di Tollo'/><category term='L&apos;Aquila'/><category term='ortona'/><category term='Insetto stecco'/><category term='Berlusconi  Achille Lauro'/><category term='Pezzi di nero'/><category term='Scappare da Ortona'/><category term='lu chioppe'/><category term='Carnevale L&apos;Aquila 1988'/><category term='il mio cane'/><category term='moglie'/><category term='1987'/><category term='Rubbish fanzine'/><category term='Thrash anni &apos;80'/><category term='Eternal Idol'/><category term='L&apos;Aquila terremoto'/><category term='Ricatto'/><category term='Bracco Italiano'/><category term='blog'/><category term='giornali'/><category term='vecchia Ortona'/><category term='Vita col cane'/><category term='Chitarra'/><category term='Presa per il culo'/><category term='ignoranza'/><category term='Informazione'/><category term='Presidente Regione Lazio'/><category term='Rubbish thrash metal &apos;zine'/><category term='lido saraceni'/><category term='Satira'/><category term='L&apos;Aquila 1987'/><category term='Crociera aquilani'/><category term='Papi'/><category term='Iron Maiden Napoli 1986'/><title type='text'>Ortona Non Perdona</title><subtitle type='html'>...aspettando di nuovo il Generale Coutard</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>59</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-3492442702763033780</id><published>2012-01-24T13:23:00.000-08:00</published><updated>2012-01-24T13:43:32.870-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sig. Peppe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Spinone Italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vita col cane'/><title type='text'>Fenomenologia del Sig. Peppe</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-LrNBjiBBgmM/Tx8lNLEvM8I/AAAAAAAAAds/pPY_FkbUg0Y/s1600/131.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-LrNBjiBBgmM/Tx8lNLEvM8I/AAAAAAAAAds/pPY_FkbUg0Y/s400/131.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701316561515525058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Signor Peppe è un uomo anziano travestito da cane. Rare volte ho potuto scorgere nello sguardo di un quadrupede una espressività simile a quella di un vecchio seduto alla panchina del parco. Sig. Peppe già ha organizzato la sua giornata; sa quello che vuole e quando lo vuole.&lt;br /&gt;Sveglia ore 6,35: Sig. Peppe si lamenta dal fondo delle scale a causa della vescica piena. Guai a non accontentarlo, la farebbe in cucina.&lt;br /&gt;Ore 6,40: Sig. Peppe, una volta aperto il cancelletto che gli impedisce di venire a dormire insieme a noi, sale nella zona notte e ad un mio cenno, si reca presso la padrona, ficcando il naso sotto le lenzuola. Simpatici effetti si possono ottenere quando, a causa della sua coda che l’allevatore ha avuto il buon gusto di non tagliare, scodinzolando, suona la chitarra che si trova appoggiata al muro, accanto al letto.&lt;br /&gt;Ore 6,45: Sig. Peppe si indirizza verso il magazzino ove il padrone, calzati gli stivali di gomma onde evitare di bagnarsi per la uazza mattutina di campagna, appronta il guinzaglio più simile ad una gomena di veliero che ad un arnese per tener fermo un cane.&lt;br /&gt;Ore 6,47: Primo incontro del Sig. Peppe con il suo acerrimo nemico: un gatto bianco e nero, perfetta copia di Gatto Silvestro. Se il sottoscritto non è attento, ne consegue una lussazione della spalla.&lt;br /&gt;Ore 6,50: in prossimità dell’oliveto secolare, Sig. Peppe ha l’incontro con il secondo acerrimo nemico: un gatto nero che sosta tra le fratte e che fugge lasciando una traccia la quale provoca sul cane il risveglio dell’animo cacciatore (prime minzioni sul percorso)&lt;br /&gt;Ore 7,00: atto grande del Sig. Peppe su zona di preferenza e tentativo di fare colazione con il resto delle olive cadute dagli alberi.&lt;br /&gt;Ore 7,05: Seconda passata di saluti ai familiari e grandi aspettative per la colazione canina:&lt;br /&gt;mattinata: tempo libero affacciato alla finestra su due zampe(giuro!), relax, gioco con i presenti a casa e furto di indumenti intimi sporchi dal cesto della biancheria.&lt;br /&gt;Nel caso si trattasse di domenica mattina: passeggiata con extra trail sulla spiaggia, dove Sig. Peppe si lancia in corse forsennate e produce quintali di sterco che una mucca maremmana impallidirebbe. Momenti di empatia con cani e gente che cammina. Allenamento con lancio del bastone e riporto in puro stile filmetto americano di Walt Disney.&lt;br /&gt;Ore 13,00: Sig. Peppe saluta calorosamente i familiari arrivati per il pranzo e si affaccia di nuovo al balcone del soggiorno, per dissuadere venditori ambulanti di colore che suonano alla porta.&lt;br /&gt;Ore 13,05: Elemosina intorno al tavolo con sguardo rubato ai bambini di “we are the world”, frequenti posizionamenti del muso questuante sulle cosce e occhio da mendicante.&lt;br /&gt;Ore13,30: seconda passata nell’oliveto, previa richiesta del servizio tramite l’appoggio della zampa sulla coscia del padrone&lt;br /&gt;Ore14,30: riposo e meditazione&lt;br /&gt;Ore18,30: Sig. Peppe saluta i presenti ed i convenuti e subito richiede con vigore l’accompagnamento al fine di svuotare le viscere.&lt;br /&gt;Ore 19,00: Grattata sotto il muso o gioco con lotta e finti morsi, simpatico effetto trottola, girando su se stesso. Piccoli ruggiti di piacere&lt;br /&gt;Ore 20,30: altra elemosina intorno al tavolo&lt;br /&gt;Ore 22,00: Uscita notturna e svuotamento soporifero.&lt;br /&gt;Ore 23,30: eventuale ultima uscita veloce, su richiesta esplicita del Sig. Peppe, per pisciatina di sicurezza.&lt;br /&gt;Ore 24,00: grattatina  e saluti sulla brandina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo programma è molto simile ad un orario di un qualsiasi ospizio, tranne i bisogni, che gli anziani purtroppo, sono costretti a farsi addosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-3492442702763033780?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/3492442702763033780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2012/01/fenomenologia-del-sig-peppe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3492442702763033780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3492442702763033780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2012/01/fenomenologia-del-sig-peppe.html' title='Fenomenologia del Sig. Peppe'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-LrNBjiBBgmM/Tx8lNLEvM8I/AAAAAAAAAds/pPY_FkbUg0Y/s72-c/131.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2948324438054601519</id><published>2011-02-19T13:56:00.001-08:00</published><updated>2011-02-19T14:09:03.038-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guardare trichechi'/><title type='text'>Passare il sabato con i trichechi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-64AzY4tipB8/TWA_ZzIiwlI/AAAAAAAAAck/zgo20DkdfKk/s1600/Natale%2Bnucleare.JPG"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 267px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5575526051139994194" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-64AzY4tipB8/TWA_ZzIiwlI/AAAAAAAAAck/zgo20DkdfKk/s400/Natale%2Bnucleare.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho passato il sabato sera a guardare i trichechi. Penso sia giunto il momento di eliminare le cose superflue. Ma quali sono le cose superflue? Alcune persone che non mi hanno lasciato nulla da ricordare, alcuni oggetti inservibili, messi da parte, per anni, con l'idea che sarebbero serviti a qualcosa, alcuni giorni da dimenticare. Nessuno si mette più a guardare i trichechi. Servirebbe a concentrarsi sulle cose da fare, su cosa dire. Ma a chi lo dico che guardare i trichechi è utile?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2948324438054601519?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2948324438054601519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2011/02/passare-il-sabato-con-i-trichechi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2948324438054601519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2948324438054601519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2011/02/passare-il-sabato-con-i-trichechi.html' title='Passare il sabato con i trichechi'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-64AzY4tipB8/TWA_ZzIiwlI/AAAAAAAAAck/zgo20DkdfKk/s72-c/Natale%2Bnucleare.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4468203179023140221</id><published>2010-02-13T13:46:00.000-08:00</published><updated>2010-02-14T00:54:13.905-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vecchia Ortona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Messa di natale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lu chioppe'/><title type='text'>La messa di Natale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/S3e6BKY6CFI/AAAAAAAAAb0/D6Ge55t1ybs/s1600-h/257+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 587px; height: 295px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/S3e6BKY6CFI/AAAAAAAAAb0/D6Ge55t1ybs/s400/257+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438019604204619858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Don Francesco era parroco di S. D., una piccola frazione dell’entroterra ortonese. Originario della Tuscia, aveva portato dal suo paese, una vecchia 126 color cacca di piccione che tentava invano di parcheggiare nelle vie limitrofe alla sua chiesetta, vie tutte intitolate, stranamente, a quanti lo avevano preceduto alla guida della parrocchia. Questa cosa lo preoccupava molto ed al tempo stesso gli procurava un po’ di invidia. Si vociferava, infatti, che si aggirasse di notte, nel suo catorcio, alla ricerca di una strada vergine od uno slargo che avrebbe potuto avere il suo nome, per quando lui non sarebbe stato più. Per questo molti lo avevano soprannominato “il piazzetta”. Statura bassa tarchiata, guance rubizze, scrima leccata ed appiccicata verso sinistra, una pancia che si allungava rotonda, contenuta da una vecchia cinta., colletto bianco che gli procurava un clamoroso triplo mento, quasi fosse un cappone in amore. Ma Don Francesco aveva una caratteristica saliente: era ingordo. Spesso lo si vedeva in gran fretta andare dalla perpetua verso mezzogiorno, pranzare velocemente, impastando frasi poco chiare riguardanti impellenti doveri ( in verità spazzolava sempre tutto) ed uscire prima che fosse l’una, per andare a scroccare un altro pasto completo ed abbondante da un suo parrocchiano, armatore di un piccolo peschereccio, con la scusa di benedirgli qualche cosa. Il parroco della frazione vicina, Don Igino, sibilava malignamente sulla porta della chiesa, quando lo vedeva passare: “ il battello è piccolino, ma che stiva capiente!”. Don Francesco, in ogni caso, aveva già fatto selezione di chi poteva essergli utile e di chi, invece, inquadrata la sua vera natura, avrebbe potuto dargli dei fastidi. Di solito, simili individui, avevano la stessa indole di quel prete. Attaccata alla canonica, c’era la piccola abitazione del Piazzetta: due stanze al piano terra, tenute pulite dalla perpetua ed un piccolo scantinato, dove Don Francesco, teneva i suoi tesori: prosciutti, formaggi, regali di vecchiette devote e soprattutto una riserva di vino da far invidia ad un Ricasoli. Trebbiano, Montepulciano, Pecorino, tutti vini abruzzesi, talmente raffinati e conservati bene al punto che lui li divideva tra la tavola e la funzione religiosa: egli sosteneva infatti che un vino cattivo avrebbe potuto invalidare la Messa. Con questa scusa, nelle varie celebrazioni della giornata, si scroccava un quartino alla volta, riempiendo la coppa dell’Eucarestia fino all’orlo. Ma, coerentemente con la sua figura di prelato, non era tenero con gli uomini dediti agli eccessi e specialmente con uno: Giuvannine Cendechioppe, un raggrinzito e maturo manovale, esperto soprattutto in lavori di “gomito”. Don Francesco era solito scagliarsi proprio contro Giuvannine nei sermoni della domenica, quando parlava di sobrietà e di vizio. Dopo aver preparato proprio uno di questi sermoni, si ritrovò, la sera di Natale, verso le dieci e mezzo, a scendere in cantina per prender il vino necessario alla celebrazione di quella Santa ricorrenza. Il Piazzetta, accesa la luce, ebbe una terribile sorpresa: la cantina era vuota come una zucca secca! Spariti prosciutti, formaggi ma soprattutto il vino! Barcollò come un pugile sotto i pugni dell’avversario…come avrebbe fatto adesso? I sospetti caddero subito su Giuvannine che proprio in quel momento passava per la strada vicina rivestito di tutto punto per la Messa. Don Francesco concluse immediatamente che quel furfante, per pagarsi il vestito buono, aveva barattato i tesori del suo scantinato con qualche pannazzaro del mercato al giovedì. Pensò immediatamente di vendicarsi. Ma il pretino non era uomo dai gesti eclatanti, era subdolo e non era capace di fare scenate, ma poteva essere mellifluo e suadente anche con il peggiore dei nemici. Ci voleva una scusa per attirare Giuvannine nella trappola. Decise di chiamarlo. Gli chiese: “Giovannino caro, vedo che sei vestito di tutto punto per questo Santo giorno, ma hai l’animo pulito?” “Frechete Don France’! ” gli rispose Giuvannine. “Giovannino” disse il parroco “ Io penso di poterti dare una indulgenza speciale per Natale, se compirai una buona azione, cenando con me in sagrestia prima della Messa. Sono molto solo e vorrei condividere con te questa ricorrenza. Dimentichiamo tutto il male che ti ho detto. In fondo sei un buon uomo.” Il povero Giuvannine che era sbevazzone ed anche un po’ fesso, cadde nella trappola. “Scine Don Francè! Lu vine li’ puorte ije!”. Detto questo corse a casa a prendere una bottiglia di Montepulciano, dalla sua, in verità, non molto fornita riserva. Un’oretta prima della messa eccoli, in sacrestia, Don Francesco e Giuvannine, imbandire la tavola su di un panchetto attrezzato all’uopo. Fu quando Giuvannine si mise di spalle per stappare la bottiglia di vino che il Piazzetta gli assestò un colpo sulla testa con un vecchio candelabro. Giuvannine cadde come un sacco di patate. Fatto questo, il parroco, lo spoglio, avendo cura di ripiegare per bene il vestito nuovo della vittima e ficcò con forza il corpo inerte del beone, in mutande, dentro un ripostiglio pieno di statue di gesso e vecchi paramenti. Eccolo Don Francesco, sull’altare durante la celebrazione dell’Eucarestia, nella messa del Santo Natale. La chiesa era piena di fedeli e di parenti ritornati al paese per le festività. Don Francesco celebrava con solennità. Stava lì con il calice in mano pronto per la formula del messale: “ Prendete e bevetene tutti…” Quando, fu interrotto da una voce che sembrava provenire dall’aldilà: “ Che ‘dda fè tu?” . Il parroco barcollò tra il brusìo generale. Poi si ricompose e tentò di continuare: “ Questo è il mio…” Ad un lato dell’altare era comparso Giuvannine, in mutande, con la stola sulle spalle ed una mitra presa dalla mano di chi sa quale statua di Santo. “Quessè iè lu vine mè!” . Nel boato di stupore di indignazione e di risate dei più maliziosi, Don Francesco svenne. La messa andò a monte e molti fecero in tempo ad andare nell’altra parrocchia, da Don Igino, per seguire la celebrazione. Il Piazzetta passò la notte delirando, con un febbrone da cavallo. La settimana dopo, dopo una sonora lavata di capo presso la curia vescovile, venne trasferito in un’altra parrocchia, questa volta vicino il suo paese. Il fattaccio fu argomento di conversazione nel bar per qualche tempo, poi fu dimenticato. Pochi, però, avevano notato quella famosa sera di Natale, all’entrata della chiesa, un uomo, mai visto prima, scuro, sopracciglia foltissime e barba puntuta, che uscì sogghignando, nella notte, lasciando dietro di sé una penetrante scia sulfurea. E’ inutile dire che, a Don Francesco, nessuno del paese aveva rubato nulla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4468203179023140221?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4468203179023140221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2010/02/la-messa-di-natale.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4468203179023140221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4468203179023140221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2010/02/la-messa-di-natale.html' title='La messa di Natale'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/S3e6BKY6CFI/AAAAAAAAAb0/D6Ge55t1ybs/s72-c/257+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1887198065122600381</id><published>2010-01-16T13:21:00.000-08:00</published><updated>2010-01-16T13:27:54.117-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Goliardia aquilana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila 1987'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='via XX Settembre'/><title type='text'>I poemi dell'hashish 1987</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/S1IueLo0ZAI/AAAAAAAAAbE/5rjwTggrwcQ/s1600-h/DSC00811+-+Copia.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 187px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/S1IueLo0ZAI/AAAAAAAAAbE/5rjwTggrwcQ/s400/DSC00811+-+Copia.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5427451596989817858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:180%;" &gt;Q&lt;/span&gt;ualche scapigliato nordeuropeo, di quelli ricchi che, non avendo un kazzo da fare, ha dedicato la sua vita gli abusi e alle lettere, ha sublimato il consumo delle droghe attraverso il resoconto di esperienze sotto l`effetto delle stesse. Nonostante l`effetto talvolta, innegabilmente piacevole del consumo di cannabis e suoi derivati e per mia fortuna non conoscendo gli effetti degli oppiacei, della coca e delle droghe di sintesi, devo dire che questi kazzoni, hanno idealizzato ai giovani un mondo, che tutto sommato avrebbe potuto essere sostituito, da banchetti di alta qualita` e da un forte consumo di gnocca. La topa non ha controindicazione ed e` linguaggio universalmente riconosciuto, anche se I pericoli del culo, ultimamente, fuorviano il giovane, intimidito da femmine sempre piu` aggressive. Cosi` per essere normali, anche noi all`epoca, abbiamo dato valenza artistica a pratiche altrimenti da curva sud laziale. La lettura di Baudelaire, Mallarme`, Verlaine e Benjamin, ci spinge a tentare una strada pecoreccia,  tipo acid test americani. Ci riuniamo quindi nella mia stanzetta di via XX settembre, per consumare smodatamente dell`hashish, tenendo a secco un nostro amico ,tale Roberto, il quale viene costretto a registrare i nostri discorsi e le nostre sensazioni, sotto l`effetto della cannabis. Io, Gianni, Caco`, Berardo, uno dei fratelli C., Remo ci ammucchiamo per terra, mentre il F. tiene il taccuino. L`esperimento presenta notevoli spunti, tanto che alcune frasi storiche vengono coniate e lasciate ai posteri da questa importante seduta. Nostro nume tutelare e` il compianto Chuck Schuldiner, leader dei Death, autore di una intervista su di una nota fanzine svedese o norvegese. Il motto coniato dallo Schuldiner e` contenuto nella risposta alla domanda che l`intervistatore, l`altro compianto Hyeronimous leader dei Mayhem gli pone. «What about your next projects?» chiede H. e Chuck lapidariamente risponde: « To find a long blond-haired woman who suck my cock and let me shoot my cum into her mouth and all over her face!». Forti di questi principi, affrontiamo la serata pieni di iniziativa, ma la qualità del fumo ed i percorsi linguistici, ci fanno prendere una piega diversa. C., in crisi con la sua ragazza, a causa nostra e delle nostre notti brave, incomincia ad avere manie di gerontofilia, monopolizzando il suo pensiero sulla mia governante ottantaquattrenne che dorme nell`altra ala dell`edificio. Intuiamo subito il pericolo, senza un`azione di forza, già mi vedo cacciato da casa con l`accusa di stupro di anziana. C. di colpo, imbocca la via delle scale per andare verso la camera della vecchia, urlando a gran voce le sue intenzioni sessuali. Lo raggiungiamo a pochi metri dalla stanza e lo solleviamo tappandogli la bocca, trovando l`uscita e la mia salvezza. Giunti in piazza, la sua follia bulbicida non si ferma. Aizzato dagli altri e dalla mia nota insensibilità al dolore, sotto l`effetto di alcol e fumo, inizia a fare apprezzamenti negativi sul modo nel quale mi rado di sovente. Il dissenso monta, si amplifica, si trasforma in disapprovazione. Vengo afferrato da quattro energumeni. Sotto gli occhi di gruppi universitari, in una sera non eccessivamente tarda, al centra della piazza del capoluogo regionale, il C. , mi rade a secco in maniera approssimativa e criminosa, urlando frasi sconnesse circa la missione igienica dei barbieri. Il mio dimenarmi fa sì che la rasatura non sia ne regolare ne precisa. In poche parole, la mattina dopo mi presento all`università, senza la barba da un lato, con un baffetto alla Hitler e con numerose ferite di arma da taglio sul volto, suscitando forte ilarità tra i convenuti presso l`aula di disegno all`ultimo piano. Della serata esiste un testo ed un cartellone scritto che gelosamente conservo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1887198065122600381?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1887198065122600381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2010/01/i-poemi-dellhashish-1987.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1887198065122600381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amico fedele'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bracco Italiano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='il mio cane'/><title type='text'>A caccia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SyfpaaAkh4I/AAAAAAAAAak/JkAfiYuZK0k/s1600-h/078.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 160px; height: 120px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SyfpaaAkh4I/AAAAAAAAAak/JkAfiYuZK0k/s400/078.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415553716803897218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Anche &lt;span style="color: rgb(0, 0, 153); font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Blu&lt;/span&gt;, adesso, è andato a caccia,&lt;br /&gt;finalmente.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' 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width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-1195606b384cf8c6" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v12.nonxt2.googlevideo.com/videoplayback?id%3D1195606b384cf8c6%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1330061252%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D775AC9E321E89F019013C21992096E846C808625.7F71FC1A1705AF682D3C0CD435896BCDA8226CA6%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D1195606b384cf8c6%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Db9fI6bKYgLgDxyzWKrLSvAzKrOM&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" 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title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/10/stupirsi-ancora.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3952666051909650464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3952666051909650464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/10/stupirsi-ancora.html' title='Stupirsi ancora'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' 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Siamo tre. B., io e R. La nostra natura malvagia ci consiglia di terrorizzare una festa nella palestra della parrocchia del Torrione. C`e` un ghigno mefistofelico, quando l`ingenuo compagno di B., un neocatecumenale invasato, ci convince alla partecipazione, sperando in eventuali conversioni che potrebbero avvenire, nel nostro caso, solo ricevendo un crocifisso a grandezza naturale, di taglio sul cranio. Questo speranzoso neocat e` già passato sotto le forche caudine del sottoscritto, durante una notte di novembre dell`anno prima. Con la scusa del soprannome Droga, sono stato avvicinato dall`incauto il quale, nell`ordine della sua convinzione evangelica, ha tentato di redimermi dall`utilizzo di sostanze moralmente e legalmente proibite. Grazie ad un piano architettato a dovere ho preparato, prima di incontrare il pio fanciullo, degli incarti di stagnola, pieni di dado vegetale, creando delle piccole dosi, buone soltanto per la cena di un orfanotrofio. Nel mezzo dell`incontro con il devoto giovine, spronato dal consigliere fraudolento B., tento invece di convertire il tapino alla droga. L`uomo inizia a fuggire. Iniziamo l`inseguimento urlando frasi del tipo: “dai che ti piace” oppure “ Dai che  e` buono!”. L`uomo scappa in macchina. Prendiamo la panda di B. in cinque ed iniziamo un inseguimento tipo “Duel“. Affianchiamo la macchina del fesso , brandendo dosi in carta stagnola. Lui e` terrorizzato. Ci urla di farci da parte. Gli tagliamo la strada vicino alla caserma Pasquali, circondiamo la sua macchina, lui tenta di chiudersi dentro. E` bianco, madido di sudore. Intuisce la fine quando lo stendiamo sul cofano. Estraggo la mia dose, gliela metto in tasca, consigliando di farci un brodo ben caldo.Così inquadrato, il soggetto capisce che in fondo siamo buoni, o sembriamo esserlo fino a quando ci fa comodo. B. e R. per la festa si vestono da pirati. Io invece faccio una delle cose più ovvie, ma che ovvie non sono: mi vesto da Babbo Natale. Prima di andare alla festa , riusciamo ad ubriacarci, dato che in Parrocchia intuiamo al massimo la presenza di cedrata o coca, il che ci potrebbe provocare solo una overdose di rutti. Inizia la festa con i rinfreschini del cazzo: le patatine, le aranciate al gusto di sapone, le racchie che da ubriaco ti sembrano scopabili, salvo pentirti il giorno dopo, quando sei sobrio. La “racchia da parrocchia” e` un tipo umano temibile. Ne esistono di vari tipi: la racchia che non ha alcun concetto di contatto con l’altro sesso, una di quelle cioè, che non ballavano neanche il tempo delle mele. E` quella che immagina il matrimonio, vergine. E` un tipo di racchia che si e` fatta tutti i meeting di Woytila sotto al sole, e` pericolosa percè  non  sfogandosi con il cazzo, sa essere molto vendicativa con gli uomini, trovando in questa attività una sorta di intima ed umida lubrificazione.  La racchia che ha anche troppa conoscenza del cazzo. E` quella che te lo strappa. Sa fare i pompini in sagrestia, dopo il catechismo, lavandosi le mani nell`acquasantiera. Difficilmente molla un adolescente se questi, tacitamente acconsente alle sua maratone del petting. Ha iniziato facendo le seghe a mani a parte, chiudendole con il tempo. Da tutti e due i tipi di racchia e` necessario stare alla larga. Esse sono deleterie, perchè impediscono la ricerca e l`approccio delle ragazze carine, anche alle feste parrocchiali. Se poi becchi la carina vizzoca, e` meglio lasciar perdere anche questa. Per lasciar perdere tutti i tipi femminili a queste feste, e` necessario presbronzarsi al bar più vicino, magari con del Montenegro, tra vecchi che giocano a carte o che fanno la schedina. Entriamo così nel salone del party dove già c’e` aria pallemosce. Ma noi abbiamo il carico alcolico e subito alcuni “Porcoddio” riscaldano l`ambiente, riuscendo a coinvolgere alcuni giovani potenzialmente “depravati” ma tenuti a freno dalla mancanza di catalizzatori e da qualche capo scout  che sorveglia la zona. R. ha portato una bottiglia di Stravecchio, che subito fa il giro in questa ciurma di dormienti, all`insaputa delle racchie di parrocchia, che controllano l`eventuale presenza di alcolici sui banconi del rinfresco. Qualche alcolico ci sarebbe, ma si tratta di fragolino, un simil-vino, difficile da smacchiare dalla camicie a ottimo per capire se il tuo fegato e` ancora presente all`interno del tuo organismo.. Iniziano i giochi. Il sottoscritto si sottopone, in preda a risa incontrollabili, ai più turpi esercizi di abilità. Corsa con l`uovo. Inutile portare un uovo sul cucchiaio quando si e` ubriachi.Tra garette che farebbero perdere la dignità anche a Bricolo, arriviamo al culmine della serata. La scena delle scene. Il mio abito e` comprensivo  di un paio di anfibi, non proprio natalizi, tipo skinhead che fa visita con gli amici ad un campo nomadi, il vestito di Santa Claus, ed una barba bianca sintetica, dalla quale spunta solo il mio naso, tanto che, nella festa vengo ribattezzato “Babbo Nasale”. E`la famigerata corsa della carriola. Un compagno ti porta per i piedi e tu, usando le mani a mo’ di piedi, devi correre al traguardo , cercando di tenerti sollevato con le braccia. R si e` portato un vecchio sigaro avana fregato allo zio e lo fuma a completamento del travestimento da pirata. Inizia la corsa R. tenendo per le gambe B. Poi e` la volta che io tenga R. per le gambe. La variante della nostra staffetta, prevede invece dello scambio del testimone, quello del sigaro acceso in bocca. Una nube acre infastidisce i concorrenti , seminando defezioni ad ogni nostro passaggio. Siamo in testa alla gara. Nell’ultimo tratto della corsa, spetta a me fare da carriola. Mi porta B. Stiamo per vincere, ma B. mi spinge troppo, e non riesco a muovermi sufficientemente veloce con le mani. Negli ultimi metri a causa dell`ubriachezza e della fatica, perdo totalmente l`appoggio delle mani, Sbatto la faccia per terra. Sono protetto dalla barba, ma il sigaro accesso ci si accartoccia sopra. Rido in apnea affogato completamente nella folta chioma sintetica. R. e B. sono a terra piegati. Uno di loro scoreggia a ripetizione, per le risate. Accade l`imprevisto. Sono investito da un fumo denso e pungente. Il sigaro andando a finire sotto la barba, le ha appiccato il fuoco. Corro urlando, avvolto in questa fiammata da stuntman. Scappo verso i bagni seguito dai miei due amici e dalle urla di biasimo degli astanti. Usciamo dal retro. Tre individui escono nel gelo della nottata invernale aquilana. Due asciutti, uno fradicio: io. R. e B. mi hanno tenuto la testa cinque minuti sotto l`acqua.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8684683430301663752?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8684683430301663752/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/09/babbo-nasale-on-fire.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8684683430301663752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8684683430301663752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/09/babbo-nasale-on-fire.html' title='Babbo Nasale on fire'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SrZs1k2MZxI/AAAAAAAAAZs/dn2MX-GLnKY/s72-c/059+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1403579628833683817</id><published>2009-08-19T13:29:00.000-07:00</published><updated>2009-08-19T13:36:12.309-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubbish&apos; zine 1987'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Sabbath 1987'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eternal Idol'/><title type='text'>Roma città aperta (in due)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Soxh-6DhPiI/AAAAAAAAAZA/xcxBJRnmGmM/s1600-h/02-12-06_2216+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 576px; height: 168px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Soxh-6DhPiI/AAAAAAAAAZA/xcxBJRnmGmM/s400/02-12-06_2216+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5371776188909960738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A.R. Un uomo che doveva nascere a tutti i costi ed e` venuto al mondo per noi e per le nostre vite. Cosa potrebbe essere una gioventu` che mai piu` ritorna senza A. R.? In concomitanza con l`uscita di “Eternal Idol” dei Sabbath. arriva la data di Roma al Palaeur. Siamo molto curiosi perche` ci sono tantissime storie su questo album. Dopo la dipartita di Glenn Hughes dal gruppo, le session dell`album hanno visto la partecipazione di Ray Gillen alla voce. Ma le tracce sono state eliminate. Iommi e soci hanno scelto un altro cantante, tale Tony Martin, dotato di un bel timbro forte e d evocativo e l`album sembra aprire una nuova stagione per il gruppo. I biglietti sono in prevendita a Roma, ma pensiamo si possano trovare anche al botteghino, perche` i Black Sabbath sono, al momento, un gruppo storico di medio interesse. Formiamo, immediatamente, il quartetto ideale per un concerto: B. G., M. S., A.R. ed il sottoscritto. A. deve approfittare dell`occasione per andare in segreteria di facolta` alla Sapienza a Roma. Passiamo nel pomeriggio a prenderlo a casa. Manca la benzina, cioe` l`alccol. Di solito A. e` il cambusiere, ma questa volta e` a secco. Si ricorda, improvvisamente, che la nonna , la quale abita al piano di sotto, possiede una bottiglia di Chivas, di antica data, intonsa, di quelle che si regalano per Natale e  rimangono nella dispensa. La parte difficile e` appropriarsi della bottiglia, dato che la nonna di A. cerca in tutti i modi di sottrarre dalle grinfie del nipote il prezioso nettare. A. escogita uno dei piani piu` diabolici del perfetto alcoolista: chiama la nonna al telefono, imitando al voce della mamma, invitandola a salire di sopra, indi, mentre la nonna prende l`ascensore poiche` vecchia, lasciando la chiave nella toppa, io e A. scendiamo per le scale al piano di sotto, entriamo velocemente in casa della nonna, raggiungiamo la dispensa e non solo recuperiamo la preziosa bottiglia, ma anche una vecchia confezione natalizia di Amaretto di Saronno, buono come aperitivo per il Whisky. La fuga alla renault 5 di Marco Sette, decreta l`inizio delle libagioni e del viaggio. Iniziamo i primi problemi con la mania italiana del “tenere alla macchina” di M. S. M. ha creato un terribile alloggiamento per l`autoradio costituita da ritagli di formica che danno al mezzo l`aspetto del camion della porchetta. A. si mette davanti e poggia il suo piede sinistro sul mobile fai date di M. M. inizia a grugnire perche` A. per tutto il viaggio cerca di smantellare con il calcagno la mobilia dell`auto. La cosa piu` stupefacente e` pero l`abbigliamneto di A. Nella semioscurita` della serata invernale, il R. porta una paio di occhiali da sole tipo “Men in black”, un cappotto nero lungo ed un paio di mocassini neri con fibbia della prima comunione, dotati di un paio di tacchi rumorosi come gli zoccoli di un cavallo. Arriviamo alla Sapienza in preda al panico di M. La radio ha iniziato a cedere sotto il peso delle pedate di A. e M. continua ad insistere con le cassette dei “Blood Feast” e dei “Voivod”. Le bottiglie del cofanetto sono finite e inizia quella buona del whisky. A. la brandisce con noncuranza all`interno della facolta`, si dirge sicuro nell`oscurita` della sera con i suoi occhiali da sole sul naso. Entriamo negli uffici della segreteria nel terrore generale degli studenti. M. vestito da skinhead, io con la solita giacca condita dalla pezzona degli Slayer, B. con un ciuffo a banana nero che ricorda un Teddy boy ed A. Il nostro futuro avvocato si avvicina all`impiegata della segreteria appoggiando la bottiglia di Chivas sotto il suo naso,parlando con un accento impeccabile. Rischiamo di essere cacciati dalla sicurezza. Ripartiamo per il Palaeur. Decidiamo, una sorta di scorciatoia per il lungotevere, con lo stereo a palla ed un M. rassegnato a portare l`auto dal carrozziere, il giorno dopo. Anche la bottiglia di Chivas termina ed A. compie il gesto totale. Nel traffico del rientro serale, esce dal finestrino in corsa si appende ala macchina e tenta un improbabile lancio della bottiglia nel fiume. La cosa non avviene e la bottiglie coglie in pieno il lunotto anteriore di una fiat Uno parcheggiata , riducendolo in frantumi con un tonfo sordo. Arriviamo al Palaeur ed abbiamo l`amara sorpresa di vedere tutto deserto. Forse ci siamo sbagliati? Sara` il palatenda Pianeta? Rifacciamo tutta Roma al contrario ed arriviamo al Palatenda. Tutto deserto. Solo qualche troia nei paraggi. Possibile che i Black Sabbath siano scomparsi? Torniamo al Palaeur per vedere se ci sia qualche indicazione. Dopo una ennesima traversata di Roma, arriviamo di nuovo al Palaeur. Ci accorgiamo per caso davanti al cancello della presenza di un piccolo foglio  sulle inferriate che ci segnala lo spostamento dell`evento al cinema “le ginestre” di Casalpalocco Ostia. Tra le bestemmie generali tentiamo la strada per il mare con la speranza di trovare il benedetto locale. Arriviamo in una zona nella quale gia` si odono le vibrazioni di una musica ad alto volume. Troviamo un galleria tipo centro commerciale nella quale e` ubicato il cinema. Il concerto e` gia` a meta` ed il cinema ha le serrande abbassate. Fuori ci sono decine di persone arrabbiate, con il biglietto in mano. Scopriamo che il concerto e` stato spostato dal Palaeur al cinema perche` le prevendite sono state poche e quindi e` stato sufficente un locale più piccolo per esaudire le richieste. Gli organizzatori hanno fatto male i conti, con chi ha comprato in prevendita a Palermo ed e` arrivato in ritardo ad Ostia. Sono disperati e si rassegnano ad ascoltare il concerto fuori dal locale. Nel borbottio generale, all`improvviso, si ode un urlo di battaglia: “Sfasciamo tutto!”. E` B. ad incitare la folla ,appeso alla serrande del cinema. Tutti gli animi si riscaldano e tutti iniziano a distruggere la serrande per entrare. In pochi minuti la saracinesca è accartocciata  come una scatola delle sardine e sfondiamo le vetrate dell`ingresso. Ci aspettiamo da un momento all`altro la carica della polizia. C`e` un solo addetto alla sicurezza, che punta la sua pistola contro la folla. B. alla testa del gruppo dei rivoltosi, lo butta a terra raggiungendo l`interno del cinema. A. tenta di entrare ma viene trattenuto dal poliziotto il quale da terra lo tiene per un lembo del cappotto. Il cappotto cede ,strappandosi in modo irrimediabile, A. entra lo stesso. Dopo un attimo, il pistolero si riprende, iniziando a sparare all`esterno del cinema a scopo intimidatorio verso l`alto. C`e` solo un particolare , siamo in una galleria e le pallottole rimbalzando sul soffitto, ricadendo in tutte le direzioni. Molti sono presi dal panico. Ci buttiamo a terra. Si vede che il poliziotto si sta cagando addosso. Non c`e niente di peggio di uno sbirro che si caga addosso, con una pistola in mano. Riusciamo ad entrare dopo una decina di minuti giusto per vedere gli ultimi due pezzi. Il cinema e` strapieno. I Sabbath non concedono bis e la band lascia il palco tra la rabbia generale. Il cinema “le Ginestre” e` uno di quei cinema degli anni 70 di lusso, con le poltroncine confort di velluto ed il portacenere incorporato. Il cinema lentamente si svuota. Tutti se ne vanno in silenzio. Cerco i miei amici e nell`atmosfera  fumosa del locale, riesco ad inquadrare lo scenario di distruzione del cinema. Le poltrone non esitstono, non ci sono piu` lampioncini ne` arredi. Solo una fila di poltrone rimane ancora in piedi, e` la prima, ma ancora per poco: un uomo vi si sta accanendo sopra con veemenza: e` A. R. il quale oltre al danneggiamento del cappotto, ha perso anche un tacco del suo mocassino ed ora si vendica sulle comode poltroncine del cinema. Lo fa con sistematica ed ordinata violenza, nonostante la minaccia di qualche addetto alla sicurezza , il quale viene zittito dal pubblico, che incita A. a continuare nella sua opera demolitoria. Il cinema e` irrecuperabile. E` la punizione giusta per gli organizzatori, i quali, spero stiano ancora pagando le spese ancora oggi. Una sola scena mi rimane impressa nella mente e lo sarà per tutto la vita: un uomo in cappotto e mocassini che con metodica brutalita`, smembra lussuosi sedili.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1403579628833683817?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1403579628833683817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/08/roma-citta-aperta-in-due.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1403579628833683817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1403579628833683817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/08/roma-citta-aperta-in-due.html' title='Roma città aperta (in due)'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Soxh-6DhPiI/AAAAAAAAAZA/xcxBJRnmGmM/s72-c/02-12-06_2216+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4992701491115462333</id><published>2009-08-02T15:18:00.000-07:00</published><updated>2009-08-02T15:27:06.636-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ortona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lido saraceni'/><title type='text'>Learning to crawl</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SnYRCHXwr7I/AAAAAAAAAY4/YXpL8UyAqgk/s1600-h/DSC00096.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 627px; height: 234px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SnYRCHXwr7I/AAAAAAAAAY4/YXpL8UyAqgk/s400/DSC00096.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5365494734094643122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A sera, durante l'estate, mio padre talvolta, arrivava in spiaggia. Non sapevo nuotare. Mi caricava sulle spalle e iniziava  a nuotare. Non avevo paura. Mi appariva enorme, tranquillo, uno di quei grossi capodogli dei racconti di mare, oppure il tonno che salva Pinocchio e Geppetto dalle fauci del pescecane. Oggi sono andato a nuotare "all'acqua alta" con mia figlia maggiore. Ha imparato da qualche giorno. Fa ancora poche bracciate, ma ormai ha vinto la paura del profondo e si tuffa allegra. Quando è stanca mi si attacca al collo ed ora posso capire la sensazione di mio padre quando sentiva il mio corpo di bambino sulle spalle. Molte persone cercano disperate la formula della felicità fino a morire insoddisfatte. A me basta poco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4992701491115462333?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4992701491115462333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/08/learning-to-crawl.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4992701491115462333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4992701491115462333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/08/learning-to-crawl.html' title='Learning to crawl'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SnYRCHXwr7I/AAAAAAAAAY4/YXpL8UyAqgk/s72-c/DSC00096.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4305753784646318287</id><published>2009-07-04T12:41:00.001-07:00</published><updated>2009-07-04T12:48:03.520-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='shampoo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubbish &apos;zine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pezzi di nero'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila 1988'/><title type='text'>Uno shampuuuu alla Gaber</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sk-wl-iy7eI/AAAAAAAAAYI/rdRKHg7uukM/s1600-h/260+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 592px; height: 382px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sk-wl-iy7eI/AAAAAAAAAYI/rdRKHg7uukM/s400/260+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5354692648457399778" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ogni tanto arriva Stefano V. a prendermi per una passeggiata. Stefano e` un rollatore di eccezione, procuratore di ottimi fumi di ogni specie e qualità. Stavolta ha portato due pezzoni di nero, di quello pesante. Ci sarebbe da farsi le canne per otto affamati, ma siamo egoisti e ce lo rolliamo in due carciofoni da respirazione artificiale. Stefano ama molto i Marillion e l`occasione e ` buona per mettere su una cassetta con “Fugazi”. Adesso gira un pezzo “Jigsaw”, mentre i carciofi prendono una inesorabile via al nostro cervello. L`aria si fa densa, di colpo e` notte, iniziamo a perdere cognizione e sensibilità sulle nostre gravità. Ci troviamo nello stanzone a due metri dalla governante che non si accorge di un cazzo. Dalla finestra si affaccia il testone molle della centenaria tartaruga del giardino. Sembra partecipare allo sconvolgimento, ha delle movenze da strafattona. Decidiamo di uscire in quelle condizioni. La governante ci blocca. La vecchietta arzilla, per qualche bicchiere pomeridiano, vuole intrattenerci sui problemi della spesa quotidiana al mercato. Vedo Stefano visibilmente barcollante appoggiarsi al tavolo di marmo della cucina. Mi rendo conto di avere lo sguardo di un bue sul bancone del macellaio, ma la vecchia non se ne accorge. La vecchia parla ,parla, ci straccia i coglioni, ormai il fumo ci e` arrivato su per il culo. E` una martellata inesorabile sulle tempie. Tra poco, se la vecchia non smette, gli vomito la pasta e fagioli della mensa, in formato predigerito, addosso. La vecchia ci saluta prendendo la via delle scale ed e` in quel moneto che Stefano crolla a terra come un vecchio sacco di patate. Rido, rido da schiattare. Prendo un secchio di acqua e lo rovescio in faccia Stefano. Si riprende, anche se non sembra accorgersi di essere bagnato dal collo in su. In preda alla fame chimica, ci scrocchiamo l'intera torta con le mele, che la mamma mi ha fatto riportare da Ortona. Subito dopo, Stefano decide di farsi un shampoo. Mi esorta ad andarlo a comprare insieme. Andiamo all`Upim. Camminiamo affiancati con un passo di quelli che vediamo fare ai tossici più strafatti, quando li incrociamo con disprezzo, adesso gli strafattoni siamo noi. Entriamo nel supermercato. Sembriamo Reeves e Hurt, quando devono ammazzare Joe La Pizza in "Ti amerò fino ad ammazzarti".Ci vogliono due ore per individuare uno scaffale con qualcosa sopra che assomigli a bottigliette di shampoo. Stefano ne prende una. La guarda, mi guarda, lo riguardo, lui riguarda la bottiglia. Andiamo avanti con questa sequenza per decine di minuti ,fermi, immobili, lui con la bottiglietta in mano e noi due giù a guardarci, fino a quando applichiamo una variante, guardandoci indietro. Scopriamo che l`intero reparto, commesse e clienti, sono dietro di noi che ci guardano mentre ci guardiamo, quasi fossero ad una partita di tennis. Saranno quasi venti persone. Senza il minimo imbarazzo Stefano si mette in tasca lo shampoo e usciamo tra il silenzio ebete degli astanti, ovviamente senza pagare. E` necessario un flacone di collirio, per andare a mangiare dai nonni senza farmi accorgere di nulla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4305753784646318287?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4305753784646318287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/07/uno-shampuuuu-alla-gaber.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4305753784646318287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4305753784646318287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/07/uno-shampuuuu-alla-gaber.html' title='Uno shampuuuu alla Gaber'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sk-wl-iy7eI/AAAAAAAAAYI/rdRKHg7uukM/s72-c/260+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2723889720619544040</id><published>2009-06-28T12:50:00.000-07:00</published><updated>2009-06-28T14:40:38.516-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='patrizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='moglie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='invecchiare insieme'/><title type='text'>Per Franco Zaio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkfLmPlZvzI/AAAAAAAAAXw/SKDmNvIGopM/s1600-h/img041+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 506px; height: 452px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkfLmPlZvzI/AAAAAAAAAXw/SKDmNvIGopM/s400/img041+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352470540031999794" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sto invecchiando insieme a mia moglie. Non è quella vecchiaia che vediamo così lontana , dove canuti individui piegati sulle loro schiene, stanno seduti al sole delle panchine nei parchi. La osservo ogni giorno cambiare. Nel volto, nei fianchi, nelle pieghe delle pelle. Poi osservo me stesso e noto anche i miei cambiamenti. Alla fine penso che il nostro tempo sia unico.  Il suo invecchiamento è il mio. Non potrei mai sopportare una persona senza la mia storia sul suo corpo. Così penso ai brani che le potrei dedicare . Non riesco a fissarne alcuno. Ci siamo incontrati mentre suonavo, la mia musica è la sua (non sempre). Se dovessi perderla, non riuscirei più a sentire nessuna canzone.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2723889720619544040?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2723889720619544040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/per-franco-zaio.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2723889720619544040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2723889720619544040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/per-franco-zaio.html' title='Per Franco Zaio'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkfLmPlZvzI/AAAAAAAAAXw/SKDmNvIGopM/s72-c/img041+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-6529456279138275470</id><published>2009-06-27T13:46:00.000-07:00</published><updated>2009-06-27T14:01:52.945-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='blog'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ignoranza'/><title type='text'>I trogloditi del nuovo millennio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkaIe_aNHHI/AAAAAAAAAXo/kL4OXWamjg0/s1600-h/img253+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 544px; height: 310px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkaIe_aNHHI/AAAAAAAAAXo/kL4OXWamjg0/s400/img253+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352115273175211122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Spett.le popolo del web,&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ho voluto aggiungere al mio elenco dei blog che seguo, le principali testate giornalistiche europee e mondiali, perchè ho capito che pochi di noi si rendono conto della considerazione di cui godiamo all'estero. Noi non siamo il centro del mondo e abbiamo l'errata convinzione che il globo ragioni con i nostri pattern culturali. Se leggessimo più stampa estera, riusciremmo a capire i nostri problemi.  Vi prego ogni tanto di dare uno sguardo. Mai la scienza e la tecnologia furono al servizio di una cosa pericolosa e nociva massa di ignoranti. Questo è un cocktail micidiale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-6529456279138275470?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/6529456279138275470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/i-trogloditi-del-nuovo-millennio.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6529456279138275470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6529456279138275470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/i-trogloditi-del-nuovo-millennio.html' title='I trogloditi del nuovo millennio'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkaIe_aNHHI/AAAAAAAAAXo/kL4OXWamjg0/s72-c/img253+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4856225128781642424</id><published>2009-06-24T04:01:00.000-07:00</published><updated>2009-06-24T04:11:52.034-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maurizio Di Tollo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scappare da Ortona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Un notturno per Faber'/><title type='text'>Un onore aver suonato con Maurizio Di Tollo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkIJdpmqcUI/AAAAAAAAAXg/9pvfqujCV64/s1600-h/img197+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 474px; height: 241px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkIJdpmqcUI/AAAAAAAAAXg/9pvfqujCV64/s400/img197+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350849712258445634" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogTimeStamp"&gt;                 Questo è il concorso vinto da un ortonese, musicista di talento, trapiantato a Genova. Maurizio ha dovuto andare via da Ortona, per veder riconosciute le sue capacità. La città dei mediocri non ammette le eccellenze. Maurizio ha vinto grazie ad un suo componimento : " Notturno delle parole scomposte".( ha scritto moltissime canzoni).&lt;br /&gt;Vi chiedo di visitare il suo Myspace. Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gennaio 13, 2009 - martedì     &lt;/div&gt;                  &lt;table class="blog" id="blog" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="100%"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td width="0"&gt;&lt;img alt="" src="http://x.myspace.com/images/spacer.gif" border="0" width="0" height="1" /&gt;&lt;/td&gt;          &lt;td&gt;       &lt;!--- blog subject ---&gt;       &lt;div class="blogSubject"&gt;         &lt;label id="pBlogSubject_462620965"&gt;CONCORSO: UN NOTTURNO PER FABER&lt;/label&gt;                                                                     &lt;/div&gt;                         &lt;!--- blog body ---&gt;       &lt;div id="pBlogBody_462620965" class="blogContent"&gt;           &lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;21 Giugno 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;b&gt;"CI VORREBBE UN POETA"&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);font-size:130%;" &gt;&lt;b&gt;PREMIAZIONE CONCORSO&lt;br /&gt;"NOTTURNO PER FABER"&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;  &lt;div class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;span style=""&gt;L’evento di premiazione al Concorso &lt;b&gt;“Notturno per Faber”&lt;/b&gt; si terrà in data &lt;b&gt;21 giugno&lt;/b&gt;, in collaborazione con la &lt;i&gt;Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale&lt;/i&gt;, la &lt;i&gt;Fondazione De Andrè&lt;/i&gt;, il &lt;i&gt;15° Festival Internazionale della Poesia&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Myspace Italia&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt;La &lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;b&gt;premiazione&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; del Concorso avverrà intorno alle 21,&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; all'interno  di una grande festa in musica nell'ultimo giorno di apertura della mostra, con gli interpreti della canzone d'autore genovese, amici e musicisti, tra nuove sonorità e tradizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&amp;amp;friendID=401338701&amp;amp;albumID=0&amp;amp;imageID=22634859"&gt;&lt;img src="http://c1.ac-images.myspacecdn.com/images02/68/l_5c97bb3749c34333968ae049a7f6cc58.jpg" title="Concorso Notturno per Faber" border="0" width="325" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;PROGRAMMA SERATA "CI VORREBBE UN POETA"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style=""&gt;ore    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;19-20.30&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Squadra di trallallero dirette da  Laura Parodi    dialogo con Bobby Soul&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;20.30 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Antonella    Serà &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;+ &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Armando    Corsi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;20.45 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Roberta    Alloisio &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;+    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Esmeralda    Sciascia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;21.00 Mannerini (stacco poetico)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Presentazione del libro di Mannerini  con Dori Ghezzi    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;Myspace presenta Concorso &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;"Notturno per Faber"&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;   &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Dori Ghezzi e Barbarani premiazione concorso    video&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Esibizione Band Musicali&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;Premiazione Concorso fotografico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;21.30 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Mario    Brai Marenostrum&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;        &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;22.10 Viittorio de Scalzi (genovese + sue + de andré) + Edmondo Romano + Marco Fadda + Pino    PareIlo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;22.50 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Flavia    Ferretti &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;+    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Claudia    Pastorino&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;   &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;23.10 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Max    Manfredi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;23.40 &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;Gian    Piero Alloisio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;          &lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;a cura di&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;   &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;   &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Guido    Festinese&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Giovanna Rosi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Antonio Vivaldi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;Claudio Pozzani&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;    &lt;div&gt; &lt;/div&gt;   &lt;div&gt; &lt;/div&gt;   &lt;div&gt; &lt;/div&gt;   &lt;div&gt; &lt;/div&gt;   &lt;div&gt; Parteciperanno alla Premiazione &lt;b&gt;Dori Ghezzi&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Guido Harari&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Mario Luzzatto Fegiz&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;PREMIATI CONCORSO "NOTTURNO PER FABER"&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;SEZIONE MUSICA&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;1° Posto Ex aequo:&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Busciuba&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; "Enosim"&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/busciuba"&gt;http://www.myspace.com/busciuba&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Fouve (010 in trio)&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; "Notturno delle parole scomposte"&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/fouve010intrio"&gt;http://www.myspace.com/fouve010intrio&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;2° Posto:&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Aralco&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; "Sul diafano inganno di un vetro"&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/aralcomusica"&gt;http://www.myspace.com/aralcomusica&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;3° Posto:&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b&gt;Mu&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; "Notturno A"&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/3ramu"&gt;http://www.myspace.com/3ramu&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;b&gt;PREMIATI CONCORSO "NOTTURNO PER FABER"&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;SEZIONE FOTO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Alice - &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/nellospecchio"&gt;www.myspace.com/nellospecchio&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&amp;amp;friendID=194770693&amp;amp;albumID=1987416&amp;amp;imageID=31435527"&gt;Guarda la foto di ALICE&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Agave - &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/a_agave"&gt;http://www.myspace.com/a_agave&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&amp;amp;friendID=429019346&amp;amp;albumID=1152547&amp;amp;imageID=12256410"&gt;Guarda la foto di AGAVE&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;-&lt;/span&gt; Jo - &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/kanjitheragdoll"&gt;www.myspace.com/kanjitheragdoll&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&amp;amp;friendID=217438856&amp;amp;albumID=1478585&amp;amp;imageID=23526042"&gt;Guarda la foto di JO&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- &lt;span style="font-size:100%;"&gt;Molotov - &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/molotov13"&gt;www.myspace.com/molotov13&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://viewmorepics.myspace.com/index.cfm?fuseaction=viewImage&amp;amp;friendID=316015286&amp;amp;albumID=1110752&amp;amp;imageID=12385004"&gt;Guarda la foto di MOLOTOV&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A breve sarà resa nota la graduatoria dei partecipanti nella Sezione Foto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Composizione Giuria sezione Musica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;-MARIO LUZZATTO FEGIZ (giornalista musicale)&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-EUGENIO FINARDI (cantante e autore)&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-ROBERTO GALANTI (discografico)&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-MARK HARRIS (musicista)&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-MICHELE TORPEDINE (impresario)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt; &lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;Composizione Giuria sezione Foto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="MsoNormal"&gt;-GUIDO HARARI&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-LUCA GREGUOLI  VENINI&lt;/div&gt;  &lt;div class="MsoNormal"&gt;-REINHOLD KOHL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di seguito il link al blog con l'elenco dei partecipanti al "Concorso Notturno per Faber": work in progress! Vi inseriremo tutti a breve!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h4 class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;amp;friendID=401338701&amp;amp;blogID=476190157"&gt;Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. MUSICA (dall A alla L)&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;h4 class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;amp;friendID=401338701&amp;amp;blogID=480879177" target="_self"&gt;Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. MUSICA (dalla M alla Z)&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;br /&gt;&lt;h4 class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;amp;friendID=401338701&amp;amp;blogID=481669180" target="_self"&gt;Elenco partecipanti “Notturno per Faber” Sez. FOTO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=";font-size:85%;color:maroon;"  &gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;i&gt;Musica e fotografia per "I Notturni" di Faber.&lt;br /&gt;Partecipa anche tu al nuovo concorso del Comune di Genova e Fondazione De André su MySpace Italia.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE NORME PER PARTECIPARE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER PARTECIPARE AL CONCORSO NON OCCORRE VENIRE FISICAMENTE A GENOVA!&lt;br /&gt;LEGGETE CON ATTENZIONE CIO' CHE SEGUE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 12 gennaio, si apre un nuovo concorso per gli utenti di MySpace organizzato dal Comune di Genova in collaborazione con la Fondazione De Andrè con il supporto di MySpace Italia in occasione della mostra che la città ospita a Palazzo Ducale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’iniziativa è rivolta a tutti gli appassionati di musica e fotografia e si chiuderà il 20 aprile.&lt;br /&gt;Vi chiediamo di rappresentare con la musica o con la fotografia i due brevi testi inediti del compianto Fabrizio De Andrè, denominati "I Notturni".&lt;br /&gt;E che proponiamo di seguito riproducendo gli originali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s541.photobucket.com/albums/gg392/genovahub/?action=view&amp;amp;current=notturno_A.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img alt="Notturno A" src="http://i541.photobucket.com/albums/gg392/genovahub/notturno_A.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notturno A&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Raganelle di luglio, cicale notturne del prato, trafitte all'alba da un intero raggio di sole sul diafano inganno di un vetro&lt;/i&gt; E il Maestrale si avventò rabbioso sull'intera brigata di sughere pettinate all'Umberta."&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://s541.photobucket.com/albums/gg392/genovahub/?action=view&amp;amp;current=notturno_B_superok.jpg" target="_blank"&gt;&lt;img alt="Notturno B" src="http://i541.photobucket.com/albums/gg392/genovahub/notturno_B_superok.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notturno B&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Notturno delle raganelle&lt;br /&gt;Notturno del vento&lt;br /&gt;Un intero raggio di sole&lt;br /&gt;(la raganella disidratata sul vetro inaridì / evaporò / bevve / il sangue verde&lt;br /&gt;Il falco gira e gli attribuiscono infamie&lt;br /&gt;E arriva l'acqua come sempre in ritardo"&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;COME SI PARTECIPA AL CONCORSO?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non sei già membro di MySpace, dovrai aprire un profilo su &lt;a href="http://www.myspace.com/" target="_blank"&gt;www. myspace. com&lt;/a&gt; per  poter partecipare e diventare "amico" dell'HUB di Genova.&lt;br /&gt;Per proporre il tuo lavoro, lascia un commento sul profilo di Genova nel modo seguente (a seconda tu sia band o appassionato di fotografia):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;1) BAND = &gt; Lasciare un commento con scritto "&lt;b&gt;Un notturno per Faber - Musica"&lt;/b&gt; indicandoci di seguito il titolo di una o più canzoni che proponi (così come appare nel player MySpace) ed invitandoci così a visitare il tuo profilo ed essere inserito nell’elenco dei partecipanti. La canzone dovrà restare nel player di MySpace almeno fino al 30 aprile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;2) FOTOGRAFI =&gt; Lasciare un commento con scritto "&lt;b&gt;Un notturno per Faber - Foto"&lt;/b&gt; indicandoci una foto o un album fotografico. Nel commento lascia anche il link alla foto o all'album che &lt;a href="http://www.msplinks.com/MDFodHRwOi8vcHJvcG9uaS5MZQ=="&gt;proponi.Le&lt;/a&gt; foto dovranno rimanenre sul tuo profilo MySpace almeno fino al 30 aprile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;PUOI GIA' DA ORA ISCRIVERTI COMUNICANDO COSI' LA TUA ADESIONE (NON SOLO QUI MA SULL'HUB GENOVA SU MYSPACE) IN ATTESA DI PROPORRE ENTRO I TERMINI FISSATI I TUOI LAVORI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Realizza e proponi una o più fotografie, una musica o una canzone… ed inserisci tutto nel tuo profilo MySpace.&lt;br /&gt;Naturalmente dovrai essere tu l’autore di questi materiali!&lt;br /&gt;Inserisci, infine, il profilo di Genova tra i tuoi Top-Friends.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giuria comunicherà, a suo insindacabile giudizio, le proprie selezioni il 4 maggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;I due autori vincitori e le loro opere saranno promossi per un mese sulle pagine della piattaforma dedicate a Musica, &lt;a href="http://www.%20myspace.%20com/music" target="_blank"&gt;www. myspace. com/music&lt;/a&gt;, e Fotografia, &lt;a href="http://www.myspace.com/myspacefoto" target="_blank"&gt;www. myspace. com/myspacefoto&lt;/a&gt;, e attraverso gli altri spazi editoriali disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 3 giugno avverrà la cerimonia di premiazione in cui i due vincitori per le diverse categorie riceveranno due targhe ufficiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In bocca al lupo !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contiamo su di voi pe far sì che questo evento divenga il modo con cui la creatività ricorda Faber e la sua opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per saperne di più &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=hmJBjjP36pw" target="_blank"&gt;guarda il video di presentazione&lt;/a&gt; del concorso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4856225128781642424?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4856225128781642424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/un-onore-aver-suonato-con-maurizio-di.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4856225128781642424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4856225128781642424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/un-onore-aver-suonato-con-maurizio-di.html' title='Un onore aver suonato con Maurizio Di Tollo'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SkIJdpmqcUI/AAAAAAAAAXg/9pvfqujCV64/s72-c/img197+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2534701542369847656</id><published>2009-06-21T12:00:00.000-07:00</published><updated>2009-06-21T12:08:04.987-07:00</updated><title type='text'>L'uomo totale al quale daremo un nome di fantasia: A. R.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sj6E7TGxhwI/AAAAAAAAAXQ/7XJHxphvFoM/s1600-h/169+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 290px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sj6E7TGxhwI/AAAAAAAAAXQ/7XJHxphvFoM/s400/169+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349859561638561538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Non&lt;/span&gt; sono il primo a parlare di A.R. Non sarò l`ultimo. La sua vita, le sue gesta sono storia gloriosa, unica luce ad illuminare un periodo oscuro per L`Aquila. A. R. nasce bene ed e` il secondo di tre fratelli nati a sovvertire l`ordine costituito della buona borghesia aquilota. Di educazione liberale, se non libertina. A. concentra tutta la ragion d`essere nella sua canottiera di lana , soprattutto nella zona ascellare. Il tanfo giovanile che essa emana, unita alle sue merende a base di pecorino e whisky, donano alla sua persona un`aurea magica ed ipnotizzante. A stupire sono alcuni tagli di capelli, frutto di errate valutazioni dimensionali, che costringono il R. a seguire percorsi tricologici, simili ai tagli di Fontana. Notevole e` la mania per le scarpe. Come usciti da un sogno infantile, si materializzano ,nel suo guardaroba, alcuni tra i più orridi mocassini con fibbia della storia dell`artigianato italiano. Caratteristica di questi mocassini e` la debolezza del tacco, che talvolta viene smarrito in consessi di spessore quali celebrazioni di matrimoni e riunioni tra colleghi del padre, ma soprattutto un`estetica della fibbia che raccoglie le istanze dei giovani comunicandi nei film di Monicelli. R. e` uomo in toto. L`alta gradazione del suo alito, notevolmente speziato da superalcolici, talvolta di altissima qualità, sottratti alla raccolta del padre. e la sua mania di parlare a venti centimetri dalla faccia dell`ascoltatore, facendogli intuire la sequenza delle portate del suo pranzo, fanno del R. l`individuo ideale da portare alle feste. R. adopera maglioni di ampia taglia uniti a blue jeans che talvolta esprimono in forma scritta le emozioni dell`indossatore. Nell`approccio alla musica, il R. e` un nichilista istintivo e preclusivo. Il suo moto e`: “fa cagare!” Storica e` la sua considerazione per uno dei dischi più importanti degli U2: “The Joshua tree” “Quissu e`bbonu pe`accorda` la chitarra!” avrebbe detto A. al primo ascolto. Altra nota a parte merita la collezione di macchine del R. Si conoscono alcuni numeri di telaio e le targhe ma non se ne riescono a conoscer i modelli. Alcune degli utilizzi principali delle macchine del R. sono le trasferte universitarie a Roma, saltuaria alcova con prostitute della periferia di cui sopra improbabile mezzo per recarsi a concerti ed occupazione di suolo pubblico sotto la propria abitazione. La macchina simbolo dell`età aurea del R. e` una fiat Ritmo di colore grigio topo chiaro. Decorata oltre che da immancabili danni alla carrozzeria, anche da vistose macchie di ruggine in avanzato stato di decomposizione. Le condizioni degli interni, mostrano le motivazioni per cui la Fiat ha perso notevoli quote di mercato a favore degli orientali, offrendo un panorama decadente simile ad alcune scene dei film di Cipri` e Maresco. L`essenzialità delle dotazioni, coadiuvata da pratiche demolitorie del R. ,fanno sì che gli interni siano ridotti alla dotazione base costituita dai principi comandi dell`auto tipo volante pedali e cambio, risultando optional anche I sedili.  Quello che sconcerta e ` la possibile assenza di finestrini, cosa non piacevole, durante viaggi invernali a L`Aquila e dintorni e la presenza costante ed inquietante di un carburatore smontato all`interno dell`auto, proveniente forse dalla Ritmo stessa, il che spiegherebbe la miracolosa capacita` del mezzo, di camminare in quelle condizioni. La guida del R.  e` futurista, dadaista, impressionista. Futurista perche` il R. ama la velocita` pura. Esperienze euforiche si possono ottenere andando con lui a Roma. Dadaista perche` il R. interpreta totalmente le regole stradali, stravolgendole a suo piacimento. E` possibile con lui andare a 120 lungo Corso Vittorio Emanuele a Roma, utilizzando la sola corsia riservata agli autobus oppure tentare di investire passanti, apostrofandoli pesantemente. Il sottosterzo e` sconosciuto al R., cio` si risolve in allegri fuoristrada, tipo cunette nei dintorni dell`Aquila con abbandono del mezzo nella scarpata e prosecuzione a piedi. Impressionista perche` il passeggero del Rossi rimane impressionato indelebilmente dall`esperienza automobilistica. Interessanti effetti Parigi-Dakar si possono ottenere, aizzando il Rossi, durante la guida, insinuando il fatto che egli non sappia guidare e non sia capace di affrontare gli ostacoli con sprezzo del pericolo. Ancora oggi, ad un quarto di secolo di distanza, le caratteristiche di R. rimangono intonse, rivelando una difficoltà di decadimento simile a quella dell'uranio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2534701542369847656?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2534701542369847656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/luomo-totale-al-quale-daremo-un-nome-di.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2534701542369847656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2534701542369847656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/luomo-totale-al-quale-daremo-un-nome-di.html' title='L&apos;uomo totale al quale daremo un nome di fantasia: A. R.'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sj6E7TGxhwI/AAAAAAAAAXQ/7XJHxphvFoM/s72-c/169+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-480718388447835748</id><published>2009-06-05T14:53:00.000-07:00</published><updated>2009-06-05T22:21:51.950-07:00</updated><title type='text'>Party'til you puke! 87 - 88</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SimUh4cXF9I/AAAAAAAAAWY/odGFYc2DJXI/s1600-h/img324.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 581px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SimUh4cXF9I/AAAAAAAAAWY/odGFYc2DJXI/s400/img324.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5343965742659737554" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nasce la prima idea di passare il capodanno 87 - 88 insieme a L`Aquila. Riusciamo a convincere R. ad usare il piano di sotto di casa sua, quello che ridà sul giardinetto. Una intera stanza viene adibita a cambusa alcoolici. Tra amici racimoliamo una somma pari a ottocentomila lire, da spendere nelle varie gradazione dei colori dell`arcobaleno. Abbiamo la tessera dell’ingrosso di un nostro amico che ha un alimentari e con quella cifra sbanchiamo. C`e` di tutto: dal Campari, allo spumante, al gin, al cognac, arrivando perfino a qualche cimelio da scaffale quale Don Bairo o Cremidea Beccaro. L`intenzione e` quella di passare tutta la notte nella bolgia dell‘appartamento di R. , bevendo e cercando qualche scopata senza nome. Non esiste cenone, perchè non serve mangiare quando lo stomaco deve essere riempito di altre cose. Mi presento con un abito porta sfiga, tipo blackettaro, avendo osato perfino utilizzare i bigodini di mamma per una permanente tipo batterista di Vinnie Vincent. Ovviamente arrivo già “bevuto“. Verso le 23,00 siamo ancora nella fase positiva della festa, dove tutti ballano e tutti caricano i fegati con la scorta della stanza del tesoro. Si beve di tutto, sotto qualsiasi  proporzione, indiscriminatamente, maschi e femmine. Nella notte, piccoli incendi provenienti da cannoni ben carichi, illuminano gente in circolo che ride, infreddolita. Come prevedibile, allo scoccare della mezzanotte, la festa prende la piega peggiore, nel momento in cui l`alcool ha il sopravvento, sulle già fragili barriere inibitorie dei presenti. Sotto la sulfurea compilation del sottoscritto, a base di Beastie Boys e Celtic Frost elettronici, parte il palpeggiamento ando` cojo cojo. Ogni culo dalle sembianze femminili viene strizzato, ogni cosa che produce fiamma viene fumata, ogni sostanza poggiata sui tavolini, viene assunta attraverso i diversi orifizi del corpo umano. Nelle sbattere di porte di camere da letto, coppie in preda a furiosi attacchi di libidine, si trascinano sui letti coperti da cappotti e giacche, per spargere effluvi d`amore, dannazione di ogni smacchiatore. C`e` anche chi si porta del lavoro a casa o in macchina svuotando la festa. Inizia la fase di rigetto. C`e` vomito. Una poltiglia acida, ricopre i pavimenti di marmo della natia casa di R. Altri vomitano in giardino, si vomitano sulle scarpe, sule giacche. Assaltano l`unico bagno presente nell`appartamento, fortezza nella quale si è rifugiato il C. Il C. è uno studente il Giurisprudenza, smilzo e sorridente, ma con un fegato da farci patè de foie gras utile per un ricevimento all’Eliseo. Lo vediamo, dal buco della serratura, abbracciare la tazza del cesso, in cerca del conato risolutore.. B. intanto collassa. Un mix totale di varie sostanze da sollazzo, lo fanno precipitare in un deliquio, orrido baratro di contrazioni senza esito e respiri mozzati. Evacuiamo il bagno dall`inutile C., dopo un’effrazione alla tenente Sheridan e cerchiamo di far vomitare B. Ma B. vuole cacare. Riusciamo a calargli le braghe e lo teniamo in due sulla tazza. Niente da fare, e` un`anguilla, un`anguilla di Comacchio. Tutto si fa all`improvviso offuscato. Cade il ricordo. Con una temperatura che è scesa di molto sotto lo zero, solleviamo in due B., seminudo e tentiamo di uscire da quella casa degli orrori. Nella gelida notte aquilana, sparsi, per il giardino, ci sono i corpi di varie persone completamente sbronze, che dormono, senza fare una piega. Portiamo B. in una squallida mansarda di proprietà della cugina, dove smaltirà la sbornia verso le diciotto del 1° gennaio. La festa finisce per k.o. alle ore 0.45, roba che mio nonno, alla stessa ora, e` ancora in balera a sgambare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-480718388447835748?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/480718388447835748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/parttil-you-puke-87-88.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/480718388447835748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/480718388447835748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/06/parttil-you-puke-87-88.html' title='Party&apos;til you puke! 87 - 88'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SimUh4cXF9I/AAAAAAAAAWY/odGFYc2DJXI/s72-c/img324.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-3346254700149294358</id><published>2009-05-30T04:03:00.000-07:00</published><updated>2009-05-30T07:50:17.794-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Crociera aquilani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Presa per il culo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi  Achille Lauro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila terremoto'/><title type='text'>Crociera del Vate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGymNph2I/AAAAAAAAAWI/8gdJWhLWakQ/s1600-h/5-30-2009_004.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 269px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGymNph2I/AAAAAAAAAWI/8gdJWhLWakQ/s400/5-30-2009_004.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341628468103317346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Settembre, andiamo. E' tempo di  migrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Ora in terra d'Abruzzi i miei &lt;span style="font-style: italic;font-size:180%;" &gt;pastori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;lascian gli stazzi e vanno verso il mare:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;scendono all'Adriatico selvaggio&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFG4t5q3iI/AAAAAAAAAWQ/v1AtyluU3lQ/s1600-h/5-30-2009_005.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 269px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFG4t5q3iI/AAAAAAAAAWQ/v1AtyluU3lQ/s400/5-30-2009_005.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341628573246217762" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;che verde è come i pascoli dei monti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Han bevuto profondamente ai f&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;onti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;alpestri, che sapor d'acqua natía&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;rimanga ne' cuori esuli a conforto,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;che lungo illuda la lor sete in via.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Rinnovato hanno verga d'avellano&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;E vanno pel tratturo antico al piano,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;quasi per un erbal fiume silente,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;su le vestigia degli antichi padri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;O voce di colui che primament&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;e&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;conosce il tremolar della marina!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Ora lungh'esso il litoral cam&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGnqhmZ8I/AAAAAAAAAV4/PSSpd2ILhc8/s1600-h/5-30-2009_002.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 269px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGnqhmZ8I/AAAAAAAAAV4/PSSpd2ILhc8/s400/5-30-2009_002.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341628280282179522" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;mina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;la greggia. Senza mutamento è l'aria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;il sole imbionda sì la viva lana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;che quasi dalla sabbia non divaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Isciacquío, calpestío, dolci romori.&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGhzBxjII/AAAAAAAAAVw/u56KT01jlYU/s1600-h/5-30-2009_001.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 269px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGhzBxjII/AAAAAAAAAVw/u56KT01jlYU/s400/5-30-2009_001.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341628179485396098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(115, 214, 222);font-family:Century Gothic;font-size:130%;"  &gt;Ah perché non son io cò miei pastori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Silvio Berlusconi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Foto da "The Magic Christian" (Peter Sellers, Ringo Starr, Yul Brinner, Roman Polanski, Cristopher Lee, Raquel Welch, John Cleese)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-3346254700149294358?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/3346254700149294358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/crociera-del-vate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3346254700149294358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3346254700149294358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/crociera-del-vate.html' title='Crociera del Vate'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SiFGymNph2I/AAAAAAAAAWI/8gdJWhLWakQ/s72-c/5-30-2009_004.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4389289082173677334</id><published>2009-05-23T13:13:00.001-07:00</published><updated>2009-05-24T02:42:21.642-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Thrash anni &apos;80'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubbish fanzine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slayer Milano 1987'/><title type='text'>Ciccione della Pianura Padana 1987</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ShheBICeTRI/AAAAAAAAAVQ/DuRcp14p3Bg/s1600-h/img322.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 577px; height: 362px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ShheBICeTRI/AAAAAAAAAVQ/DuRcp14p3Bg/s400/img322.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339120731678461202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(204, 51, 204);"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Continua dal post del 26 Aprile)&lt;br /&gt;L`affiatamento tra me e Marco si rafforza con il primo concerto degli Slayer a Milano. Il concerto degli Slayer rappresenta un evento storico per molti motivi: e` la prima data in assoluto degli Slayer in Italia, e` la tournè di uno dei più importanti dischi per la storia dell`heavy metal, e` la prima volta che mi distruggo pogando. L`Equipaggio della missione e` un trio pericoloso: il sottoscritto, Alberto e Marco. Decidiamo di partire, andando fino in macchina a Roma, prend&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;endo il treno Roma Firenze Bologna, e beccando il Milano Lecce a Bologna. E` un giro del kazzo ma non ce ne può fregare di meno. Il mezzo del primo tratto sarà una ritmo grigi scassatissima di Alberto, piena di pezzi di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ricambio del motore unti e arrugginiti. Partiamo verso le sette di mattina, bevendo pessimo whisky e fumando h. lungo la tratta autostradale. La ritmo di Alberto e` un mezzo infernale. Riesco a capire ora la maledizione che ha gravato sulla famiglia Agnelli. Sono migliaia di automobilisti in tutto il mondo. Parcheggiamo la macchina già visibilmente ubriachi nei pressi della Stazione Termini. Sul treno, incontriamo qualche metallaro e riusciamo a piazzarci tutti insieme in uno scompartimento per “fumatori”. Il controllore non entra per pudore. A Bologna l'h. finisce e bisogna approfittare della coincidenza per andare a co&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;mprarlo da qualche marocchino per Bologna. Ho le tasche piene di h. in men che non si dica, sembro un misto tra un cammelliere ed un turista di Ibiza.  Sul treno troviamo posto, purtroppo, nello scompartimento non fumatori di fronte ad una coppia di vecchietti che vann&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;o dai figli a Milano. Estraggo le mie capacità &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;oratorie, creando empatia con il nonnetto, ricordandogli quando le sigarette si facevano a mano. La faccia del vecchietto si illumina. Mi ricorda della guerra. Gli faccio notare che noi siamo dei tradizionalisti e che le sigarette le amiamo come una volta, schiaffandogli la cartina ed il tabacco sotto il naso. Gli spiego, poi, che noi abbiamo una variante alla sigaretta all`antica e ci&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;oè quella dell`addizione di un tabacco olandese dal penetrante aroma. Detto questo estraggo un pezzo di h. dalla tasca e lo mett&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;o in mano al nonno. Il nonno mi pare interessato. Alberto e Marco fuggono dallo scompartimento , tentando di soffocare una risata mista al terrore della polizia ferroviaria. Il metallaro rollatore che ho incontrato a Bologna rimane impassibile, levando il pezzo dalla mano del nonno e iniziando a confezionare un ciccione di categoria sopraffina. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Solo &lt;/span&gt;dopo &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Shhd7UepzgI/AAAAAAAAAVI/Xscmw6kY_jI/s1600-h/img321.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 633px; height: 449px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Shhd7UepzgI/AAAAAAAAAVI/Xscmw6kY_jI/s400/img321.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339120631938665986" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;un quarto d`ora, circondato da nebbie pakistane, il vecchietto tenterà di defilarsi, in preda a strane e piacevoli sonnolenze. Intanto inizio a stare male. Vado in bagno e vomito, vomito, vomito quello che non ho ancora mangiato. Sento arrivare inesorabile il collasso, con conseguente trasporto al pronto soccorso e andata a puttane del concerto. Devo trovare una soluzione. Alla fine, disperato, metto la testa fuori dal finestrino per quaranta chilometri fino a Milano Centrale, meno male che e` caldo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4389289082173677334?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4389289082173677334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/ciccione-della-pianura-padana-1987.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4389289082173677334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4389289082173677334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/ciccione-della-pianura-padana-1987.html' title='Ciccione della Pianura Padana 1987'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ShheBICeTRI/AAAAAAAAAVQ/DuRcp14p3Bg/s72-c/img322.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4564373999470839839</id><published>2009-05-15T13:20:00.000-07:00</published><updated>2009-05-15T22:33:04.538-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Satira'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fantomas'/><title type='text'>Berlusconi - Fantomas!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sg3PEh5ocLI/AAAAAAAAAUo/MaMs-1v4WOc/s1600-h/fantomas_head_stylesheet.png"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 314px; height: 204px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sg3PEh5ocLI/AAAAAAAAAUo/MaMs-1v4WOc/s400/fantomas_head_stylesheet.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336148810230427826" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sg3O-JEzQGI/AAAAAAAAAUg/fVLIEPPnDeU/s1600-h/brindaconpapi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 180px; height: 218px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sg3O-JEzQGI/AAAAAAAAAUg/fVLIEPPnDeU/s400/brindaconpapi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336148700487172194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Ecco chi si nasconde sotto il volto sorridente del nostro premier! Guardate l'attaccatura dell'orecchio, la fronte ampia, l'occhio penetrante! E' lui il nemico giurato di Jean Marais e Luis De Funes!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4564373999470839839?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4564373999470839839/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/berlusconi-fantomas.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4564373999470839839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4564373999470839839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/berlusconi-fantomas.html' title='Berlusconi - Fantomas!'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sg3PEh5ocLI/AAAAAAAAAUo/MaMs-1v4WOc/s72-c/fantomas_head_stylesheet.png' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1559570656148499352</id><published>2009-05-08T14:26:00.000-07:00</published><updated>2009-05-08T14:33:12.687-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='goliardia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1987'/><title type='text'>La patente del kazzo 1987</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SgSk8fASiFI/AAAAAAAAAUI/g2hDgaqHQns/s1600-h/IMAG0106+-+Copia.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 559px; height: 209px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SgSk8fASiFI/AAAAAAAAAUI/g2hDgaqHQns/s400/IMAG0106+-+Copia.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333569217735329874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(0, 0, 153);"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Di solito mi siedo in soggiorno dopo pranzo, dove ho una vecchia pipa che ho imparato a fumare in modo totalmente errato. Aspiro profondamente il fumo che ne scaturisce, ciò prostrandomi in uno stato di torpore liquido e postsega, accostabile alle magiche pozioni di “Paura e delirio a Las Vegas”. Il tutto associato ad abbondanti libagioni di pessimo lambrusco da supermercato, che data la giovane eta` e l`ignoranza in materia, reputo essere vino di classe, non sapendo che di vino, all`interno delle bottiglie ce ne sia ben poco, sostituito da strane polveri di scarto di altoforno. La mia specialità sono delle squallide fettuccine all`uovo con ragu` ottenuto dalla soffrittura di pancetta e salsicce in litri d`olio e chili d`aglio, ottenendo una mistura capace di otturare le arterie in decimi di secondo, ma soprattutto ottenendo la scusa “blocco del traffico”. Questi pasti consentono di non cagare per tre giorni. In passato ho tentato di acquistare le lasagne pronte, ma i risultati sono stati da ricovero per un  intero ostello di studenti. Invece di sbollentare le lasagne per poi metterle nella pirofila, ho pensato di condirle con il sugo e di metterle in forno direttamente. Dopo un`ora , constatando la crudita` totale delle stesse tipo onduline di eternit, le ho mangiate insieme ad i miei compagni di sventura, rimanendo bloccato sul letto fino a sera in preda a forti dolori addominali e meteorismo a base di gas solforosi. Questa dieta universitaria, quando non sia associata alla frequentazione della mensa a mille lire, provoca la formazione di un addome che non necessariamente coincide con un ingrassamento generale. L`aspetto che si ottiene e` quello tipico del carpentiere che conosce solo l`utilizzo della birra come dissetante, cosce e mani sufficientemente magre e toniche, panzetta scesa e rotonda, che si abbronza alle prime scamiciate estive, porchettandosi leggermente se è glabra. Forte delle mie nozioni di cucina, decido di invitare il Rossi e company nel salotto buono. La cena si trascina miseramente tra il baccano licenzioso dei commensali che ammiccano peccaminosamente nei confronti della vecchia badante. Si fanno rozze insinuazioni sul fatto che io sovente possa consolare con prestazioni sessuali la sua vetusta solitudine, ribadisco la mia totale estraneita` ai fatti e confermo la ricerca di pelo giovanile possibilmente iseffino. Per evitare la devastazione delle antiche suppellettili, propongo un`iniziativa che subito raccoglie consensi tra i celebranti: un pornazzo al cinema , visto in gruppo. Siamo una decine e ci rechiamo chiassosi verso l`ultimo spettacolo. Nella sala poche persone sparse si vedono rimanere in gola la soporifera sega prima della nanna. Il film si intitola “ Donne inquiete” e rappresenta l`ultima scala della qualità amatoriale dal punto di vista scenografico, cinematografico e letterario. La trama e` quantomeno risibile come può esserlo la vita di Emilio Fede: Una prostituta ricercatrice installa telecamere nella sua alcova di lavoro per riprendere vizi e virtù sessuali dei suoi clienti. Finirà malmenata da un maniaco che la sottoporrà a pratiche anali ed orali sfiancanti ed ossessive, Inutile raccontare il volume sonoro dei nostri commenti e delle nostre risate, il che innervosisce gli altri spettatori, i quali più volte ci intimano di stare zitti, perchè non riescono a seguire i dialoghi, manco ai cinema d`essai. Nel trambusto di qualcosa che non ci riesce a provocare neanche una timida erezione ma solo una bromurosa ilarità, ci dimeniamo sulle poltroncine del cinema. Solo la mattina dopo mi accorgo di aver smarrito la patente e mi rendo conto amaramente che l`unico posto dove questo e` avvenuto può essere stato solo il cinema. Con estrema mestizia, sono costretto ad una pericolosa ricerca tra i sedili della sala, dove alcuni addetti alle pulizia, coscienti della programmazione serale in corso, riescono ad equivocare malignamente la cinematica dello smarrimento dei miei documenti. Dopo aver incontrato una serie di sborrate quasi secche, trovo i miei documenti intonsi e me ne vado tra il rossore, ritenendo fiato sprecato il tentativo di giustificarmi davanti a madri di famiglia con lo straccio in mano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1559570656148499352?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1559570656148499352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/la-patente-del-kazzo-1987.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1559570656148499352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1559570656148499352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/la-patente-del-kazzo-1987.html' title='La patente del kazzo 1987'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SgSk8fASiFI/AAAAAAAAAUI/g2hDgaqHQns/s72-c/IMAG0106+-+Copia.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2111513683236060968</id><published>2009-05-01T14:54:00.000-07:00</published><updated>2009-05-01T15:36:02.604-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Macchina di Duchamp'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Blues'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chitarra'/><title type='text'>La prima volta</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;La prima volta&lt;/span&gt; che l'ho tradita, è stato all'inizio del 2009. A capodanno ero stato con lei tutta la notte, davanti a tutti, a raccontare la nostra storia che durava ormai da ventisette anni. Con lei gli inizi furono quelli di due sconosciuti che hanno sempre vissuto vite parallele. Ci incontrammo perchè volevo essere come gli amici che stimavo e che già ne possedevano una. All'inizio mi chiudevo in camera con lei ma, come tutti gli adolescenti, al desiderio subentrava una impossibilità di stare con lei completamente. Era come un frutto duro da sbucciare, il quale al suo interno, possiede dolci segreti. Iniziò una lunga lotta fatta di lasciare e prendere. Con lei non andavo mai alle feste e tutti mi chiedevano come mai. Non mi sarei mai permes&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sft4Wt8hK-I/AAAAAAAAATo/xjkhzMHnwvw/s1600-h/img198.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 317px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sft4Wt8hK-I/AAAAAAAAATo/xjkhzMHnwvw/s400/img198.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330986915608996834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;so di mostrarla agli altri, troppo pudore, troppa vergogna. Poi iniziai timidamente a confrontarla con le altre. Riusciì finalmente a portarla con me al primo concerto. Fu una serata indimenticabile, avevo diciassette anni. Ci giurammo amore eterno. Ero solo all'Università e lei era la mia unica compagna. Lì sul letto la prendevo quando ne avevo voglia e l&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sft4ixlwzmI/AAAAAAAAATw/3Jyd7wc6cuQ/s1600-h/RICCARDO+++3+528+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 362px; height: 378px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sft4ixlwzmI/AAAAAAAAATw/3Jyd7wc6cuQ/s400/RICCARDO+++3+528+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330987122745724514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;ei era sempre disponibile, senza chiedere mai nulla in cambio. Mi salvò dalla pazzia. Da lei potevo ottenere l'oblìo. Tornai dai miei ed iniziai una nuova vita insieme a lei. Eravamo una cosa sola, in tutte le situazioni. Molti iniziarono a conoscermi grazie a lei ed in seguito la sua presenza riuscì a salvare dai problemi economici. Era insostituibile. Nonostante fossi sposato, c'era posto anche per lei nella mia vita e non mi faceva pesare questa condizione. Quando c'era qualche evento, io ero con lei e tutti sapevano  che da lei avrei potuto dare qualcosa anche agli altri. Tutti i giorni, per questi ventisette anni. Di colpo, il due gennaio duemilanove, la prendo come ogni giorno. Provo un brivido. Da lei non esce nulla. Ne' emozioni nè sensazioni. La lascio lì. La chiudo. La tolgo dalla mia vista, dalla mia casa. Mi sento tradito da lei o forse sono io che l'ho tradita. Non la vedo più per tre mesi. Tutti a casa sono sconvolti dalla sua assenza: mia moglie, le mie figlie. Loro mi hanno conosciuto sempre con lei e non comprendono. Non comprendono questo individuo che di colpo si priva di qualcosa che è indissolubilmente legato alla sua vita. Sabato scorso però, ho capito che non potevo fare a meno di lei e lei mi ha accolto di nuovo come una vecchia amante la quale aspetta con pazienza l'amato, sapendo bene che lui, tornerà. Così, quando ho attaccato il jack sul palco, davanti a tutti e tutti hanno applaudito, è stato di nuovo amore. Io e la mia chitarra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2111513683236060968?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2111513683236060968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/la-prima-volta.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2111513683236060968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2111513683236060968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/05/la-prima-volta.html' title='La prima volta'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sft4Wt8hK-I/AAAAAAAAATo/xjkhzMHnwvw/s72-c/img198.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-333431112658503879</id><published>2009-04-26T11:23:00.000-07:00</published><updated>2009-04-26T11:34:40.024-07:00</updated><title type='text'>L'invisibile 1986 / 1987</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SfSpA-dGrsI/AAAAAAAAAS4/l_CSEdeJrjw/s1600-h/166+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 180px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SfSpA-dGrsI/AAAAAAAAAS4/l_CSEdeJrjw/s400/166+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329070093316304578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Continua dal post precedente…)&lt;br /&gt;Nel frattempo, le notti brave aquilane, si susseguono. La sfida piu` grande e ` quella di resistere un giorno intero, senza mangiare, ingurgitando gli alcolici piu` disparati. Si inizia con la sveglia alle 11.00, dato che frequentare le lezioni all`Universita` e` ormai inutile. Per colazione si va al bar, ordinando un paio di Cuba Libre con molta Cuba e poco libre, facendo attenzione a mangiare le patatine e le olive da stuzzichino. Dopo il primo effetto corroborante delle bevande, inizia la fase empatica che permette di arrivare in buona compagnia fino all`aperitivo prima di pranzo. A quei tempi nel bar “da Toni” per il Corso e ` facile trovare cocktail a poco prezzo. Esiste in commercio un liquore dal nome Kibowi, un misto di vodka e Kiwi, imbevibile ma utile per tenere alto il morale e la temperatura. Dato che incontro Gasba e gli altri, la bevuta in compagnia permette di sparare alcune tra le piu` storiche cazzate del centro sud. A L`Aquila tutti quelli che conosco, bevono in maniera industriale. Di Acqua non si sente parlare e qualcuno la ricorda come qualcosa di associato al sapone , durante le abluzioni. Bere e` necessario per alcuni motivi : un Innalzamento illusorio della temperatura corporea, un approccio disinibito all`altro sesso, che di questi tempi e` cosi` distante, una sensazione di sazieta`, che permetta , fatti I conti , di risparmiare un pranzo, non meno tossico dell`alcool, alla mensa universitaria. Il cocktail, si protrae fino alle 13,45, momento nel quale gli altri vanno a casa a pranzare ed io rimango intontito a gironzolare, per piazza Duomo, tra le bucce del mercato ormai smantellato ed I netturbini. fatto questo mi trascino a casa per un`ora, dove prendo possesso di grappe affumicate col ranuncolo, nello scaffale della vecchia o qualche fondo di rosato pseudosalentino, o addirittura il famoso Lambrusco Zonin utile per sciacquare la catena della bicicletta. La situazione si fa interessante. Inizio a piangere per qualche amore perso tra le seghe liceali o qualche disgrazia della serie che ci sto a fare qui. Questo con il sottofondo dei Nasty Savage o dell`ennesimo disco dei Candlemass. Esco verso le 16,45 verso il solito bar per il te` aggiustato al brandy. Vi sono molte opzioni nel bel mezzo del mal di testa che mi stringe le tempie da ore: un caffe` con fernet, un cioccolato con meta` stravecchio, un meta` stravecchio. decido uno stravecchio intero senza cioccolato. Sono mosca da bar fino alle 18, 30. Per darmi un contegno mi faccio una passeggiata per andare trovare qualche matricola fancazzista come me. Trovo Peppe da Carsoli  o Emilio di Lanciano,. Emilio devo dire che si impegna, e` in casa con altri 3 studenti di Ingegneria e sono sicuro che riuscira`. C`ha un vecchio disco degli Scorpions con I fratelli Schenker: “Lonesome crow`. Dopo aver rotto i coglioni, vengo cacciato gentilmente perche` puzzo di alcool a morte e ho i capelli lunghi. Ritorno per il Corso, verso le 19,30. Gli altri sono gia` a livello. Non sono da meno ed entro nel bar dove inizio la serie dei prosecchi e salatini. Alle 20,30 sono cotto e l`unica cosa da fare e` passeggiare alla temperatura di 1 o 2 gradi per riacquisire dignita` sufficiente per il dopocena. Ci sono alcune possibilita` per sopravvivere al break tra il prima ed il dopo cena degli altri. Il walkman a palla lungo Via Sallustio o le chiavi del Naftabenza, una cantinaccia dove facciamo le prove in vari gruppi. Verso le 22,00 raggiungo con il fegato supplicante il Bar Dante all`angolo di Piazza Duomo vicino le poste centrali. Berardo e gli amici del dopo cena sono gia` li`. Quelli che conosco a L`Aquila, si possono dividere a seconda degli orari. Ci sono alcuni che vedo solo la mattina, altri la sera prima di cena ed altri dopo cena. Gli amici al bar sono quelli che ti danno la buonanotte in tutti I sensi. Sono quelli che mi offrono “L`invisibile”. L”Invisibile e` una bevanda totale dal gusto e dall`effetto simili alla formalina. Ci si sente, infatti, come una mummia, dopo il primo sorso. La bevanda si chiama invisibile perche` appare totalmente trasparente. Essa viene miscelata in un bicchiere della cedrata, liscio ed ampio, mixando vodka, gin, rum, coca buton. E` obbligo per la vittima berla tutto d`un fiato, e` la sua quantita`  si aggira circa sugli 0,33 cl. Questo spiega il senso di rapimento mistico dal quale si viene catturati dopo la sua veloce ingestione. Fatto questo il sottoscritto e` pronto per divenire, in piena Piazza Duomo, il Crash test dummy umano. vengo posto al centro tra le due fontane ed i miei amici, tra i quali due cinture nere e due cugini di Chuck Norris,  compiono su di me tutti gli esercizi del primo volume dell`opera omnia di Bruce Lee. Non sento dolore perche` non c`e dolore, sono estraneo al mio corpo, ed osservo la scena dall`alto. Odo le urla di stizza dei miei carnefici, i quali non si capacitano della mia insensibilita` ai colpi piu` proibiti. Rido, rido, convinto di aver lasciato le mie ghiandole surrenali a casa sul comodino. Di Tutto questo mi ricordo la mattina dopo, quando tento di alzarmi dal letto. Mi guardo allo specchio. Sono nero  a chiazze. Terribili lividi mi ricoprono il busto e la schiena. Ci vuole un goccetto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-333431112658503879?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/333431112658503879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/linvisibile-1986-1987.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/333431112658503879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/333431112658503879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/linvisibile-1986-1987.html' title='L&apos;invisibile 1986 / 1987'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SfSpA-dGrsI/AAAAAAAAAS4/l_CSEdeJrjw/s72-c/166+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8801790261567682981</id><published>2009-04-19T07:31:00.000-07:00</published><updated>2009-04-19T07:40:21.716-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rubbish thrash metal &apos;zine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iron Maiden Napoli 1986'/><title type='text'>Nascita della fanzine</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Ses3aG6wxvI/AAAAAAAAASE/jCHXaInVsjw/s1600-h/img308.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 384px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Ses3aG6wxvI/AAAAAAAAASE/jCHXaInVsjw/s400/img308.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5326411905968948978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Ero&lt;/span&gt; indeciso se continuare a raccontare questa storia, dopo quello che è accaduto a L’Aquila, il luogo dove questi fatti sono maturati. Spero comprendiate che i miei post siano un risultato delle storie dei miei nonni e della mia storia personale. L’Aquila, oltre ad essere il mio paese natale, è il posto dei miei ricordi d’infanzia migliori e delle mie “trasgressioni” giovanili. Credo di fare giustizia anche ai miei amici aquilani, se perseguirò nel fine di tessere memorie di avvenimenti di un quarto di secolo fa eppure, alla luce del terremoto, così lontani tanto da appartenere ad un “prima” che mai più tornerà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Iron Maiden / Wasp 1986&lt;/span&gt;  e nascita del primo numero della fanzine &lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Rubbish&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Abbiamo notato in molti negozi che frequentiamo, la presenza di giornali ciclostilati fatti dagli appassionati di musica di ogni genere: le fanzine. Soprattutto i punk hanno una editoria underground molto sviluppata: le fanzine hanno molti vantaggi: sono fatte dagli ascoltatori, da coloro che acquistano i dischi e quindi i più liberi di parlarne male , a differenza di molti giornalisti “guidati” dalle case discografiche. Non sono sottoposte a censura perchè molto spesso essendo riviste pirata possono avere linguaggi fuori dagli schemi, riescono a far conoscere anche gruppi che non vengono considerati dalle testate maggiori e soprattutto sono molto seguite dai fan per una impostazione grafiche semplificata a volte, dadaista, infantile, ma fottutamente genuina. Iniziamo, assieme a Marco , del quale scopro insospettate qualità di musicista e fumettista, a creare le bozze per una sorta di indice di argomenti e rubriche da trattare. Nel frattempo c`e` la storica trasferta del “Somewhere on tour” degli Iron Maiden assieme ai Wasp a Napoli, ultima data del loro tour. Partiamo con la Ritmo diesel di Berardo. Arriviamo in una citta` caotica, dove le macchine girano senza targhe e per arrivare a Fuorigrotta ci vuole piu` tempo che per arrivare da L`Aquila. Mi sono fatto un giaccone di Jeans da spacciatore portoricano con una enorme pezza degli Slayer dietro e un soprannome che e` tutto un programma : “Droga”. Ho la mia solita maglietta dei Venom di “Black Metal” e un paio di scarpe da basket alte bianche e nere con jeans neri a sigaretta più cintura di borchie: sono un metallaro degli anni `80! Arriviamo davanti al palazzetto in un clima molto teso, fuori i bagarini vendono biglietti falsi tipo “banda degli onesti”. Alcuni spettatori sono ammucchiati davanti i cancelli da ore. Di fronte i carabinieri li provocano in continuazione e  fanno lo stesso con me, quando mi avvicino. La pressione e` insopportabile. alcuni svengono, rimanendo in piedi, incastrati tra la folla. Piovono i primi insulti e le prime reazioni, dovute alla lentezza dell`ingresso al concerto. Parte la prima carica dopo la nostra spinta. Scappo non so dove. Al mio fianco un ragazzo terrorizzato inseguito da un carabiniere con un tubo da impalcatura in mano. Lo colpisce alla gamba spezzandogliela. Sento solo il vento dell`arnese brandito in aria ed il tonfo di un corpo che cade a terra. Ritentiamo l`ingresso dopo alcuni minuti.  Il concerto e` nella norma. Si sente che Dickinson e compagni sono stanchi. Meglio i Wasp che rompono il culo a duemila. Dopo concerto con hot dog partenopeo e birra calda di poco prezzo. Parliamo con qualche metallaro. Io e Marco abbiamo l`impressione che i tempi siano veramente maturi per editare qualcosa che abbia a che fare con una ‘zine. Magari un po` diversa. Ricordo di avere qualche numero del Vernacoliere e la collezione completa dei Tango di Michele Serra, che nell`86.  uscivano con l`Unita`. Dopo qualche mugugno di Marco, lo convinco a leggerli per cavarci fuori qualche spunto. Marco inizia a creare qualche vignetta per le rubriche. Usa un pennarello 0.5 su acetato e nel tempo libero riempie fogli interi di soggetti. Marco ha la caratteristica di sorridere divertito nel momento in cui disegni I suoi fumetti. Sotto l`aspetto di regista di snuff video si nasconde una persona sensibile e talentuosa. E` sorprendente la capacita` con la quale approccia qualsiasi strumento musicale. Ci vediamo  spesso al pub per mettere insieme gli argomenti da trattare nel primo numero. Tra un cannone ed un altro nascono i protagonisti. La fanzine occupa la creativita` a 360 gradi. Bisogna essere scrittori, giornalisti, grafici, recensori di musica, spettatori di concerti, esperti di marketing, conoscitori di invii postali etc etc. Tra le altre cose , mio padre gestisce un ufficio da geometra, fornito di attrezzature per impostare graficamente la ‘zine, senza contare una rudimentale macchina fotocopiatrice “Olivetti”. Iniziamo con un formato A3 piegato in due, che non e` proprio tipografico, ma e` giusto da fotocopiare. Molte altre fanzine hanno formato A4 piegato in due, ma questa va a scapito della leggibilità degli articoli scritti con caratteri molto piccoli. Come riempire le pagine e` semplice. In quel periodo molti gruppi musicali sono formati innanzitutto da ascoltatori, da persone che conoscono l`importanza della zine, come veicolo per promuovere I loro demo e la loro attivita`. Anche i gruppi della scena americana e tedesca, i quali hanno maggiore possibilita` di vedere pubblicati i loro dischi, sono molto affezionati alle fanzine. Sono molto propensi, quindi, a rispondere alle lettere di giornalisti fai da te. Basta inviare un IRC ( international reply coupon) per far si che non spendano nulla  rispondendo. Proviamo, per il primo numero, con qualche gruppo italiano tipo Bulldozer e Necrodeath, due band di punta del thrash italiano, i primi milanesi, sono apparsi nelle compilation co Metallica, Slayer, etc. I secondi sono protagonisti di una sorta di death grind primordiale che tanta scuola farà alla fine dei `90. Proviamo anche a spingere trasversalmente, interessando Alberto Rossi, il quale ci mette in contatto con Cubito, che subito ci rifila materiale del Metallica Fan Club. A quei tempi i Metallica non erano ancora teste di cazzo. Erano solo adolescenti brufolosi, ripieni di merdosa birra americana, che non conoscevano la differenza fra strofa e ritornello. Tutto sommato erano simpatici, soprattutto per gli atteggiamenti  da cazzoni. Famosissimi per la loro incapacita` di suonare brani dal vivo senza sbagliare… (Continua al prossimo post)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8801790261567682981?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8801790261567682981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/nascita-della-fanzine.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8801790261567682981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8801790261567682981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/nascita-della-fanzine.html' title='Nascita della fanzine'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Ses3aG6wxvI/AAAAAAAAASE/jCHXaInVsjw/s72-c/img308.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8032677842935921556</id><published>2009-04-09T12:02:00.000-07:00</published><updated>2009-04-13T07:59:18.849-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Terremoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila'/><title type='text'>L' Acqua della novantanovesima cannella</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5KvpuaBOI/AAAAAAAAAQU/2tn9kAXR5z4/s1600-h/img290.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 262px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5KvpuaBOI/AAAAAAAAAQU/2tn9kAXR5z4/s400/img290.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322773992113308898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SeMG-xZbEDI/AAAAAAAAAR0/AcUBwP7BK5E/s1600-h/img303.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SeMG-xZbEDI/AAAAAAAAAR0/AcUBwP7BK5E/s400/img303.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324106859963682866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Osvalda! - ride Antonino - mettiti sul muretto che facciamo una foto con i bimbi!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5LSqnslxI/AAAAAAAAAQc/fKSULs1uIi4/s1600-h/img288.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5LSqnslxI/AAAAAAAAAQc/fKSULs1uIi4/s400/img288.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322774593649022738" border="0" /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5J73WWkvI/AAAAAAAAAQM/adlRECSmncI/s1600-h/img289.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 269px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5J73WWkvI/AAAAAAAAAQM/adlRECSmncI/s400/img289.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322773102417318642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Marialaura! - ride papà Antonino - mettiti sul muretto della fontana che facciamo una foto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gianluca!Simone!- ride nonno Antonino -&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; mettetevi sul muretto della fontana che facciamo una foto!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;br /&gt;Patrizia, amore - ride Gianluca - mettiti sul muretto che facciamo una foto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mila! Marialaura! - ride papà Gianluca - mettetevi sul muretto della fo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;nt&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;ana &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SeEBCIjWwbI/AAAAAAAAARE/zPa7LoxLo0U/s1600-h/img295.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 232px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SeEBCIjWwbI/AAAAAAAAARE/zPa7LoxLo0U/s400/img295.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5323537370695778738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;che facciamo una foto!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8032677842935921556?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8032677842935921556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/l-acqua-della-novantanovesima-cannella.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8032677842935921556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8032677842935921556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/l-acqua-della-novantanovesima-cannella.html' title='L&apos; Acqua della novantanovesima cannella'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sd5KvpuaBOI/AAAAAAAAAQU/2tn9kAXR5z4/s72-c/img290.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1866116978772287925</id><published>2009-04-06T12:55:00.001-07:00</published><updated>2009-04-06T12:57:52.074-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Terremoto'/><title type='text'>L'Aquila</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdpeavkdLnI/AAAAAAAAAPc/vCuEDskXUK0/s1600-h/img287.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 266px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdpeavkdLnI/AAAAAAAAAPc/vCuEDskXUK0/s400/img287.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5321669723230645874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Gianluca Di Renzo&lt;br /&gt;L'Aquila&lt;br /&gt;26 Agosto 1968&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la mia città.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1866116978772287925?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1866116978772287925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/laquila.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1866116978772287925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1866116978772287925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/04/laquila.html' title='L&apos;Aquila'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdpeavkdLnI/AAAAAAAAAPc/vCuEDskXUK0/s72-c/img287.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2411692379889550166</id><published>2009-03-31T11:01:00.000-07:00</published><updated>2009-03-31T11:03:25.368-07:00</updated><title type='text'>Ventimila seghe sopra i mari</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdJauggSZ4I/AAAAAAAAAOw/RjGPAS4ExqU/s1600-h/diego-armando-maradona-in-una-scena-del-documentario-maradona-by-kusturica-60614.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 195px; height: 261px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdJauggSZ4I/AAAAAAAAAOw/RjGPAS4ExqU/s400/diego-armando-maradona-in-una-scena-del-documentario-maradona-by-kusturica-60614.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319413864923817858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:180%;" &gt;Sono&lt;/span&gt; il ragazzo brufoloso che incontrereste nell’atrio della scuola, scambiandolo per uno delle medie. Sono il giovane da picchiare nel bagno, durante la ricreazione, sono la vittima alla quale rubare la pizza o svuotare il portafoglio, Sono il piccolo Fantozzi da mandare a casa senza le scarpe nuove. Insomma sono lo sfigato, ancora toppo spiumato per le superiori,e troppo vecchio per l’asilo. Come tutti gli imberbi tredicenni sfigati mi diletto di hobbies i quali nulla hanno a che fare con la topa. Dalla costruzione di aerei da guerra, alla collezione di Diabolik, al tennis condominiale, con racchette dalle corde di budello.  Agli inizi degli anni ’80 è una sciagura non avere i requisiti per cuccare e il rifugio nelle larghe braccia della musica rock è la corazza ideale per salvarsi dai veri maschi dall’ascella all’ormone di facocero. La stagione estiva ’82, si apre con il dilemma del guardare le partite dei Mondiali, oppure fare altro. Per chi non è stato giovane durante i mondiali dell’82, è necessario ricordare che l’assenza dalle vicinanze di un televisore, durante le partite della nazionale, era passibile di scomunica da parte, di amici e parenti. Alcuni dei marchi di infamia, simili ad un branding effettuato sull’esterno coscia tipo manzo nei film con John Wayne, consistevano nell’epiteto di “ricchione” (ossia colui che predilige altri sport che non siano il pallone), oppure “Secchiò” (colui che predilige gli studi alle attività sferico – ludiche), o altro tipo “Cujò” ( ossia “coglione”, colui che sceglie di fare altro). C’è qualcosa nell’aria, oltre all’odore delle mie scarpe da ginnastica sul davanzale della mia finestra. Si sente che quella sarà un’estate particolare. Inizio quindi la mia stagione di pesca, tentando di snobbare gli eventi sportivi, tra la disapprovazione dei miei vicini di ombrellone, i quali abitano a forcella e vanno in giro con le ciabatte tricolore, sfoggiando canottiere con il volto di Franco Causio con l’aureola. Ci sono anche i Rolling Stones che stanno per arrivare, ma a me, a tredici anni, non è concesso neppure andare a veder i concerti serali dell’organista in chiesa. Tra un nastro degli Ac/Dc e uno dei Jethro Tull, i mondiali iniziano, con i baffi di Claudio Gentile tra gli argomenti da prima pagina di tutti i telegiornali. La tensione sale su Bearzot e sui risultati non esaltanti delle prime partite. Addirittura si rischia la figura di merda con il Camerun. Kazzo di negri! Quando succedono queste cose, il fastidio sado maso che impongo, perdendo queste partite, è quasi piacevole. E’ una sorta di stimolazione da contrarre l’ano. Intanto sulle spiagge, chilometri di gazzette dello sport, vengono sfoggiate tra un olio all’estratto di cocco ed un camillone al gusto fragola e panna. Passo senza commozione di ritorno dal molo, avendo scelto la pesca come attività fuorviante. Sembra che anche i pesci stiano osservando il mondiale, tanto che le catture sono rare e di scarsa rilevanza. Noto con piacere che i frangiflutti, si svuotano, con l’avanzare dell’Italia, nelle qualificazioni. Tra le rocce, ricoperte di cozze e alghe, risuonano gli stridenti urletti delle radioline a rompere il meditativo silenzio dei pescatori. Con estremo culo e tre pareggi, l’Italia passa ai quarti. Il girone che si presenta agli italioti tutti è sconcertante: capitiamo insieme a Brasile ed Argentina, praticamente è come mettere il pisello sulla riva del Nilo con i coccodrilli a pelo d’acqua. In spiaggia si iniziano ad effettuare strani riti propiziatori. La comitiva di napoletani che occupa la spiaggia, ricaccia antiche cerimonia, che rasentano il sacrificio umano. Ogni estraneo, per principio, porta sfiga. Le palle dei più anziani,nonno, zii, bisnonni, vengono sfregate più volte al giorno. Chi non arriva in spiaggia, tenendo sotto braccio una Gazzetta dello Sport è un untore di sventura. Cerco di defilarmi dall’isteria collettiva: Gentile si taglierà i baffi?  Rossi non segna perché non tromba da più di due settimane con la moglie? Oppure: Antonioni è frocio? Arriviamo così al fatidico ventinove giugno millenovecentottantadue: Italia Argentina. Nella mattinata c’erano già state le prime avvisaglie. Uffici chiusi, negozi alle prese con inventari fuori stagione. Pronto Soccorso con i bagni allagati, Pompe Funebri senza casse in magazzino. Nessuno può morire, nessuno può farsi male, nessuno può non guardare la partita. Se fosse arrivato  un Berlusconi, quel pomeriggio, ed avesse preso possesso del parlamento, con una giunta militare guidata da Pinochet, a nessuno sarebbe fregato un kazzo.  Il televisore era  l’unica ragione. Per tutti, tranne che per uno: il sottoscritto. Impassibile, imperturbabile, alle ore 14,30 esco di casa, con cestino, canne , esche, questa volta nell’indifferenza generale. Nessuno si accorge della mia assenza. Fuori un silenzi da dopo bomba, rotto solo da una monocorde voce di Martellini, che fuoriesce da qualsiasi finestra di casa nella quale ci sia un briciolo di vita. Con un passo che risuona alla “Five o’clock in the morning” dei Village People, scendo sotto al molo sud. Nessuno. Niente. Ombrelloni chiusi, serrande abbassate, barche ferme, granchi immobili, cozze serrate sugli scogli. Lì in quel momento, capisco e comprendo di essere il “vero coglione” che è sceso al mare per fare qualcosa “controcorrente”, sapendo che quel gesto non verrà notato da nessuno, perché non c’è nessuno. Arrivo con scioltezza fino al faro e mi appresto a questo inutile esercizio di stupidità dell’essere diverso a tutti i costi. Ma il silenzio amplificato dall’ampiezza degli spazi, mi riporta lontani gli echi delle case all’Orientale, dove branchi di italioti infoiati, urlano, sudati, contro il tubo catodico. Ogni tanto la brezza marina risuona delle beluine urla dei miei concittadini. Solo, in questo silenzio, accucciato sullo scoglio, nel fremito del piacere di una privazione, che nessun uomo sano di mente potrebbe approvare, inizio, dolcemente a frugarmi nel costume. Una sensazione di caldo umido, aggredisce la mia mano, appena tolta dall’acqua, facendomi indurire l’attrezzo. Decido il gesto clamoroso, che da anni mi frulla nella mente, senza che mai abbia potuto concretizzarsi a causa dell’affollamento del luogo. Inizio a tirami l’arnese. Ma non è una sega veloce ad evitare lo scandalo. E’ una sega progressiva, ritmata, effettuata prima nella posizione accovacciata, poi, mano a mano si fa sempre più esplicita. Nell’altra mano stringo sempre la canna da pesca, come stringessi due cazzi contemporaneamente. Eccitato dal rischio di essere toppato e con il desiderio di essere toppato, al mia timida erezione iniziale, si trasforma in un principio di priapismo. E’ il  cinquantaseiesimo del primo tempo, mi alzo in piedi sullo scoglio, a gambe larghe, con il kazzo rivolto a levante. Ormai, sono nel deliquio totale, tiro, tiro, tiro, Tardelli…Goooooooaaaaallllll!!!!! Torno a casa a tarda sera, tra lo strombazzare di una città esplosa  in un’orgia di esternazioni di bassa dignità animale. Trovo il vicino che sbava, violaceo, ansimando sullo zerbino. Entro a casa. Mio padre, con lo sguardo tra il rimprovero e la commiserazione, freddo mi apostrofa: “Non sai che spettacolo ti sei perso!”.  “Sapeste che spettacolo vi siete persi voi!”. Penso e mi chiudo in camera.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2411692379889550166?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2411692379889550166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/sono-il-ragazzo-brufoloso-che.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2411692379889550166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2411692379889550166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/sono-il-ragazzo-brufoloso-che.html' title='Ventimila seghe sopra i mari'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SdJauggSZ4I/AAAAAAAAAOw/RjGPAS4ExqU/s72-c/diego-armando-maradona-in-una-scena-del-documentario-maradona-by-kusturica-60614.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2177568012916374649</id><published>2009-03-28T14:35:00.000-07:00</published><updated>2009-03-28T14:46:23.980-07:00</updated><title type='text'>1986 - Diploma di maturità</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sc6aLv9ftyI/AAAAAAAAAOE/l9hYMpC0O8k/s1600-h/img153+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 610px; height: 181px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sc6aLv9ftyI/AAAAAAAAAOE/l9hYMpC0O8k/s400/img153+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5318357736614770466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Maturità&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Alcuni la chiamano così. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Altri lo prendono sul serio. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Forse e’ l’inizio di un`altra fase della sana stupidità giovanile. Il tempo non è un concetto. Il tempo c`e, lo si può perdere, ci si può giocare. Dopo uno squallido esame , grazie al quale il Liceo Classico di Ortona, si è liberato di me. (Diceva il mio professore di italiano, noto baro e truffatore, che bisogna imbrogliare in giacca e cravatta, perché sostenere l’orale con la maglietta dei Voivod e le borchie non paga), mio padre ha scelto per me la facoltà di Ingegneria a L`Aquila, mio paese natale, dove ho anche molti parenti. Ha scelto, perchè a me &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;non è stato chiesto nessun parere per una disciplina, che ho iniziato ad odiare da subito, senza riserve con tutto il mio cuore. Così ho deciso una protesta silenziosa con una dissipatezza di costumi che solo la vita goliardica può dare. Già ho qualche contatto con ragazzi che amano il mio stesso genere musicale: L`heavy metal che in questo periodo vive uno dei suoi  massimi momenti di gloria. Ci siamo incontrati qualche mese prima degli esami, a Roma per vedere un concerto degli Accept e dei Dokken. Riesco ad entrare nel loro gruppo di amici, anche perché, a dispetto della volontà dei miei, che vorrebbero anche che abitassi con qualche parente, riesco a vivere da solo, in una vecchia casa con una governante novantenne, dedita al consumo smodato di vino. Sull`ultimo punto andiamo d`accordo. Abito in una stanzetta all`ul&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;timo piano di questo vecchio palazzone, in via XX settembre, ho un bagnetto ed un terrazzino, che si affaccia su un piccolo giardino pensile della villa, abitato da due grandi tartarughe di terra ultracentenarie. Adatto la stanza alla mie esigenze: un tavolo da disegno di dimensioni sufficienti, un letto, un armadio, un fono per riscaldarmi e un registratore per avere compagnia. L`Aquila non e` generosa con le temperature a partire dal primo autunno. La mia stanza si rivela subito molto fredda ed il vecchio impianto di riscaldamento unito al mio fono, non sono sufficienti a dare “intimo tepore” all’ambiente. Ogni tanto arriva il gatto di casa a dare un occhia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;ta. E` un micio pelosissimo, sembra lavato con l`ammorbidente, tanto che all`inizio dà l`impressione di essere ultra obeso. Riesco ad accarezzarlo dopo qualche mese, ed ho l`amara sorpresa di trovarlo più magro e smunto del più  sfigato dei gatti di strada. Tra noi si stabilisce subito una profonda ma civile antipatia che culmina con l`arrivo del cocker della proprietaria di casa da Roma: il cane oltre ad essere stupido, è molto aggressivo e viene tenuto chiuso in cucina. Riesco a prendere il gatto e lo butto nella stanza dove si trova il cane, senza guinzaglio. Dalla porta a vetri riesco solo a vedere il gatto fare balzi per sfuggire dalle fauci dell`ebete braccoide. Il felino, nei mesi a seguire, mi ricambierà orinando sulla porta della mia stanza. Inizio ad uscire sempre più spesso con la mia compagnia, scoprendo una vita semisotterranea, sconosciuta fino a quel momento. L`Aquila in quegli anni, era ancora una città Universitaria che offriva &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;poche chances agli studenti: c`erano le classiche discoteche tra le quali la più trasversale era lo Squeak club, qualche altro locale somigliante più ad una balera che ad altro e i primi pub, un misto fra locali inglesi e bar dello sport o della stazione. La caratteristica di questi pub era l`odore di fritto e di sigarette che si attaccava ai tuoi vestiti per giorni, resistendo anche a ripetuti lavaggi. Altri vantaggi erano costituiti da cameriere che dispensavano hashish, non compreso ne&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;l menù. Inizio anche una serie di iniziative tipo festa della matricola oppure festa della festa della matricola, dove gli elementi essenziali sono, elevato consumo del suddetto hasish e alcolici di basso costo tipo “ rum des antilles” o “amaro del carabiniere”. Questi elementi, miscelati in varie proporzioni consentono uno stato confusionale protratto per tutta la notte che supplisce alla mancanza di donne, un must per chi studia ingegneria, un dovere per le donne che non la frequentano, ed una attività di rigetto del cibo tale da riempire lavandini di case altrui e favorire lo condizione di affamati continui. A L`Aquila, oltre all`hashish, gira anche dell`ottimo lucido da scarpe e molti sprovveduti vedono svanire purtroppo non “in fumo” i propri risparmi del sabato sera. La mia compagnia si divide in due settori: quella ricca e gli  affiliati, nella quale figurano B. , figlio di un noto commerciante di veicoli &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;della città, A. figlio di un avvocato della città, S., Cacò, R., lo Squalo, B., Sughillo, Cicoria, le ratte, il P., M. da Pizzoli semi skin head con simpatie per Benito, varie coppie di fratelli e gemelli, qualche ragazza caruccia accoppiata con qualcuno dei suddetti e non. La cosa che accomuna il quaranta per cento di noi e` la musica. A. R. e` il creatore in Italia di una delle più importanti riviste di heavy metal : Metal Caos. Assieme a lui C. C. che in molti oggi conoscono come organizzatore di molti Gods of Metal nonche` creatore del Metallica fan club e amico personale della band americana. Quando vado a trovare la prima volta A. a casa, rimango sbalordito: ci sono i demo originali di centinaia di band, oggi considerate storiche per il genere: Metallica, Exodus, Slayer, Testament, Morbid Angel. A. ha delle novità incredibili, compra decine di dischi al giorno e decine di vinili gli arrivano gratis da tutte le case discografiche del globo.  A questo si unisce&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt; una sua innata disponibilità a farti ascoltare tutto quello che vuoi. M.S. e` un ombroso studente di Pizzoli, con una renault 5 vecchio tipo, con uno stereo dentro, noto per l`assenza totale delle frequenze basse. L`effetto che ne ottiene, ascoltando anche il rock più melodico, è quello di una motosega oliata male, data contro un palo del divieto di sosta. M. ama i Venom, riesce a scorgere nel loro modo di suonare anche degli sprazzi di tecnica musicale. Ama soprattutto il loro bassista, Cronos. Altri gruppi da lui preferiti sono Bathory, Agnostic Front, GBH, Slayer, Voivod. Andiamo subito d`accordo. Perchè non lo so, ma e` così, dato che lui è un ultra fascista e io sono uno della sinistra maoista con tendenze pol pottiane. Avvengono in questo periodo, le famose missioni di acquisto a Roma &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sc6aBExBrNI/AAAAAAAAAN8/cAXazctOsCE/s1600-h/img158+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 204px; height: 168px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sc6aBExBrNI/AAAAAAAAAN8/cAXazctOsCE/s400/img158+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5318357553221053650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;presso Revolver dischi, a Porta Portese, centrale dell`acquisto per i metallari dallo stato pontificio in giù. In particolare e` da ricordare un pomeriggio storico con l`acquisizione di alcuni vinili fondamentali tra i quali “Spreading the disease “ degli Anthrax, “ Bonded by blood” degli Exodus, e soprattutto “Speak English or die” degli S.O.D. In quell`anno escono dischi come “ Reign in blood” degli Slayer “Killing Technology” dei Voivod , “Taking over” degli Overkill, “Master of puppets” dei Metallica e soprattutto “ To mega Therion” dei Celtic Frost  e “Orgasmatron” dei Motorhead due dei miei gruppi preferiti. Iniziamo immediatamente una mole di ascolto considerevole, se unita ai demo ed ai dischi che A. ci fornisce continuamente e agli acquisti industriali di S. D`. un altro della compagnia dedito soprattutto alla raccolta di figa.  S. e` il creatore di una fanzine dal titolo “Stonehenge”, anch`egli in contatto con vari fanzinari e giornalisti abruzzesi e nazionali. Ha una passione smisurata per i Kiss. Possiamo dire che in quel “periodo d`oro” io e M. riusciamo ad ascoltare anche 15-20 dischi al giorno. Di quell`anno e dell`anno dopo saranno due uscite editoriali importanti per il metal italiano la nascita del mensile HM per l`86 e di Metal Shock per l`87. Tutti i giornalisti sono amici e conoscenti di A.R. e questo inizia a farci camminare la testa…(Continua nel prossimo post). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2177568012916374649?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2177568012916374649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/1986-diploma-di-maturita.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2177568012916374649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2177568012916374649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/1986-diploma-di-maturita.html' title='1986 - Diploma di maturità'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sc6aLv9ftyI/AAAAAAAAAOE/l9hYMpC0O8k/s72-c/img153+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7117678081123449164</id><published>2009-03-22T04:09:00.000-07:00</published><updated>2009-03-22T04:13:01.663-07:00</updated><title type='text'>At war with Satan</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScYdJHK4WrI/AAAAAAAAANs/j5sBPk68cq0/s1600-h/img205+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 379px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScYdJHK4WrI/AAAAAAAAANs/j5sBPk68cq0/s400/img205+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5315968452538161842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenico è rosso di capelli ed è un tirchio del kazzo. Domenico è stato a vedere i Venom e gli Exodus a Roma e io sono invidioso. Ci frequentiamo durante tutto l`ultimo anno di liceo, pensando di mettere su un gruppo heavy metal dai connotati dark sinfonici. Domenico ha un fratello, Mauro, che suona il pianoforte che diolamandi e va in giro con i guanti anche l`estate per paura di rovinarsi le mani. A 17 anni non ho neanche la chitarra elettrica buona. Ne ho comprata una in un vecchio negozio di Ortona, quello di Pettinefino, la nascondo sotto il letto, perchè papà non vuole , perché, dice lui, debbo pensare a “le cose serie della vita“. Per me l`unica cosa “seria” della vita è stata , è e sarà per sempre, Elvis. Così mi faccio prestare la chitarra da Andrea, il mio compagno di banco, che ascolta gli Slayer e Michael Jackson, in un turbinio di accordini funk e dissonanti da non capirci un kazzo. Domenico inizia a propormi il suo concetto di un heavy metal, misto a stacchi sinfonici, che il fratello Mauro registra in chiesa mentre lui distrae il prete. A quei tempi inizio ad indossare sfacciatamente una magliettina dei Venom con una testa di caprone rossa, su un pentacolo rovesciato e sotto la scritta “Look at me Satan child, born of evil, Thus defiled”,  corredato da una collana con croce capovolta ed un cinturone con le borchie. Non mi rendo conto che in città, qualcuno mi inizia a guardare con l’intenzione di gettarmi dell’acqua santa addosso. Così con la mia chitarrina mi metto sulla SS 16 affinchè qualche buon uomo mi dia un passaggio per salire a Tollo a fare le prove. Dopo due ore di pollice alzato inutilmente, forse mi rendo conto che l’abbigliamento non è proprio adatto a stabilire atteggiamenti di empatia, con i camionisti. The Hitcher è stato girato pensando a me. Alla fine mi inchioda davanti ai piedi, una 124 color verde merda di lumaca, con un tipo che sembra uscito dal forno della porchetta. Una maglietta bianca impataccata, si lacera sotto le generose forme del bifolco, il quale custodisce gelosamente incastrati, tra il bicipite e la manica della maglietta, un pacchetto di nazionali con l’accendino. “Cumpà, a da ij’ a Tolle?“. Salgo senza rispondere. Faccio una delle più grandi kazzate della mia adolescenza. La 124 del truzzo è stata modificata in laboratorio per raggiungere i 240. Me ne rendo conto quando entro dentro questa specie di motozappa nucleare. Lasciando intatti gli interni in plastica marrone, un volante simil rally è tutto quello che rimane di un cruscotto con tachimetri, contagiri, misuratori, led radio con vecchia cassetta di Nino D’Angelo e Arbre Magique al profumo di cozza. La prima curva viene affrontata ad una velocità nominale di 130 km orari. Il verro cheè alla guida, come per accompagnare la guida di un sidecar da corsa, attacca la mano sul tetto della macchina, a spostare il proprio peso. I pochi km che dividono l’Adriatica da Tollo, sono il martirio del mio stomaco. “Cumpà, che ti’ stii’ a ffà ’sotte?” Sembro Pozzetto in “Sono fotogenico”. Bianco come un cencio, vengo depositato in via Perruna, onde poter vomitare il pranzo. Riesco a raggiungere casa di Domenico, dove è già in corso la riunione per decidere il nome della band. In maniera molto democratica  i fratelli musicisti optano per “Graveless”, dopo aver consultato un vecchi Hazon Garzanti. C’è un altro problema da risolvere. Non abbiamo sala prove. Per il momento, basta un vecchio pollaio per metter su un po’ di accordi. Ci sono vecchi amplificatori a valvola isolati male, anche l`impianto elettrico di quella specie di stalla è un cesso, c’è il rischio di fare la fine di Keith Reilf, cantante degli Yardbirds inglesi, morto, durante un temporale, mentre suonava a casa in ciabatte. Non voglio morire in ciabatte , I wanna die with my boots on! Come direbbero i Maiden. Partiamo con una serie affilata di gig che farebbe appendere la chitarra al chiodo anche a Van Halen, non per la nostra bravura , ma per il pericolo di suonare in quelle condizioni. E`un pomeriggio di inizio estate. L`aria è satura di odore pretemporalesco e noi siamo accalcati, nell`antipollaio di questo pollaio, in piena campagna tollese. C`è un vaga puzzetta di culo di gallina, dato che un cancelletto, ci divide dal luogo abitato dagli stupidi volatili. Il batterista vende pezzi di ricambio e ha intuito subito, dato il suo retaggio prefolk liscio, che il thrash è solo una polka al triplo della velocità. Suoniamo beati una sorta di introduzione al brano “Triumph of evil”, Domenico si avvicina al microfono, collegato a questo amplificatore che ha tutta l`aria di un Montarbo passato sotto una frana. Il contatto delle labbra di Domenico con il microfono, chiude il circuito facendo partire una scossa che lo rende cieco per venti minuti. Nella concitazione, mi cade il plettro. Nel momento in cui tocco con le dita il pavimento della stalla, per raccorglielo , una botta di corrente mi proietta verso dietro sollevandomi da terra, cado, riuscendo, fortunatamente a staccare il jack con il mio corpo.. E` il panico generale. Allungato per terra, riesco solo a vedere l`occhio di una gallina dal recinto vicino che assiste alla scena. Stasera pollo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7117678081123449164?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7117678081123449164/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/at-war-with-satan.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7117678081123449164'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7117678081123449164'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/at-war-with-satan.html' title='At war with Satan'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScYdJHK4WrI/AAAAAAAAANs/j5sBPk68cq0/s72-c/img205+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8137200369598405263</id><published>2009-03-17T13:22:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T13:33:41.504-07:00</updated><title type='text'>Confessioni di una mente pericolosa 1 (Poemi dell'hashish)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScAJDr3G0xI/AAAAAAAAANU/H-csKmSHZr8/s1600-h/174+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 400px; height: 170px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScAJDr3G0xI/AAAAAAAAANU/H-csKmSHZr8/s400/174+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314257519215301394" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Prefazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizio qui una serie di racconti, riguardanti alcune avventure che ho avuto l'onore/disonore di vivere, durante gli anni della prima giovinezza, in ambienti universitari e non. I miei complici, qualche anno fa, hanno pubblicato un libro sulle vicende. Io vorrei completare la cronaca. Vi prego di continuare ad apprezzare la mia persona, anche dopo aver letto le storie che scorreranno sul mio blog in queste settimane. Lo so, tutte le prove saranno usate contro di me, ma di questi tempi, qualcuno potrebbe trovare sollievo al solo pensiero che protagonista di queste storie non sia stato egli stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Qualche scapigliato&lt;/span&gt; nordeuropeo, di quelli ricchi che, non avendo un kazzo da fare, ha dedicato la sua vita gli abusi ed alle lettere, ha sublimato il consumo delle droghe attraverso il resoconto di esperienze sotto l`effetto delle stesse. Nonostante l`effetto talvolta, innegabilmente piacevole del consumo di cannabis e suoi derivati e per mia fortuna non conoscendo gli effetti degli oppiacei, della coca e delle droghe di sintesi, devo dire che questi kazzoni, hanno idealizzato ai giovani un mondo, che tutto sommato avrebbe potuto essere sostituito, da banchetti di alta qualità e da un forte consumo di gnocca. La topa non ha controindicazione ed e` linguaggio universalmente riconosciuto, anche se i pericoli del culo, ultimamente, fuorviano il giovane, intimidito da femmine sempre più aggressive. Così per essere normali, anche noi all`epoca, abbiamo dato valenza artistica a pratiche altrimenti da curva sud laziale. La lettura di Baudelaire, Mallarmè, Verlaine e Benjamin, ci spinge a tentare una strada pecoreccia,  tipo acid test americani. Ci riuniamo quindi nella mia stanzetta di via XX settembre, per consumare smodatamente dell`hashish, tenendo a secco un nostro amico ,tale R., il quale viene costretto a registrare i nostri discorsi e le nostre sensazioni, sotto l`effetto della cannabis. Io, G., C., B., uno dei fratelli C., R. ci ammucchiamo per terra, mentre il F. tiene il taccuino. L`esperimento presenta notevoli spunti, tanto che alcune frasi storiche vengono coniate e lasciate ai posteri da questa importante seduta. Nostro nume tutelare e` il compianto Chuck Shuldiner, leader dei Death, autore di una intervista su di una nota fanzine svedese o norvegese. Il motto coniato dallo Shuldiner e` contenuto nella risposta alla domanda che l`intervistatore, l`altro compianto Hyeronimous leader dei Mayhem gli pone. “What about your next projects?” chiede H. e Chuck lapidariamente risponde: “ To find a long blond-haired woman who suck my cock and let me shoot my cum into her mouth and all over her face!”. Forti di questi principi, affrontiamo la serata pieni di iniziativa, ma la qualità del fumo ed i percorsi linguistici, ci fanno prendere una piega diversa. C., in crisi con la sua ragazza, a causa nostra e delle nostre notti brave, incomincia ad avere manie di gerontofilia, monopolizzando il suo pensiero sulla mia governante ottantaquattrenne che dorme nell`altra ala dell`edificio. Intuiamo subito il pericolo, senza un`azione di forza, già mi vedo cacciato da casa con l`accusa di stupro di anziana. C. di colpo, brandendo senza motivazione un mio rasoio usa  e getta,  imbocca la via delle scale per andare verso la camera della vecchia, urlando a gran voce le sue intenzioni sessuali o depilatorie. Lo raggiungiamo a pochi metri dalla stanza e lo solleviamo tappandogli la bocca, trovando l`uscita e la mia salvezza. Giunti in piazza, la sua follia bulbicida non si ferma. Aizzato dagli altri e dalla mia nota insensibilità al dolore, sotto l`effetto di alcol e fumo, inizia a fare apprezzamenti negativi sul modo nel quale mi rado di sovente. Il dissenso monta, si amplifica, si trasforma in disapprovazione. Vengo afferrato da quattro energumeni. Sotto gli occhi di gruppi universitari, in una sera non eccessivamente tarda, al centra della piazza del Capoluogo regionale, il C. , mi rade a secco in maniera approssimativa e criminosa, urlando frasi sconnesse circa la missione igienica dei barbieri. Il mio dimenarmi fa si che la rasatura non sia nè regolare nè precisa. In poche parole, la mattina dopo mi presento all`università, senza la barba da un lato, con un baffetto alla Hitler e con numerose ferite di arma da taglio sul volto, suscitando forte ilarità tra i convenuti presso l`aula di disegno all`ultimo piano. Della serata esiste un testo ed un cartellone scritto che gelosamente conservo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8137200369598405263?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8137200369598405263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/confessioni-di-una-mente-pericolosa-1.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8137200369598405263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8137200369598405263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/confessioni-di-una-mente-pericolosa-1.html' title='Confessioni di una mente pericolosa 1 (Poemi dell&apos;hashish)'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/ScAJDr3G0xI/AAAAAAAAANU/H-csKmSHZr8/s72-c/174+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7382744122218707972</id><published>2009-03-12T14:04:00.000-07:00</published><updated>2009-03-12T14:06:55.154-07:00</updated><title type='text'>La comunanza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sbl5SBz3LtI/AAAAAAAAAM8/M8nz9LnqmuM/s1600-h/img269.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 276px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sbl5SBz3LtI/AAAAAAAAAM8/M8nz9LnqmuM/s400/img269.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5312410586090778322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:180%;" &gt;C’è &lt;/span&gt;questo pomeriggio che fa rima con maggio. Faccio un conto dei pomeriggi che ricordo di più: sono quelli di maggio. Non me ne frega un cazzo di Nanni Moretti, probabilmente è questa cover di Starless two dei King Crimson rifatta da Craig Armstrong ,che sto ascoltando. Dicevo di questo pomeriggio. Tengo per mano mia moglie. E’ strano tenere per mano le mogli, nei racconti. Le mogli sono troppo ordinarie, di solito, per essere raccontate nei libri. Ma io, mia moglie, la tengo forte, per mano. Siamo sull’affaccio della Chiesa di san Miniato, a Firenze. La spalla mi fa male. Porto due macchine fotografiche e il cavalletto. Ci sediamo nel silenzio di quell’altezza, in lotta con il lontano vibrare di una città, tesa sotto una leggera foschia gassosa. Abbiamo fame. Forse l’odore di cripta gotica di quella chiesa poco frequentata da turisti pigri o la bottega dei frati, piena di finti amari, e liquirizie in svariate guise. Iniziamo a scendere la scalinata stretta fra cespugli che sporgono dalle villette sui lati. Alla fine delle scale c’è un’osteria. Chianti e lardo soffritto. Atterrano i nostri stomaci, pieni di arti e visioni. Di fronte a noi, al nostro appagarsi di bisogni primari e cartoline, sulle ultime scale, un ragazzo pallido, malridotto, si è levato delle vecchie scarpe da ginnastica, mettendo in mostra piedi sporchissimi e rovinati. Caccia dalla tasca una bella siringa e se la ficca con sicurezza nella vena sul dorso del piede. Capisco che la vastità dell’ingegno umano nelle opere di Firenze, può essere abilmente superata dal contenuto di quella iniezione. Metto in bocca, l’ultimo pezzo di pane bagnato in quel soffritto, realizzando che non lo cambierei neanche io, in quel momento, con qualsiasi visita guidata. In questo pomeriggio di maggio, mi interrogo sulla natura e sulla comunanza delle dosi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7382744122218707972?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7382744122218707972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/la-comunanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7382744122218707972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7382744122218707972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/la-comunanza.html' title='La comunanza'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sbl5SBz3LtI/AAAAAAAAAM8/M8nz9LnqmuM/s72-c/img269.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-826821504503232444</id><published>2009-03-03T09:09:00.000-08:00</published><updated>2009-03-03T09:13:01.773-08:00</updated><title type='text'>La gamba di Nonno Pietro</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;Cazzo!&lt;/span&gt; Sta`strada si muove! -&lt;br /&gt;Nonno Pietro aveva fermato il camioncino. Si aggiustò il cappello, scese di fretta, il tempo di sentire le ruote scricchiolare, sotto quel&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;la ghiaietta indecisa. La strada , in effetti, sembrava fatta di seg&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;atura. Una scorciatoia per andare dalla Penna a Villa Santa Maria, costruita dai contadini, sulla frana. Era così insicura che si potevano vedere I sassi cadere a monte, rimanendo fermi ad osservare il colle per &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sa1k30AEeII/AAAAAAAAAMk/6nh4LixtRvA/s1600-h/12+marzo+1936+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 146px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sa1k30AEeII/AAAAAAAAAMk/6nh4LixtRvA/s400/12+marzo+1936+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309010445754202242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;pochi istanti. Intanto il camioncino si inclinava piano piano, con la ferma intenzione di arrivare fino a valle, se nonno Pietro non si fosse deciso a proseguire. Le casse delle gazzose, facevano un leggero tintinnio ad ogni strattone della terra. - La prossima volta mi tocca passare per la Stazione di Bomba!- Nonno Pietro, salì di fretta sul camioncino. Il motore fece due rantoli di disapprovazione e spostò il carico dall`altra parte della strada, quella buona. Nonno Pietro era un omone grosso e pelato alto quasi due metri per essere un meridionale, ma sicuro di uno stazza che proveniva da una stirpe di federiciana memoria. Aveva mani sproporzionate per grandezza, ma ancora più impressionante era l`utilizzo delle bestemmie, quale interiezione tra una parola ed un silenzio. Era così aduso a sacramentare che, quando scriveva al fratello, lontano in America, metteva le bestemmie anche nel testo della lettera. Al contrario soffriva quasi di una devozione bigotta ed ancestrale per le forme esteriori della religiosità, quasi a volersi scusare per la sua blasfemia. In particolare univa la superstizione alla più rigorose pratiche di rispetto  per Santi, Beati e vergini di varia natura. La moglie Requilde, una piccola ed ossuta speziale lo guardava paziente nei suoi attacchi di collera, specialmente quando, a sera, gli toccava levare le garze dalla sua gamba, per la medicazione quotidiana. Quella gamba, ridotta come un abbacchio appena scuoiato, era stata un regalo della campagna d`Africa. A cinquant`anni suonati, Nonno Pietro, fascista convinto, si era messo in mente di partire volontario. Era stato beccato durante un`imboscata, gli avevano sparato ad una gamba ed era riuscito a trascinarsi fino ad un cespuglio, dove aveva trovato salvezza e riparo, per tutta la notte. In un doloroso deliquio, non avendo con se stracci o bende per poter fasciare la ferita, aveva trovato delle grosse foglie che potevano bastare a proteggergli la coscia. Aveva beccato una rarissima pianta anticicatrizzante. Ormai erano anni che quella ferita era aperta. Ogni sera un calvario per Nonna Requilde, che lo lasciava solo durante la medicazione. Per Nonno Pietro, sbendare la ferita, ricordarsi di quel giorno e ripassare tutti I santi del calendario ad alta voce  era un attimo. Nonna aspettava fuori dalla porta. Quando il fiume di improperi si era calmato, Requilde entrava piano in camera dove intanto Pietro si era addormentato. Dalla garza lavata e rilavata più volte dalla Nonna ed assicurata nuovamente intorno alla gamba di Pietro, cominciava a riemergere inesorabile, una leggera macchia di sangue.  Poi, tutto precipitò a poche settimane da quel giorno come tanti altri. La gamba che era rimasta un ricordo tangibile ma stabile dell`ultima guerra, iniziò ad infettarsi. Il Dottore del paese, don Lele Fantini, lo visitò una sera e volle parlargli: - Pietro, la gamba e` da amputare!- - Amputa` lu`kazze!- rispose Pietro. - Dotto`, cosa ha detto nostro Signore? Che nel giorno del giudizio, bisogna uscire interi dalla proprie tombe per essere giudicati al cospetto di Dio! Gna` kazze `ci vaje davanti all`onnipotente senza na`cosse? Sta` cosse  je` lu me` e con me deve venire all`altro mondo! - Inutile fu per il Dottore convincere Pietro della necessità di amputare l`arto, per cui don Lele pensò di convincere la moglie ad effettuare l`operazione con l`inganno, dato che vi era in gioco la vita di Nonno Pietro. Il giorno dopo, il Dottore con la scusa di somministrare un medicinale a Pietro, lo narcotizzò e potè effettuare l`operazione. Era ancora lì don Lele, che stava pulendo I ferri, e rimettendo a posto ogni cosa. La gamba era sul davanzale avvolta in un panno di lino, come un prosciutto, che Nonno Pietro aprì gli occhi. L`anestesia non particolarmente forte e la fibra del vecchio, avevano consentito un rapido risveglio, sufficiente perchè Pietro si rendesse subito conto dell`accaduto. Come una furia incontrollata, dal  suo letto, Pietro aspettò che il Dottore si fosse avvicinato per prenderlo per il collo e minacciarlo: - Aredamme` la `cosse!- urlava il Nonno - Aredamme la` cosse senno` t`accide! -. Solo dopo che il vecchio ebbe l`arto sotto il suo braccio, lasciò la presa dal collo del Dottore, il quale, non appena fu liberato, scappò dalla stanza urlando. Per qualche giorno, Pietro, tenne la gamba nell`ultimo cassetto del settimino. Poi, con l`aumentare del cattivo odore, Requilde decise di chiamare il parroco, affinchè convincesse Pietro a seppellire, quel moncone ingombrante e fetoso. Fu difficile da parte di Don Eustachio, convincere Pietro, tanto che il vecchio pretendeva che si facesse un funerale speciale per la sua gamba. - Sa`cosse` da`pije li` Sacramiente`- continuava a ripetere al parroco, tanto che Don Eustachio fu costretto ad organizzare una sorta di rito posticcio, con tanto di aspersorio, affinchè Nonno Pietro si convincesse della regolarità delle esequie. Fu chiamato Mastro Armando, il falegname, perchè si costruisse una bara della misura della gamba. Così molti si affacciarono alle finestre delle case vicine, quando uscì la processione, con il parroco, Nonno Pietro sul carretto, nonna Requilde e I tre figli, tutti al seguito di Merdone, sfossamorto comunale sordomuto e scemo del paese all`occorrenza, con sulla spalla la piccola cassa di noce, nella quale vi era custodita la gamba. L`arto fu inumato nel loculo della cappella di famiglia, loculo già prenotato come dimora eterna da Nonno Pietro. Così, ogni fine settimana, il vecchio andava a ”recare omaggio” alla sua gamba che nella morte lo aveva preceduto, fermandosi sulla lapide a pregare. Sul granito vi era scritto: “Pietro Cenci di lui più lesta, giace qui la gamba”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il tempo fu inesorabile. Nonno Pietro cadde , negli ultimi mesi di vita, in un stato di incoscienza ed immobilità, tanto che non riuscì più ad andare a trovare il suo arto al cimitero e  a vedere I lavori di restauro della cappella, messa in pericolo dal cedimento della costa della montagna vicina. I lavori si fecero in sua assenza. A capo della squadretta di muratori di un paese limitrofo c`era Mastro Sino, un uomo capace di bere nelle giornate più faticose anche una damigiana di rosato da quindici. Era stato a lavorare nel Mato Grosso ed in Francia e si diceva potesse alzare, da giovane, un muro perfettamente a piombo posando I mattoni con I piedi. Ultimamente la cataratta ma soprattutto il vino, avevano preso il sopravvento e si limitava a dirigere I giovani dipendenti, prendendoli a schiaffi dietro la nuca, quando riusciva ad averli a tiro. Un carattere spigoloso, burlone e sbrigativo completava il quadro. Non appena mise mano alla Cappella di Nonno Pietro, si dovette procedere allo sgombero delle casse di antenati e trisavoli. Ma quando aprì la lapide del non ancora defunto, vi trovò dentro la cassetta. Tra la sorpresa generale, Mastro Sino, aprì il coperchio e sbottò in un grassa risata -` OppelaMajelle! Ma chi je` ssta cose `ntisichite? - In effetti, con il tempo la gamba aveva assunto l`aspetto di un arto scolpito malamente nel legno, tanto era indurito ed annerito. La gamba era fossilizzata e Mastro Sino credette ad uno scherzo degli operai. Decise, quindi,  di sotterrare la reliquia con l`assistenza di Merdone. La piccola bara fu sotterrata nello spazio di sepoltura comune, dove non esistevano ne` croci ne` lapidi a ricordo dei defunti più poveri o sconosciuti. Quando dopo settimane, il restauro fu compiuto, venendo a mancare Nonno Pietro, si procedette all`inumazione, terribile fu la sorpresa dei parenti nello scoprire che la gamba della buonanima era scomparsa. Nonna Requilde cadde come un sacco morto dopo aver esclamato - O Aneme de`lu Pregatorie! - portandosi  a terra una fila intera di cugini . Si sprofondò tutti nella disperazione più grossa, pensando a quanto aveva fatto Nonno Pietro perche` la sua gamba lo seguisse nell`aldilà. Per giorni si chiese in giro se c`erano stai movimenti strani intorno al cimitero e gli unici indiziati risultarono essere gli operai che avevano lavorato al restauro della cappelletta di famiglia. Mastro Sino che all`inizio aveva pensato alla gamba come  ad uno scherzo, quando si rese conto della verità, disse che non aveva visto niente per paura che la sua iniziativa di dare una sepoltura a quell`affare rinsecchito si trasformasse in accuse pesanti. Il figlio maggiore di nonno Pietro, Peppino, col passare dei giorni e delle settimane, si rassegnò alla perdita di una parte del padre, tentando di non pensarvi più. Tornarono I pensieri, peggio di prima, quando iniziò a sognare Nonno Pietro. Stava davanti ad un enorme portone, voleva entrare ma due angeli a custodia gli dicevano ` ti manca una gamba sei destinato all`Inferno!- Si svegliava regolarmente e regolarmente raccontava il sogno alla moglie Elodia, che trasformava la storia in numeri da giocare al lotto. I numeri si dimostrarono vincenti non una volta sola, ma ogni volta che I sogni su Mastro Pietro venivano trasformati in numeri da giocare La cosa strana e` che all`angoscia per il padre che veniva sognato nelle situazioni più disperate, come una povera anima vagante nel limbo, Peppino contrapponeva la soddisfazione per le piccole ma continue vincite al lotto. E queste vincite cadevano a fagiolo, perchè Peppino non navigava in buone acque. Era ormai arrivato a racimolare un bel gruzzoletto grazie all`attività onirica, quando una sera si presentò Merdone. Si era ricordato dove Mastro Sino gli aveva fatto sotterrare l`arto e con gesti a metà tra il linguaggio dei sordomuti e quello degli scemi, gli aveva fatto capire di aver dissotterrato la gamba e di aver rimesso vicino alla salma del povero Pietro la parte mancante. Da allora Peppino, forse condizionato da quanto accaduto non aveva più sognato il padre e di conseguenza non aveva più racconti che avrebbero potuto essere trasformati in numeri vincenti, tanto da dover ritornare a stringere la cinghia, fino ad arrivare alla rovina economica. Almeno fu questo il racconto che fece al Brigadiere, durante l`interrogatorio dopo l`arresto, per essere stato “ colto in fragrante, in orario notturno, nell`area cimiteriale, mentre tentava di sotterrare un arto umano mummificato nel terreno di sepoltura comune”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-826821504503232444?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/826821504503232444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/la-gamba-di-nonno-pietro.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/826821504503232444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/826821504503232444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/03/la-gamba-di-nonno-pietro.html' title='La gamba di Nonno Pietro'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sa1k30AEeII/AAAAAAAAAMk/6nh4LixtRvA/s72-c/12+marzo+1936+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-6491192473099405695</id><published>2009-02-27T13:48:00.000-08:00</published><updated>2009-02-27T14:28:53.442-08:00</updated><title type='text'>Ripari di Giobbe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahnVfCA0_I/AAAAAAAAAME/_2CBtB8NPTc/s1600-h/img278.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 233px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahnVfCA0_I/AAAAAAAAAME/_2CBtB8NPTc/s400/img278.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307605779660985330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahmiQnLR5I/AAAAAAAAAL8/yxKlcTWTLE0/s1600-h/img280.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 270px; height: 384px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahmiQnLR5I/AAAAAAAAAL8/yxKlcTWTLE0/s400/img280.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307604899616999314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Oggi&lt;/span&gt; è crollato un pezzo di Cost&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;a . Oggi è crollato un pezzo di Ortona. Era un bel posto p&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;er starci. Una di quelle cale&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; che portano ad una spiaggia di ghiaia e rocce. La domenica, in estate, era&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; il luogo dove si incontravano bagnanti di varie nazionalità. Uno di quei posti che, negli anni '70, si trovava sulle cartine dei viaggiatori da autost&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;op. Un'insenatura appartata, un campeggio che si apriva dopo una discesa tra i canneti fruscianti e il leggero odore salmastr&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahlXANlaFI/AAAAAAAAALs/udBP0nUZdI0/s1600-h/img281+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 137px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahlXANlaFI/AAAAAAAAALs/udBP0nUZdI0/s400/img281+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307603606724503634" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;o che proveniva &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;dalle scogliere. Di notte, meta di incontri al chiaro di luna. Qualcuno ci arr&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;ivava con la barca. Andammo anche noi due, una domenica, di tanti anni fa , ormai. C'era una atmosfera così dilatata. Coppie di amanti, silenziosi, come noi, stavano sulla riva a passare il tempo, in silenzio, senza bisogno di parlare, come se il rumore del mare tra la ghiaia della riva, parlasse loro parole sufficienti. Sembrava un quadro di Seurat. In attesa di qualcosa, tutti. Sotto il sole che si chiudeva dritto alle nostre spalle, oltre il promontorio. Pensavamo, allora, che nulla sarebbe cambiato, come poter fermare il tempo, di queste persone, queste coppie, che erano lì, insieme a noi. Tornammo altre volte, ma non fu più, come quel pomeriggio.Una disputa id&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;iota e suicida ha lasciato queste scaglie di tufo in balìa degli eventi. Tutti avevano previsto, la natura, la pioggi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;a di questo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt; inverno, hanno fatto il resto. Si litigava, in Comune&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;, con i proprietari, i posteggiator&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;i, i contadini, le Ferrovie dello Stato, gli ambientalisti, i diportisti.&lt;br /&gt;Ci si batteva contro l'Abruz&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;zo dei petroli, ma nulla si faceva perchè la costa potesse vivere delle sue bellezze. Nel silenzio, di un dopopranzo, lungo le curve che escono da Ortona,&lt;br /&gt;n&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;el luogo in cui i tedeschi si ritirarono,&lt;br /&gt;dopo la sanguinosa battaglia del &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sahlp2fcXMI/AAAAAAAAAL0/O6S2fkMrP3o/s1600-h/img279.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 369px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/Sahlp2fcXMI/AAAAAAAAAL0/O6S2fkMrP3o/s400/img279.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307603930532568258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;43, una lunga striscia di sabbia si estende nel&lt;br /&gt;mare a segnare lo smottamento, un bungalow affonda, inclinato nelle acque che rendevano possibile sopportare ancora questo paese. Molti si chiederanno perchè e solo per il fatto che si chiederanno perchè, il perchè non l'avranno capito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-6491192473099405695?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/6491192473099405695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/ripari-di-giobbe.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6491192473099405695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6491192473099405695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/ripari-di-giobbe.html' title='Ripari di Giobbe'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SahnVfCA0_I/AAAAAAAAAME/_2CBtB8NPTc/s72-c/img278.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-6748799378623372695</id><published>2009-02-24T08:56:00.000-08:00</published><updated>2009-02-24T08:59:50.561-08:00</updated><title type='text'>La pianta di Limone</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SaQnVuuD-wI/AAAAAAAAALE/kKugqAnQEAA/s1600-h/img081+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 170px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SaQnVuuD-wI/AAAAAAAAALE/kKugqAnQEAA/s400/img081+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5306409515221252866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Aveva questa pianta di limone, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Zi’Nicola&lt;/span&gt;. La pianta stava nell’orto di casa a Pennadomo. La casa si sviluppava a terrazzoni, ogni piano due vani: prima c’era l’entrata dell’osteria , poi, scese le scale, si arrivava alla dispensa, ancora piu’ giu’ la cantina e la stalla, per finire il fondaco e l’orto, tenuto sulla strada da un muretto di pietre a secco. Un orto piccolo, dove nonn’Anna tentava invano di coltivare qualche odore per la cucina oppure teneva due piante di insalata. L’unica cosa che dominava in un angolo a sud, questo fazzoletto di terra, era la pianta di limone. Un tronco contorto, tormentato,, che producev frutti bitorzoluti, aspri come un dispiacere, che ti bruciavano le labbra e ti facevano fare saliva fino a strozzarti al solo tagliarli in due. Quella pianta era cme la famiglia Di Renzo, dura, greve. Molti in paese sostenevano che quella gente riusciva da sola a far rimanere la Penna indietro di un secolo. Zi’ Nicola se ne fregava, gli bastava ficcarsi nella stalla la sera, a suonare il suo bombardino sotto l’occhio paziente dell’asina Rosina, che sopportava qualche “variazione” sul tema. Zi’ Nicola suonava nella banda del paese, ed era l ‘unico modo per far capire che non era uno zotico come molti pensavano, ma sotto la scorza taciturna e ruvida si nascondeva un curioso osservatre ed un poeta a modo suo. Così soffiava maledettamente forte in quel bombardino, per vendicarsi dei “dottori” e filosofi del paese” tanto da lui venivano, quando avevan bisogno di soldi. Li segnava tutti con bella calligrafia sul registro che teneva nell’armadio della camera matrimoniale. Zi’ nicola era l’oste, baffetti e giacca, una leggera incurvatura della schiena. Saliva dalla rua con l’asina Rosina a portare i ceppi secchi per il fuoco dell’osteria, a riscaldare i quattro avventori seduti davanti al quartino e la gazzosa. Zi’ Nicola faceva scarpe, quelle per lavorare, per andare alla festa del paese e mangiarsi due lupini mentre si ascolta la banda nella cassa armonica, le scarpe per le comunioni, le scarpe per zappare, le scarpe per chi muore, e non deve camminare. Segnava le scarpe che faceva sul registro e ci metteva pure i soldi che dava al figlio Carminino per l’Universita’ a Modena. Aveva iniziato gli studi, nel periodo confuso della guerra Carminino. Aveva un animo gentile, dotato di forte intelligenza matematica. Per questo Zi’ Nicla aveva sognato un grande futuro per il figlio, mentre l’altro figlio Camillo era al fronte. Ma ora non riusciva a capire, come avesse potuto fare a trovarsi in quella situazione. Era nascosto in un cespuglio, in mezzo alla nebbia della bassa padana. I tedeschi li avevano rastrellati, perchè giovani e buoni per scavare le trincee. Dalle lenti a culo di bottiglia, appannate, a causa del respiro pesante e della nebbia, Nino, riusciva a vedere il cespuglio vicino, dove si erano nascosti i suoi due compagni di fuga. Li stavano cercando da ore. Non era stato semplice scappare. Erano immersi nel fango, con le pale in mano, quando, il tedesco di guardia si eran distratto a a causa di un ragazzo, svenuto per la fatica, che lavorava a poichi metri da loro. Nino aveva approfittato, per tramortire il soldato con la pala ed era saltato fuori dalla buca, correndo verso l’ombra di una cascina lontana. Capì dopo di essere seguito dai suoi due amici. Ora stavano lì, in attesa di qualsiasi cosa. Da lontano, il rumore di un moto. Era la pattuglia tedesca. Nel sidecar, un tedesco teneva stretta in mano la machinepistole. Passò davanti al loro nascondiglio affondando in una pozzanghera e riprendendo la corsa. Nino era intenzionato a stare fermo, ma gli altri due, nel panico più totale iniziarono stupidamente a darsela a gamba, non considerandom il pericolo scampato. Il tedesco nel sidecar, si girò. Iniziarono i primi colpì di mitraglia nella loro direzione. Nino fuggiva, aveva sentito gli altri due urlare per le ferite. Stranamente, non era stato colpito. Il tedesco, prese una bomba a mano e la tirò nella sua direzione. Nino sentì una sensazione di calore dietro la schiena, poi il buio. Si svegliò, dopo due giorni, nell’ospedale da campo tedesco. Era stato colpito ai reni e una scheggia si era conficcata in quello destro. Quest incidente aveva cndizonato la salute di Nino, anche ora che, a guerra finita, aveva ripreso gli studi. I sui mal di testa erano terribili, non riusciva a contenersi, doveva mettere la testa sotto le fontane anche in pieno centro, vestito di tutto punto. Ritornava da Modena per le feste comandate ed ogni volta riusciva amascherare bene il peggiorare della sua malattie. Lo rallegrava il nipotino Nicola e la sorella minore Laurina che era la sua prediletta. Amava ritrnare cn il treno nella citta dei suoi studi dove ormai lontananza e solitudine si erano fatte più pesanti, amava i paesaggi del treno sull’Adriatico. Come quella volta tornando da casa dopo Natale C’erano ombre veloci, sugli scenari, ostacolati dalla luce dello scompartimento. Una regione era di passaggio. Forse le Marche. Portava un vestito elegante ,scuro, l’unico vestito buono dell’armadio. La cravatta viola, di seta, indurita da lunghe permanenze in cassetti bui. La cravatta di Gian Maria Volontè. Carminino era Volontè, un cittadino oltre ogni sospetto di viaggiare per inutili convegni, senza delitti nascosti, con mediocri appunti di università su fogli intestati a fornaci di mattoni. Uno spiraglio dal finestrino difettoso, odorava di porcilaia e pianure emiliane. Il treno lasciava una luna cattiva. Lei era bruna. Si accostò al finestrino. Aveva i seni larghi ed una sottile linea del mento. Dalla fronte, di pendii di sole, scendevano i capelli neri, ricci e lenti.  Si illuminò con il primo chiaro della mattina. Faceva finta di dormire o dormiva, Nino non lo sapeva. Una colazione mancata, attirò il pensiero di Carminino verso la stazione ed un caffè. Però aveva i fianchi generosi, siculi. Nino avrebbe preferito una calabrese o una pugliese, senza centro, regioni assolute. Il chiarore incerto dal vetro, i pendolari assonnati alle stazioni, mentre lei sorrideva, denti regolari. La Romagna. Un taglio si sopracciglia austero, orientale, si perdeva sulle tempie vivaci. Avrebbe potuto avere il sesso. Era giovane, piena di insana predisposizione ed ingenua confidenza. Tanti avrebbero posseduto il suo corpo, lasciando segni come solchi ed un posacenere pieno sul comodino. C’era fretta. Le donne non volevano fretta. Non le distrazioni. Non volevano leggerezze. Amavano il tessitore lento di racconti e desideri. Amavano il tono del sussurratore dei mondi, dell’ammaliatore di nubi. Il corpo poteva aspettare. Perchè dopo, sarebbe stato tutto corpo. La banda del finestrino, restiuiva sequenze di paese, una striscia di mare vicino alla spiaggia di lampioni distanti. L’attenzione discreta. A questo lei sorrise. Si fece, di colpo, più accorta. Accesa dal sole di taglio sull’acqua. Attendeva. Era attesa. Forse un uomo alla stazione. Il suo uomo. La stazione era l’uomo. L’arrivo era il volto di chi l’attendeva. Un altro sorriso. Carminino avrebbe continuato. Un cimitero annullò le pagine. Di nuovo la luna. Diversa. rassegnata al mattino di nebbia. Il treno si fermò. Rimase di lei solo il profumo. Carminino proseguì il suo pensiero fin dentro l’Emilia. Modena la mattina presto. Novembre, per i pendolari stretti dentro le prime spinte del freddo umido. Scese insieme a questa comunione di aliti assonnati, impastati di caffè e solitudine. La stazione odorava di disinfettante e carbone. Questo viale, in mano la sua valigetta, schiudeva due larghi marciapiedi, che costeggiavano vecchi giardini di ville silenziose. File di alberi tratteggiavano un muretto coperto di muschio. Non era come il nostro muschio. Sembrava una regolare decorazione delle pietre, un ornamento che stava bene con le nebbie e l’alba cittadina. Le biciclette legate intorno a questi pioppi, le biciclette sulla strada di basole, sotto il sedere degli operai, ammucchiate e sequestrate come sul piazzale della stazione di Ferrara. A sera, Carminino, avrebbe sognato di quella donna e di quella che sapeva, non sarebbe mai avvenuto, nel poco che sentiva rimanergli da vivere. Un pensiero alla quercia, nuda per l’inverno, ai venti del lago.&lt;br /&gt;Zi’ Nicola dovette comunicare a Nonn’Anna l’arrivo di Carminino in paese con l’ambulanza. Anna  comprese. Lo accolsero come un cristo morente. La nefrite lo stava consumando, Fu messo subito a letto.&lt;br /&gt;Carminino era ormai giunto alla fine del suo viaggio. I reni, distrutti dalla mina, non funzionavano più. Lentamente si stava spegnendo. Stava perdendo la coscienza di quello che accadeva intorno, anche se accennava a momenti di estrema razionalità. Si gonfiava, come uno di quei cadaveri che vengono ritrovati in acqua dopo alcuni giorni. Se ne stava a letto accudito da Nonn’Anna. Nicolino spesso lo andava a trovare. Fu quel giorno che il nipote era andato in campagna con l’asina Rosina, che Carminino prese il vecchio rasoio del padre e si recise le vene dei polsi. Nonn’Anna rientrò dall’orto appena in tempo. Non disse nulla. Strinse le ferite con degli stracci, con precisione e velocità e solo dopo chiamò aiuto. Servì solo a ritardare la morte di qualche giorno. Era lì quel pomeriggio, rantolava. Troppo giovane per morire.  Gli stava accanto la madre. Sul comodino c’erano i limoni della pianta nell’orto. Era al compimento degli ultimi respiri. Di fronte a lui, sulla parte c’era un quadro con l’immagine della Madonna. Prese un limone, lo tirò contro il quadro centrandolo in pieno. Fu l’ultima cosa che fece...&lt;br /&gt;Zi’ Nicola non caccio’ una lacrima. Molti andarono in visita al morto. Poi gli venne un’idea. Aveva visto, in un giornale, un funerale di quelli che facevano le persone di colore in America a New Orleans,. Tutti andavano dietro al morto con una banda che suonava canzoni alla sua memoria. Ed i cavalli con i pennacchi che trascinavano il carro funebre. “Quante me piacesse che lu fije ‘me’ tenesse la bbande a lu funerele!” Ando fiducioso dal suo capobanda, sicuro che questo favore non glielo avrebbe negato. Il maestro però, un rigido violinista di mezz’età, troppo mediocre per suonare al di fuori da un paese, ma abbastanza borioso per darsi le arie tra i cafoni del un borgo, addusse mille motivazioni per rifiutare la richiesta del vecchi suonatore di bombardino, anzi fece capire a Zi’ Nicola che forse era arrivato il tempo del pensionamento per lui come bandista, approfittando del fatto che il dolore per la morte del figlio avrebbe prevalso sulla perdita del posto come musicista. Zi’ Nicola, stretta la coppoletta in mano, se ne andò senza dire nulla. Durante i funerali oltremodo silenziosi, non un sospiro uscì dalla sua bocca. Tornato a casa, prese il bombardino e lo ando’ a vendere ad Agnone, per comprare un campanaccio da vacca. Arrivò il suo giorno. La banda del paese fu scelta per andare a suonare ad una manifestazione a Roma dovre avrebbe presenziato anche il presidente Gronchi, all’Eur. Al paese si organizzo un postale per andare ad applaudire la propria banda. Anche Zi’ Nicola ci ando’. Portava con se la mappatella delle vivande per passare la giornata. Prima di partire passò nell’orto. Rimase in disparte tutto il giorno, aspettando il turn della sua ex banda. Verso le quindici toccò alla banda di Pennadomo. Nel clou dell’esecuzione, Zi’Nicola si piazzò davanti alla fila dei tromboni, quindi estrasse dalla sua sporta uno dei limoni dell’orto, quello più luccicante e bitorzoluto, lo taglio’ in due sotto il naso dei trombonisti e inizio’ a succhiarlo con perfida voluttà. Se lo levò di bocca solo per dire: ”E mò sunete stukazze!”. Dai tromboni ormai strozzati dalla saliva straripante uscì, tra il clamore generale, una lunga e agonizzante pernacchia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-6748799378623372695?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/6748799378623372695/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-pianta-di-limone.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6748799378623372695'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6748799378623372695'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-pianta-di-limone.html' title='La pianta di Limone'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SaQnVuuD-wI/AAAAAAAAALE/kKugqAnQEAA/s72-c/img081+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4905753527179403088</id><published>2009-02-19T07:04:00.000-08:00</published><updated>2009-02-19T07:09:58.321-08:00</updated><title type='text'>Il porco nel bagno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZ12MZvUB6I/AAAAAAAAAKk/K7MuPRogvJ8/s1600-h/img076+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 192px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZ12MZvUB6I/AAAAAAAAAKk/K7MuPRogvJ8/s400/img076+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304525891552151458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Un suono rauco, intermittente, come qualcuno ruttasse dentro un orcio, proveniva da dietro la casa dei Panetto, nella piazzetta della Rivera, davanti la Fontana delle 99 Cannelle. Se ne accorse Nazzareno, lo scemo del paese, mentre passava una sera risalendo dal fiume. Se ne accorse anche una pattuglia tedesca a piedi, nonostante i passi decisi scricchiolassero sula neve fresca. Tuttavia nessuno avrebbe ricollegato quel suono strano al grugnito di un porco. Era proprio un maiale, un verro imponente, quello che i Panetto tenevano in casa da due anni, di nascosto, non precisamente in casa, ma nel bagno. Era una bagno di quelli di una volta, con una tazza ed un lavabo, stretto senza vasca, con una finestrella a fianco dello sciacquone, che si affacciava sul piccolo giardinetto, con un mandorlo rinsecchito. Questo maiale era cresciuto da due anni beatamente in questo piccolo vano.&lt;br /&gt;Dapprima riuscendo a fare qualche passo, ora, superati i due anni, stava a mala pena di traverso, poggiando, il suo muso sulla tavoletta  del water. Tuttavia il maiale non se ne doleva, dimostrando un certo interesse al movimento solo quando Antonino, a sera, gli portava un  secchio di bucce varie. La fortuna del maiale gli era capitata un mattino che il treno merci e rifornimenti tedeschi era passato per la stazione diretto verso l’Umbria. “Antunì! Antunì!” Aveva gridato la sorella zi’ Pierina, dai binari per richiamare l’attenzione di Antonino che teneva la figlia maggiore con la testa vicino alla locomotiva, per fargli aspirare il vapore a mo’ di aerosol.. Erano tanti poveri a fare quale tipo di cura termale a costo zero. Un’asse del vagone si era rotta e da questa spuntava il muso vispo di un maiale, che tentava invano la fuga. Vedere il maiale, e ficcarlo sotto le gonne della sorella, per Antonino fu tutt’uno. In verità la sorella era talmente secca che ai militari di scorta venne qualche dubbio nel vedere quell’arcolaio ambulante con quel pancione. Data la necessità il maiale fu ospitato nel bagnetto fra l’ilarità delle figlie. Ma Antonino aveva una mania che era quella della pulizia. Non sopportava la sola idea della puzza di maiale, quindi aveva preso l’abitudine di strofinare l’animale ogni sera, prima di andare a dormire, così come si usa per i purosangue. Passava la sua bella mezz’ora nel cesso e dava di brusca e striglia. L’unico problema era la presenza dell’ingombrante suino, ogni volta che qualche membro della famiglia, doveva fare i sui bisogni. Chi si sedeva sulla tazza , era costretto a tenere il muso del maiale, sulle ginocchia. Il norcino, aveva temperamento mite e riflessivo e ben si adattava alle esigenze degli inquilini. Mentre mamme, figlie , mariti erano intenti a sforzi liberatori, il maiale li guardava con pazienza. A volte le attese , data la scarsità del cibo, davano luogo a lunghe sedute ed esigui risultati. Gli umani, invece delle più moderne letture, avevano iniziato a parlare con il suino. Le figlie, gli ripetevano le poesie, assegnate da mandare a memoria, a scuola e i genitori si lamentavano per i problemi dovuti alla guerra ed al regime. Con il passare del tempo, il maiale, veniva addobbato con sciarpe e berretti. La famiglia di Antonio, proveniente da una stirpe di ferrovieri spoletini, era di orientamento socialista, e di quei tempi era cosa da tener nascosta. Antonino aveva la tessera annonaria e quella del partito aveva dovuto sotterrarla, per poter campare. Provava un rancore feroce per i fascisti che poteva sfogare solo in aperta campagna, quando andava ad installare i pali del telegrafo. Pensò quindi di vendicarsi e ,dato che parlava con il maiale, aveva deciso di chiamarlo Benito. Ma la storia del maiale non era passata sotto silenzio, specialmente al vicino di casa “Luchittu” che era un picchiatore per il gerarca Morante. Luchittu, riteneva che il possesso di quel maiale, dovesse essere denunciato al partito, perche’ la cosa gli risultava sospetta. Fece presente la cosa al suo superiore affinchè fosse effettuato un esproprio “fascista” . Il clima in città era già abbastanza caldo, sebbene L’Aquila  fosse una città completamente entusiasta del regime. Ma il fratello di Antonino, Loreto, che era un militante socialista, già purgato più volte, aveva anche lui i suoi informatori. Avrebbero potuto rimetterci la pelle. Loreto ed i suoi compagni erano d’accordo per quella sera. Ne avevano parlato nella cantina, adibita a sezione del partito, per giorni. Si sarebbero visti a piazza Duomo per le otto, dove la ronda di fascisti capeggiata da Morante, sarebbe dovuta partire, come ad avvertire i piccoli gruppi di aquilani che sostavano a parlare, più del dovuto, fino a tardi. Alcune sezioni ne circoli di comunisti e socialisti, erano state già chiuse in città e le adunate di amici erano guardate con sospetto dalle camicie nere. Loreto aveva tanti amici che erano passati dalla parte di Mussolini. Era già stato segnalato come elemento sovversivo La serata era fresca, di quelle serate aquilane, di fine aprile, dove riesci a sentire l’aria ancora pungente. mista alle fioriture dei giardini ed alle goccioline delle fontane. I magazzini Del Vecchio stavano chiudendo. Il gestore, aveva abbassato la serranda, in fretta e stava attraversando la piazza in diagonale. Loreto ed altri quattro, spuntarono da dietro la chiesa. Loreto si sporse per veder meglio. Fu allora che sentì il rombo della Balilla arrivare dai portici. La macchina precedeva lentamente, era carica  di fascisti. Loreto preparò l’esca. Lui ed i compagni attraversarono la piazza, correndo, nel momento stesso nel quale la macchina sbucava dal corso. I fascisti videro quello strano movimento, accelerando immediatamente. La macchina saltò sul pavimento rialzato dello slargo cercando di tagliare la strada ai fuggitivi. Correndo a perdifiato Loreto si nascose insieme agli altri, lungo la via che dava verso piazza del Palazzo Rivera. Riuscivano a sentire, le voci concitate dei fascisti. Poi, la macchina imbucò lentamente, il vicolo dove si erano nascosti. Le camicie nere procedevano lentamente nel buio della strada, tenendo le braccia fuori dai finestrini, con i manganelli in mano. Arrivarono sul punto. Dall’oscurità, i cinque, sbucarono. Furono pochi istanti. Loreto e di suoi, afferrarono la parte bassa della carrozzeria dell’auto ed incominciarono ritmicamente a sollevare la macchina, prima da un lato, poi dall’altro. I fascisti urlavano e minacciavano, agitando i manganelli, tentando di colpire gli attentatori.&lt;br /&gt;Qualcuno tentò di aprire lo sportello. Era troppo tardi. La macchina si ribaltò con un rumore di lattina accartocciata. Loreto e gli altri iniziarono a correre senza guardarsi indietro. L’attentato riuscito sviò l’attenzione dal maiale di Antonino, anzi Luchittu fu accusato di aver spinto i fascisti nell’agguato e fu spedito, dopo una settimana di olio di ricino, a badare alle vacche a Roio Piano. La fame intanto incalzava ed il maiale, sempre più grosso, era diventato un’attrazione troppo forte per la famiglia Panetto.  Eravamo ormai nel settembre del ’43 e la notizia della Liberazione, non fu accolta benevolmente dagli aquilani, specialmente quando i tedeschi, il 12, entrarono in città, durante la ritirata. Molti episodi di violenza si verificarono, nei confronti dei cittadini nelle frazioni ed Antonino, temette più per la sorte del suo maiale, che per quella dei suoi figli. Passò la primavera senza incidenti ed Antonino vide la fuga dei tedeschi il 14 giugno. Era felice raggiante. Nel trambusto dell’arrivo de Comitato di Liberazione Nazionale, tutti uscirono per strada ed Antonino, sfogò la rabbia repressa , mettendo il fez sulla testa del maiale e lasciando in casa a grufolare, ma la sera era calda e la porta era aperta. Il suino scappò prendendo la via della Fontana, per refrigerarsi. Fu inseguito dalle figlie che urlavano e ridevano, come fosse un gioco. Antonino non fece in tempo a riprendere il porco, che udì un sparo sordo e delle urla di giubilo, seguite da un rantolo animalesco. Quattro giovinastri coi baschi ornati da una stella e fazzoletti rossi intorno al collo si facevano fotografare, fucili alla mano, sul corpo inerme del povero maiale, il quale aveva ancora legato sulla testa il fez dei balilla. Antonino disperato corse verso di loro ma fu preso a calci. “Cosa fai?” Gli urlò quello che sembrava essere il più alto in grado “Questo e’ un maiale fascista, ed è il nostro bottino di guerra!” “Ma quale bottino di guerra” Rispose piangendo Antonino “Quello è il mio maiale!” . “Da oggi, comanda il popolo!” Gridarono in coro i miliziani “Tutto quello che hai lo devi dividere con il popolo che noi rappresentiamo” Detto questo presero il suino e lo caricarono sulla camionetta che portava dipinta  sulla sponda la sigla CLN. Guardando allontanarsi l’autocarro, con la testa penzoloni del suo porco, Antonino, girò lo sguardo verso il cielo all’imbrunire e disse laconico: “Tutto sommato, Benito, non era poi una così brutta bestia!”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4905753527179403088?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4905753527179403088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/il-porco-nel-bagno.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4905753527179403088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4905753527179403088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/il-porco-nel-bagno.html' title='Il porco nel bagno'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZ12MZvUB6I/AAAAAAAAAKk/K7MuPRogvJ8/s72-c/img076+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-2582335916777727536</id><published>2009-02-15T08:19:00.000-08:00</published><updated>2009-02-15T08:26:49.320-08:00</updated><title type='text'>La Paura</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;Era tutti i mestieri. Antonino sarebbe piaciuto&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt; ad un architetto medievale. Un corpo ad uso di ogni ideatore di macchine ed opere. Amava il ritratto, le foto di amici, in prove di forza. Talvolta si faceva immortalare con tre uomini sulle spalle. Altre volte esibiva nervi e muscoli durante il lavoro, mettendo un palo di legno del telegrafo su una spalla, ed un altro sull’altra. Aveva la sgradevole ed irruenta vigoria del giovane affamato, che morde l’aria e beve fino al risibile deliquio. Si beffava dell’azzardo. Solo una cosa temeva: la morte, il suo pensiero, i suoi oggetti, il suo sopraggiungere. Perso nel suo limbo tra religione e superstizione, si allenava a scacciarne il disegno inevitabile, come un Sisifo in vista del suo ma&lt;/span&gt;&lt;a style="color: rgb(51, 102, 255);" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZhBu_DtbVI/AAAAAAAAAJs/zER8zr5eFd0/s1600-h/img086+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 470px; height: 188px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZhBu_DtbVI/AAAAAAAAAJs/zER8zr5eFd0/s400/img086+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303060836685540690" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;sso da spingere. Fu per questo irrequieto vivere che si trovò a lavorare, adolescente, con un compassato falegname del Torrione. C’era scarsità di legno ed il falegname, si era offerto per la riesumazione di salme, al cimitero e  per recuperare, legni ancora buoni, di bare. Antonino lo seguiva. Entrarono nella parte vecchia del cimitero. C’erano delle salme, nella cripta più vecchia, inumate da pochi anni. Avrebbero potuto trovare legno non troppo rovinato. La cripta era illuminata da lumini fiochi. Un forte odore di salnitro e fiori marci aggredì le sue narici, scendendo la scala di ferro che portava ai sotterranei. Quell’odore, svegliò la sua paura. Trovarono il primo loculo, indicato dal custode. Antonino non sentiva più i piedi. Era di spalle al falegname, che stava staccando la lapide dal muro. La tomba apparteneva ad una suora, morta di tisi, dieci anni prima. Fecero cadere il sottile velo di mattoni. La bara era intatta, coperta di polvere e di calce.  Insieme al falegname tirarono giù la cassa. Antonino iniziava a sudare un sudore, freddo, reso ancora più freddo dalla malsana aria dell’ambiente. Il falegname, avvezzo e cinico, fischiettava, mentre iniziava a far leva sul coperchio, con il piede di porco. Arrivarono al coperchio di zinco. Antonino tremava, di nascosto, ma tremava fottutamente. Iniziò a far leva sul bordo del coperchio ben saldato. Il coperchio saltò, di colpo rovesciandosi sul pavimento, con il rumore di sottovuoto vetusto. Una zaffata muffosa investì i brividi di Antonino, che si era scansato dopo la caduta del coperchio, quando si affacciò sulla bara, il teschio non ancora del tutto scarnificato della suora, ricoperto dal velo dell’abito monacale, ebbe un sussulto. L’entrata dell’aria nella cassa, provocò lo scatto della mandibola del cadavere, che aprì la bocca in un urlò muto di morte meccanica. Antonino ebbe solo il tempo di mettere una mano sul passamano della scalinata, scappando a gambe levate da quell’antro. Gridava con il fiato della corsa. Riusciva solo a sentire l’eco della risata del falegname dal profondo della cripta.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;Alla morte pensava Antonino, soprattutto durante il suo grande capolavoro, la guerra, in fuga perenne dalla sirena, accompagnato dalla paura. Gli stringeva le caviglie quella paura, la fottuta paura di morire non  si sa come. Come un topo, come uno scarafaggio, lasciato per terra pieno di schegge. Un soldato dall’esercito temporaneo, sanamente vigliacco, deciso a sopravvivere ad ogni costo. Ricordava ancora il terrore della sua infanzia, il terremoto di Avezzano. Un boato nella notte, si era svegliato, nella grande stanza dove dormiva con i fratelli e le sorelle. In quel momento capì che la sua paura sarebbe stata la sua salvezza. Riuscì a rifugiarsi nell’unico angolo della casa che sarebbe rimasto in piedi. Così, ogni notte, al rombo degli aerei, gli ritornava quel brivido dietro i reni, un brivido come un calcio, una spallata, che lo spostava verso un posto sicuro. Era il fetore attraente della paura che lo guidava verso vie d’uscita invisibili agli altri.Si trovava a Verona, con la truppa. C’erano delle caverne, poco fuori la città, dove, la notte, cittadini e soldati, si rifugiavano, durante i bombardamenti. Era disteso per la prima volta, sotto quegli archi di calcare e sabbia, ammassato con un’umanità fiatante e tremula. Si addormentò cinque minuti. Quella sera si era lasciato convincere dai commilitoni a stare insieme. La paura materializzò il suo sogno. Era una chiesa. Una di quelle che si trovano nelle rasate campagne inglesi. Lunghe nervature sorreggevano arditi archi e contrafforti. Entrò tra le navate, ma non camminava, era sospeso in aria. Passava sotto questi oscuri ornamenti gotici, filtrati da una polverosa luce, che proveniva da enormi vetrate istoriate. Era sorpreso dalla natura del materiale di cui era fatta la chiesa, non pietra ma legno. Un legno simile alle barche in rovina sulle spiagge, annerito dal marciume e dalla salsedine impietosa. Procedeva sospeso quando, dall’enorme navata centrale, si era staccato un crocifisso dal Cristo medievale, sofferente ed inumano, precipitandogli addosso. Si svegliò ci soprassalto. Non disse nulla. Tra il russare ed il lamentarsi di quell’antro, prese le sue cose e scappò nella campagna notturna. Era arrivato sotto dei filari bassi di vigna, quando il rombo arrivò. Si rannicchiò per terra, tappandosi le orecchie, per tutto il tempo del bombardamento. Quando si rialzò, dal luogo della sua fuga, proveniva un fumo denso e continuo. Ritornò ,verso il suo rifugio. Le caverne era state bombardate. Dai resti sabbiosi, si alzavano flebili lamenti, strozzati dal fumo acre di carne bruciata. Svenne, dopo aver accennato un sorriso.&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;Antonino comprese presto, che doveva scappare, ogni volta il suo naso avesse fiutato l’odore acre della morte. Non lo capì subito, quando, per una strana sorte, di quelle degli antieroi, la sua domanda di partire volontario, in Africa, non venne accettata. La considerava un’onta anche se il suo battaglione era arrivato in Sicilia,in attesa degli alleati. Lì, certamente, avrebbe potuto fare il suo dovere, combattendo per la patria fascista. Fu lì che incontro la morte ed il suo acre odore. Era come l’odore del primo sesso, pungente, forte, stordente, ingenuo. L’esercito sbandò subito. Quei fucili, dapprima lucidi, oliati, poco usati in quella guerra, da imberbi contadini e manovali, diventavano ologrammi di armi nelle loro mani, ogni volta che un rombo nemico ronzava sulle teste di quei ragazzi. Pianse Antonino, la prima volta che dovette girare la manovella della sirena meccanica, per avvisare, l’arrivo del primo bombardamento. L’urlo crescente, aumentava con la velocità del suo braccio e camuffava il primo lamento di paura di quel giovane spaurito. Nel gesto della mano, la rabbia del capire. Ad ogni giro una confessione a se stessi: di avere una paura fottuta. Cadeva  la faccia finta di Antonino, contro le immagini indolore, della Domenica del Corriere, dove eroici soldati perdevano sangue d’inchiostro. Giurò alla sua paura, di volerla accontentare. Iniziò le prime assenze, in un esercito senza più disertori. Immaginava che gli alleati, conoscessero le posizioni del nemico e non voleva farsi trovare, dalle bombe degli aerei. Per questo, la sera, all’appello prima del riposo, Antonino non c’era mai. Ricompariva la mattina dopo, occhi cisposi di sonno, qualche filo di paglia sulla divisa, buttatosi in chissà quale fienile, assieme alle bestie. Il Capitano, non badava. Assediato dalla popolazione, stufa del vecchio padrone, di qualsiasi padrone, come potevano esserlo i Siciliani, non badava più a nulla, se non alle bombe che continuavano a cadere tra le macerie arabo normanne. Dopo anni, sentì ritornargli quel groppo di terrore alla gola, di nuovo, come una malattia inattesa: era la fifa. Avevano comprato tutto il paese. Erano arrivati la mattina, con due camioncini, di quelli ricomprati alle aste dell’esercito. Un’armata silenziosa di individui baffuti, dalle coppole sugli occhi e la lupara sulla spalla. Non c’era stato bisogno di convincere i paesani. Bastavano i cenni. Poi era arrivata l’auto del mammasantissima. Aveva radunato i capifamiglia in comune, davanti ad un sindaco tremolante e sudaticcio. Tutti avevano ricevuti i loro soldi, in cambio delle loro case, degli orti e della masserie. Nei giorni, successivi, c’era stato il trasferimento degli abitanti, chi nel paese vicino, chi al nord, chi in America. Fu il mese dopo che in paese, arrivarono acqua, luce e telefono. Aveva studiato bene, a Roma, il commendator Garau, quando gli si presentò davanti Antonino. Era stato appena inviato in quel paese B., dove tutto era in mano dei mafiosi. - Qui, lavoro, per i borghesi, non ce n’e- Gli aveva detto un picciotto, che ora risiedeva, nell’unico ufficio postale. Antonino, era arrivato con l’incarico del Ministero, di attivare la linea del telegrafo. - Se vuoi sapere qualcosa, devi andare dal commendator Garau- gli aveva detto il tipo. Antonino e la sua paura, avevano realizzato che non c’era posto e quindi era corso a Reggio per sapere se poteva andarsene al più presto, da quella terra infestata da fichi d’India e mafiosi. Entrò al cospetto di un funzionario, grassoccio, con i cappelli impomatati e il doppio mento, stretto sopra una cravatta, piccola e unta. -Commendatore, tengo famiglia e io a B. non ci sto, neanche se mi sparate!- Aveva detto Antonino. Il Commendatore, uomo d’onore, aveva fatto un breve cenno con il capo, al ragioniere, che gli sedeva in una piccola scrivania a fianco. Questi per tutta risposta, aveva battuto una lettera, leggendola ad alta voce, dove si consentiva al guardiafili Antonino P. di avere residenza a Roccella, pur lavorando lungo la linea ionica. Antonino uscì ringraziando e tirò il fiato, asciugandosi la fronte con il fazzoletto. Ma il giorno seguente non ebbe paura. Si svegliò nella baracca già calda, vicino agli scogli di quella mattina calabra. Antonino aveva ancora il sudore notturno, come un velo freddo sulla pelle. Si tirò indietro i capelli, due dita per aggiustare i baffi. C’era un po' di caffè freddo di cicoria, nel pentolino sulla stufa, lo ingoio come una medicina necessaria. La portà si spalancò sul taglio di mare illuminato, davanti alla baracca. Osvalda, ancora addormentata, si girò infastidita dalla luce violenta. Quella notte ,Antonino l’aveva sentita lamentarsi. Il tempo era finito,avrebbe potuto partorire da un giorno all’altro. In quell’istante, Antonino, pensò a l’Aquila. Il bambino avrebbe dovuto nascere al paese suo, ma il Ministero lo aveva mandato in Calabria, per la nuova linea del telegrafo. Il pensiero si lavò con il primo tuffo. Non era difficile procurarsi il pranzo. Antonino aveva lasciato qualche nassa e la notte era stata di quelle buone per le aragoste. &lt;/span&gt; &lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;Mangiare aragoste con le scarpe bucate. Per Antonino valevano come quei gamberi, pescati nel torrente, a Pile. Pile. Sembravano dei giorni persi, quei giorni, ora che Antonino risaliva gli scogli, sotto i suoi piedi nudi. Le aragoste, aggredite dall’acqua bollente, si contorcevano nella pentola. Ma Antonino non avrebbe pranzato quel giorno. Un grido lo fece girare di scatto verso il letto, dove Osvalda iniziava ad avere le doglie. Le acque si erano rotte velocemente e scorrevano a bagnare la stuoia. Era il torrente di Pile. Antonino si aspettava di veder uscire i suoi gamberi. Mise la mano sotto la veste della moglie, voleva tappare quella falla. Non c’era tempo per chiamare la mammina. Osvalda era l’aragosta nell’acqua bollente. Le Aragoste si arricciavano nella pentola, diventavano rosse, sulla stufa, nella baracca di Osvalda che si arricciava sulla stuoia...&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255); font-weight: bold;"&gt;Si trovò quella bambina nelle mani. Era il suo gambero, uscito dal torrente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-2582335916777727536?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/2582335916777727536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-paura.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2582335916777727536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/2582335916777727536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-paura.html' title='La Paura'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZhBu_DtbVI/AAAAAAAAAJs/zER8zr5eFd0/s72-c/img086+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7612612946045704749</id><published>2009-02-13T12:49:00.000-08:00</published><updated>2009-02-13T13:20:01.774-08:00</updated><title type='text'>La Sindrome della maga Circe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZXjxe3FBlI/AAAAAAAAAJM/FxU4TRf5qG4/s1600-h/DSC00096.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZXjxe3FBlI/AAAAAAAAAJM/FxU4TRf5qG4/s400/DSC00096.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5302394575535801938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Odio il paese. Vomito maledizioni. Sono saturo. Detesto le pratiche di questa borghesia, mai assurta agli onori, vergognosa del proprio recente passato contadino. Aborro la fila dei penitenti domenicali, che insozzano le acquasantiere e tengono la gonna al prete. Detesto i manifesti dei queruli esclusi dai circoletti del potere. Mi infastidiscono i circoli del giuoco delle carte, dei biliardi, dove si autoglorifica la filosofia spicciola dei padri di famiglia, dai figli incompresi. La cittadina puzza. Puzza dai vicoli, con gli angoli pieni di piscio di cani e ubriachi.&lt;br /&gt;Detesto i vecchi che fissano disgustati i miei orecchini e si masturbano nei giardinetti&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZXjKRhDUVI/AAAAAAAAAJE/IDXG4NPg3_Q/s1600-h/DSC00080.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZXjKRhDUVI/AAAAAAAAAJE/IDXG4NPg3_Q/s400/DSC00080.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5302393901938856274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; a veder le coppiette. Sgozzerei le baldracche di quartiere che telefonanofumano guidando e poi sputano sul vigile le imprecazioni di madri indaffarate. Ortona è uno dei ricettacoli del peggior costume dei nostri giorni. Un mercato rionale dove l'arroganza della volgarità è messa in vendita sul banco come i merluzzi appena pescati. Una umanità maleodorante vince e vive sul discreto passato di un luogo dove i mezzogiorni benedivano la quiete di un borgo operoso, con le radici aggrappate a questo cedevole tufo. Quello che detesto, l'ho fatto anch'io, ci sguazzo dentro. Per pigrizia. Una ignavia del rimandare al giorno dopo, fa passare gli anni, fa cadere i capelli e intristire le ossa, all'umido di queste sere. Sono ortonese, nonostante rivendichi radici montanare. Questo, quando mi conviene. Degli ortonesi, ho molti vizi. Detesto quello che sono anch'io e che potrei cambiare, forse domani, non so , vedremo. Quello che so è che la città è una Circe. Una Circe nascosta tra i fianchi del promontorio. Dopo la morte dei tuoi sogni che hai visto naufragare all'orizzonte, maledici l'amore che provavi per lei. saresti pronto a salpare per i lidi, natii o stranieri, non importa. faresti di tutto per andartene. Sei lì tra il Corso e la Piazza, assorto nel disprezzo di ogni singolo passante, nel quale noti una sorta di ebete soddisfazione per l'allocamento che la sorte gli ha riservato, quando, all'improvviso ti incammini verso l'orizzonte sopraelevato ad oriente. E' lì, nella distesa a filo del mare col cielo, che una sorta di vento benevolo, vanifica i fumi del tuo odio. L'occhio non si ferma, non può fermarsi. Ascolti il tuo corpo che abbandona la morsa dei nervi contratti nella stizza, facendosi molle alla brezza di maestro. E' un phon senza cattiveria, una bora bambina, lunghe ciglia, che ti accarezza le tempie. Passa tutto. Ti giri e riesci a sopportare. ancora un altro giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7612612946045704749?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7612612946045704749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-sindrome-della-maga-circe.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7612612946045704749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7612612946045704749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/la-sindrome-della-maga-circe.html' title='La Sindrome della maga Circe'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZXjxe3FBlI/AAAAAAAAAJM/FxU4TRf5qG4/s72-c/DSC00096.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-5511588221934019775</id><published>2009-02-11T11:03:00.000-08:00</published><updated>2009-02-11T11:36:41.304-08:00</updated><title type='text'>Ode al "Callecchio di Odone"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZMowpz6gCI/AAAAAAAAAIs/vCY4xdvHqYo/s1600-h/cocomero.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 240px; height: 286px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZMowpz6gCI/AAAAAAAAAIs/vCY4xdvHqYo/s400/cocomero.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5301626002667634722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Chiudono, i negozi. Chiudono che Dio la mandi. Passo per le strade di questa cittadina e vedo le serrande, le vetrine chiuse. Sulle imposte una scritta: "Si affitta", "Si loca", "Affittasi". Sulle porte dei condomini: "Si vende". Fino ad un paio di anni fa esisteva il ricambio. Mi ricordo che per il Corso principale c'era l'apertura dei negozi a tendenza: negli anni '70 iniziarono i negozi di bomboniere e via tutti a mettere negozi di bomboniere. La bomboniera è forse, il peggior oggetto pensato dall'uomo. Una bomboniera da sistemare in casa può provocare serie crisi coniugali. La bomboniera più atroce è l'orologio con la cornice in argento o il cigno in cristallo di Boemia. ebbene la città ne fu sommersa, negli anni in cui i figli dei contadini, dovevano ripulirsi dalla terra, comprando locali ed aprendo negozi "in centro". Negli anni '80 nacquero i negozi di elettrodomestici e di abbigliamento casual. E via tutti a vendere radio a batteria e giacchette con le spalline di Armani. Negli anni '90 nacque la moda di stare al bar e via tutti ad aprire bar : il Cafè de Paris, con il tè comprato alla Standa, il caffè Roma, l'Antico Bar, il bar del Corso, il bar del Centro, l'Harry's bar e kazzi vari. Offerta standard: aperitivo con mais e noccioline salate per sentirsi come dei coglioni al centro di New York. Poi i favolosi anni '90 con i negozi di mutande. E' stato stimato che ad Ortona, per poter sopravvivere, i negozi di slip avrebbe dovuto vendere una quantià di mutande pari a sette cambi giornalieri per Ortonese. Praticamente cambiarsi le mutande ad ogni scoreggia. Infine il nuovo millennio, con l'alta gastronomia italiana, il senso delle radici, l'enoagriosterante con annessa pizzeria e vecchia nonna che ti fa le seghe come si facevano una volta...Ah bei tempi, con il pane ed olio ed una serie di clienti a disquisire sui grandi vini regionali, che un oste avveduto e scaltro scaraffa dai cartoni del Tavernello. Fino ad arrivare ai giorni nostri, quando va di moda "chiudere i negozi" e via tutti a chiudere i negozi. Certo, oltre alla crisi, abbiamo un paesello, dove c'è una corporazione di commercianti ogni due attività commerciali. Non c'è un piano unitario per rilanciare il commercio, non c'è unità d'intenti, ognuno diventa commerciante e cliente di se stesso. Allora tutti a dare la colpa alla grande distribuzione, che succhia il sangue ed impone i suoi ritmi. Ma anche la grande distribuzione dà la colpa a qualcuno e cioè alle amministrazioni non abbastanza prone a questo serbatoio clientelare di posti alla cassa, senza il minimo di tutela sindacale, dove capi personale, single, misogini, arrivisti, leccaculo dei potenti e delatori, tengono sotto scacco, ragazze madri, neo laureati non raccomandati, cinquantenni all'ultima spiaggia, ex casalinghe col figlio drogato o scemo. Tutti si lamentano in paese se la gente non compra. Ma se la gente non compra ci sarà un motivo. Da queste parti chiudono le fabbriche, chiudono le fabbrichette che lavorano per le fabbriche. Molti tornano alla zappa, all'orto, altri si danno allo spaccio internazionale, altri vanno nei paesi dell'est, tornando con una bionda incinta e la moglie che non sapeva niente. Altri si fanno staccare la corrente nel silenzio di chi non ha più i soldi per avere voce. Poveri, straccioni, ma col Blackberry stretto in mano ed il mito del nostro concittadino Siffredi tra le gambe. Su questo mucchio di mota rappresa, mi stringe il cuore al vedere, una porta chiusa: quella del fruttivendolo Odone da poco dipartito.  Era il simbolo dell'estate con quel capanno davanti al negozio, dove fette di citrone fresco aspettavano i ragazzi della notte. Seduti sotto le lampadine appese, sbrodolavamo il frutto rosso e fresco. Sembrava che leccassimo enormi fighe, ci bagnavamo di dolci umori, ridendo e ruttando. Così la bella stagione, insieme alla gioventù, scorreva. Piano si spengono le luci della città, sotto i passi...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-5511588221934019775?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/5511588221934019775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/ode-al-callecchio-di-odone.html#comment-form' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/5511588221934019775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/5511588221934019775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/ode-al-callecchio-di-odone.html' title='Ode al &quot;Callecchio di Odone&quot;'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZMowpz6gCI/AAAAAAAAAIs/vCY4xdvHqYo/s72-c/cocomero.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8142780214386044421</id><published>2009-02-09T13:50:00.000-08:00</published><updated>2009-02-09T14:28:01.138-08:00</updated><title type='text'>Sul concetto di dittatura</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZCrDGXS6mI/AAAAAAAAAIc/gP8z9jTq33A/s1600-h/ratzinger20giovane1no.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 343px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZCrDGXS6mI/AAAAAAAAAIc/gP8z9jTq33A/s400/ratzinger20giovane1no.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5300924831151352418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si è proprio Lui.&lt;br /&gt;Questa foto non vi tragga in inganno. Non voglio insinuare il sospetto che Lui sia un filonazista. La foto ha ben altro scopo. Essa indica un particolare momento della vita nel quale veniamo coinvolti da passioni di cui ignoriamo le conseguenze e di cui siamo partecipi entusiasti. le dittaure si scoprono dopo, come tali. All'inizio si pensa al dittatore come al "risolutore" ,all'interno di una situazione sociale di malcontento e crisi. Siamo capaci di limitare le nostre libertà personali, offuscati dal miraggio di un bene comune, molto prossimo. Solo chi ha la visione "storica" della società, riesce ad intuire la china verso la quale tali atteggiamenti, "largamente condivisi" dalla popolazione, portano in modo irrimediabile. E chi intuisce e palesa tali intuizioni, viene visto dapprima come un pessimista, un negativo, un essere non utile alla costruzione del "sogno comune". E' un pericolo, perchè pone interrogativi, mentre "la parola è una, sola, categorica..." Chi comanda vede in lui un sabotatore e lo perseguita, perchè sa che il libero pensatore ha capito, nella foschia del pensiero unico, ha capito gli scopi ed i fini ultimi del nuovo patto sociale. La dittatura, allora, può ricorrere a diversi metodi di eliminazione dell'avversario: uno è quello che ricade nel concetto più alto di estetica della violenza: l'eliminazione fisica. Questo metodo può ripercuotersi negativamente verso chi la applica, provocando sentimenti di riprovazione. Il secondo metodo è quello della diffamazione, che è sufficentemente efficace, violento solo dal punto di vista verbale e fa perdere forza e credibilità alle azioni dell'avversario. E' arduo costruirlo se l'avversario è integerrimo. Il terzo metodo è quello più efficace e cioè è quello dell'esclusione. Attraverso una serie di impedimenti, si esclude l'avversario dalla vita economica , sociale, politica del paese, ammutendo la sua voce, rendendolo inesistente come cittadino. Questo metodo è non violento esteticamente per chi lo applica e passa inosservato al resto della popolazione. La dittatura può così agire indisturbata, perchè non ha più nemici e coloro che la subiscono, non la indicano come tale, non si rendono conto di starci dentro fino al collo e sono pronti a morire per essa, a morire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8142780214386044421?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8142780214386044421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/sul-concetto-di-dittaura.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8142780214386044421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8142780214386044421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/sul-concetto-di-dittaura.html' title='Sul concetto di dittatura'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SZCrDGXS6mI/AAAAAAAAAIc/gP8z9jTq33A/s72-c/ratzinger20giovane1no.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1396970033142671580</id><published>2009-02-08T09:53:00.000-08:00</published><updated>2009-02-08T09:59:55.140-08:00</updated><title type='text'>Palpazione inconsapevole del culo della vecchia 1987</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY8dQ2VSBAI/AAAAAAAAAIU/rVfTXHbeC58/s1600-h/autobus-731046.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 152px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY8dQ2VSBAI/AAAAAAAAAIU/rVfTXHbeC58/s400/autobus-731046.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5300487461738251266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;Sono soddisfatto&lt;/span&gt;. Come può essere un diciottenne che di solito non è soddisfatto. I gradi della soddisfazione. E’ un fatto relativo. C’era una persona che frequentavo, uno stitico, che si riteneva soddisfatto quando, poteva andare al bagno, ogni due giorni. Ma stasera, sono veramente giulivo. Sono stato a Roma a fare acquisti. Ora, solo un giovane fanatico e forse stupido, può pensare che valga la pena, per un paio di dischi, di andare a Roma. A Roma, dicevano gli amici, ci stanno i negozi forniti, ci sta più scelta, si risparmia. Così quando risparmi duemila lire sul disco, ne spendi venti per il biglietto del treno. Ma è bello essere coglioni. E’ prerogativa dell’uomo, scegliere liberamente, di essere coglione. Un cane. un gatto, una gallina, non possono scegliere di essere coglioni. Il gusto di fare una cosa inutile, per la libertà suprema, del gusto di farla. Punto. L’&lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;autobus&lt;/span&gt; Pescara - Ortona, è fermo da cinque minuti. Ho la mia busta dei dischi in mano. Bisogna esibire la busta, perchè c’è il nome del negozio e soprattutto quello della città: -Ah!Sei stato a Roma a comprare dischi! Allora sei un intenditore!- Questo completa i gradi della mia soddisfazione. Incontrare un amico, sull’autobus, al quale sfoderare trama del viaggio, acquisto e ficcargli sotto il muso, i dischi, tanto non sa neanche di che cazzo si tratta. Mi siedo ai sedili di coda. D’estate, a sera, l’autobus è deserto, questo facilita il posizionamento della busta, proprio sul sedile vuoto, davanti a me. Ho un conoscente insulso, al mio fianco, con il quale dovrò intavolare una conversazione leggermente più utile di un rutto, onde evitare silenzi e disquizioni sulle temperature della notte. Ma il discorso prende una piega interessante. Si parla di autopsie filmate ed il mio animo pulp adolescenziale, viene amorevolmente attratto, da questo inserviente dell’obitorio, ormai in pensione. Una vecchia, intanto, sale a fatica sull’autobus. L’occhio la nota, ma subito si volge ad altri orizzonti. Dato che è provvista di bastone, siederà sicuramente avanti, per evitare nausee della terza età. I fegati con la cirrosi! Oh che dovizia di particolari! Sono abbagliato, da questo cistifelleo affabulatore. Immagino rappresentazioni gastriche su copertine di dischi heavy metal e maniaci con seghe a motore diesel. La vecchia intanto, avanza silente. Dovrà fermarsi. Sicuramente nei posti riservati agli invalidi. E’ già troppo se respira. La guardo distrattamente, come una cosa inutile. E’ trance. Al quinto espianto di reni, ho attenzione solo per la bocca di questo necrofilo a pagamento. La vecchia incombe. Esco dalla foschia troppo tardi. Davanti a me si proietta l’ombra di una schiena che sta per posare, le sue vetuste chiappe sulla sgualcita finta pelle del sedile, nonchè sul prezioso contenuto della mia busta, ivi assisa. E’ il momento nel quale la vecchia stacca il suo equilibrio dai suoi piedi con bastone, per lasciare le sue grinzose terga nel vuoto, prima dell‘ acculaggio finale. La mia reazione o istinto di conservazione, vacilla. Nella nebbia dei racconti, dalla quale, sono appena sbucato, l’allarme suona che Dio la mandi, trasmettendo segnali energici e distorti all’apparato locomotore. Il cervello mi suggerisce di avvertire l’anziana, toccandole le spalle. Purtroppo, non è così. Le mani non obbediscono. Riesco solo ad affondare, i miei arti rispettivamente sulla chiappe destra e sinistra della signora. Si avverte, nel silenzio ibernato dell’autobus, un rumore sordo tipo schiaffo al quarto di bue. Dalla mia bocca esce un rantolo tipo “Oh! Oh!” mentre le mani, annegate nell’abominio di vetusta cellulite e muscoli flaccidi, spingono la vecchia verso l’alto, tenendola in sospeso, sulla busta dei miei dischi. La vecchia urla. Urla come può farlo una vecchia, dimentica di palpazioni, che un tempo furono. Quello che sento adesso è un nodoso bastone che mia arriva sullo zigomo. E’ il bastone della vecchia. Mi ridesto tra il boato delle risa dei pochi passeggeri, le urla preinfarto della megera, le imprecazioni in pennese stretto dell’autista: “Auà stu’zizzone!“. Riesco a prendere la busta con una mano e mi precipito, come un ladro. Verso l’area di risulta della stazione, eclissandomi tra i senegalesi. Tornerò con l’ultimo &lt;span style="color: rgb(51, 102, 255);"&gt;autobus&lt;/span&gt; delle dieci e mezza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1396970033142671580?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1396970033142671580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/palpazione-inconsapevole-del-culo-della.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1396970033142671580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1396970033142671580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/palpazione-inconsapevole-del-culo-della.html' title='Palpazione inconsapevole del culo della vecchia 1987'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY8dQ2VSBAI/AAAAAAAAAIU/rVfTXHbeC58/s72-c/autobus-731046.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-3122778325841234643</id><published>2009-02-07T12:49:00.001-08:00</published><updated>2009-02-07T12:55:40.833-08:00</updated><title type='text'>Tu</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY31OFG0unI/AAAAAAAAAIE/oU3NxuGwA8I/s1600-h/img042+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 400px; height: 123px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY31OFG0unI/AAAAAAAAAIE/oU3NxuGwA8I/s400/img042+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5300161958722714226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tu&lt;br /&gt;mi chiedi&lt;br /&gt;cosa fare.&lt;br /&gt;Eppure ti stringo la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amore,&lt;br /&gt;dai solchi sul volto,&lt;br /&gt;vivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiedi le cose&lt;br /&gt;di fretta.&lt;br /&gt;Io corro.&lt;br /&gt;Tu stai sulla soglia che aspetti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure ti stringo la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi guardi,&lt;br /&gt;non guardo.&lt;br /&gt;I tuoi sogni,&lt;br /&gt;i tuoi solchi sul volto,&lt;br /&gt;scompaiono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure ti stringo,&lt;br /&gt;la notte&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-3122778325841234643?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/3122778325841234643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/tu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3122778325841234643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3122778325841234643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/tu.html' title='Tu'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SY31OFG0unI/AAAAAAAAAIE/oU3NxuGwA8I/s72-c/img042+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7291900364119439712</id><published>2009-02-06T11:27:00.000-08:00</published><updated>2009-02-06T11:31:38.688-08:00</updated><title type='text'>Perchè uccidere un Ingegnere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYyQCGIKMLI/AAAAAAAAAHs/ppEnkMcI4SE/s1600-h/img250+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 231px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYyQCGIKMLI/AAAAAAAAAHs/ppEnkMcI4SE/s400/img250+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299769227187204274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane studente al primo anno di Università, fuori casa, se non ha voglia di stare sui libri, ha due pensieri fissi: l’alcool e la figa. Purtroppo sono iscritto ad Ingegneria e questo potrebbe costituire grave nocumento all’ingresso delle  feste organizzate dai vari atenei. Spesso gli Ingegneri sono oggetto di scherno da parte degli altri studenti in quanto dediti esclusivamente a studio e seghe,  incarnando l’immagine perfetta del nerd americano, vittima nei film Porkys. Tra l’altro, l’Università è lontana dal centro ,posta su una montagna a venti minuti di autobus ed è nota per la rarissima presenza femminile. Tra le poche ingegnere, alcune incarnano l’ideale socratico di perfezione, sono cioè sferiche, due o tre si concedono ai più fortunati, praticando  sesso parsimonioso nei boschi circostanti. Non ce`e` niente da fare  tutti studiano, tutti sono chiusi in casa tranne il sottoscritto che ormai ha preso una piega del kazzo. Riesco a recuperare l`anno risparmiato quando sono entrato a cinque anni a scuola. Arrivo così al party della matricola Isef ( Ist. Sup. di Educazione Fisica). Isef è chiamato anche Paradiso della Gnocca. Branchi di donne formose si accalcano nelle aule, l’afrore di pelo si spande nell’aria come un balsamo indurente. Seni, seni ovunque, di tutte le misure e poi glutei, chiappe, una pletora di chiappe. Entrare nella festa significa anche sofferenza, guardare non toccare, sacrificarsi per trattenere l’ultima catena che lega il paccianidentrodinoi. Ho dei capelli lunghi come una troia ed utilizzo il mio laido charme da diciannovenne, tramite un profumo “Polo” di Ralph Lauren. Il resto e` sbronza totale. Arrivo con altri conoscenti sul luogo dell’evento, dopo aver fumato la razione giornaliera di paglia, il che ci favorisce nell`approccio quick and easy con le pulzelle, l`importante e` non far sapere che si studia ingegneria. Mi punta una bionda mentre sto ballando “Fight for your rights to party” dei Beastie Boys. L`aggancio deve essere tecnico: ricambiare lo sguardo per un quarto d`ora, indi, assicuratisi della benevolenza femminile, avvicinarsi con occhio da spigola alla vittima e dimenarsi che manco  Terence Trent d`Arby. Ma la fanciulla applica la tecnica della serie “Ti guardo mentre vado al bar, tu mi segui, eventualmente ti porto in bagno e ti faccio un rapido pompino”. Così al brano dei Simple Minds “Don`t you..” la ragazza si stacca dal gruppo ed  ancheggiante,  si dirige al bancone , la seguo già con la base dell`uccello in fiamme . La sto per approcciare, lei, seduta allo sgabello, mi sorride, quando un laido collega di studi, lancianese, ubriaco perso, dalle sopracciglia tipo zerbino comprato al mercato del giovedì, mi aggrappa per le spalle, profondendosi in effluvi alcoolici sulla mia faccia. Nel suo deliquio a base di vini frizzanti e verdastri cocktail, si gira verso la pulzella apostrofandola con innominabili epiteti, in piena operazione simpatia. La ragazza cambia drasticamente umore, si alza e se ne va di fretta, esibendo un culo da paura, cosa che prima non avevo notato nei mezzobusti danzanti. Il mio cazzo ha un urlo muto di disperazione, afflosciandosi a terra con il dirigibile del capitano Nobile. Avrò il laido individuo attaccato alle costole, tutta la sera. Lo stesso individuo che, la mattina dopo, in Facoltà, vittima di un giustificato mal di testa post sbronza, si rifiuterà di aiutarmi in un compito di geometria, da lui, purtroppo, brillantemente superato, velocizzando la mia decisione di abbandonare gli studi. Odio gli ingegneri, da quel giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7291900364119439712?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7291900364119439712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/perche-uccidere-un-ingegnere.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7291900364119439712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7291900364119439712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/perche-uccidere-un-ingegnere.html' title='Perchè uccidere un Ingegnere'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYyQCGIKMLI/AAAAAAAAAHs/ppEnkMcI4SE/s72-c/img250+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1454031929634152381</id><published>2009-02-05T13:03:00.000-08:00</published><updated>2009-02-05T13:12:14.688-08:00</updated><title type='text'>Incidente notturno con omissione di soccorso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtWJ1GDIWI/AAAAAAAAAHc/LE9wkrit5Og/s1600-h/5ae3940b7a29d5fd73eeca0c88b73fc1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 82px; height: 67px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtWJ1GDIWI/AAAAAAAAAHc/LE9wkrit5Og/s320/5ae3940b7a29d5fd73eeca0c88b73fc1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299424113402782050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La lepre inerme&lt;br /&gt;sull'asfalto.&lt;br /&gt;L'occhio vitreo&lt;br /&gt;osservavo pietoso&lt;br /&gt;se consumare frutto del delitto.&lt;br /&gt;Decisi di lasciarla&lt;br /&gt;con rimpianto.&lt;br /&gt;Sognando per giorni&lt;br /&gt;lo stesso misfatto&lt;br /&gt;ed un salmì perfetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1454031929634152381?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1454031929634152381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/incidente-notturno-con-omissione-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1454031929634152381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1454031929634152381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/incidente-notturno-con-omissione-di.html' title='Incidente notturno con omissione di soccorso'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtWJ1GDIWI/AAAAAAAAAHc/LE9wkrit5Og/s72-c/5ae3940b7a29d5fd73eeca0c88b73fc1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7863143267020748128</id><published>2009-02-05T11:39:00.001-08:00</published><updated>2009-02-05T12:15:26.377-08:00</updated><title type='text'>Morte di una nazione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtAkOFYhkI/AAAAAAAAAHU/_z3Iv48gV5Q/s1600-h/setsigil11.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 136px; height: 210px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtAkOFYhkI/AAAAAAAAAHU/_z3Iv48gV5Q/s320/setsigil11.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299400377531663938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando ho iniziato a prendere coscienza del paese in cui sono nato, è stato molto presto. Avevo cinque anni ed abitavo a Milano. Spesso accompagnavo mia zia all'Università Statale. Era il 1973. Ricordo gli scontri tra manifestanti, i lacrimogeni. Ci buttavamo a terra per evitare le cariche. Ricordo la violenza della malavita, le rapine sotto casa , gli scippi, le aggressioni. Non sono immagini filmiche come le finzioni ridicole di Tarantino. Questo era un film italiano. Poi i "fantastici anni '80", quelli del disimpegno, il vero principio del declino italiano. Tutto leggerezza, fashion, allure, brand, accounting, launch, branch, creative manager, mercial banking, senior consulting. Infine i novanta delle tangenti o " della scoperta dell'acqua calda". In tutto questo caos di figliocci di operai che diventavano dirigenti di partito, amici dei manager, dove gli operai annoiati, diventavano sindacalisti e poi sindaci, la Mafia, silente, con qualche alzatina di voce, ha mandato i suoi figli all'Università al nord, a sciacquare soldi in palazzi e finanziarie. Meglio non far casino, va tutto bene in superficie, basta dare in pasto al popolo promesse di benessere, concessione di somigliare ai ricchi andandoli a binocolare a Porto Cervo. Il popolo si è addormentato piano, ma si è addormentato. Ho avuto sempre il senso della memoria, il capire che quello che stavo vedendo da bambino, lo avrei nitidamente ricordato ed interpretato, da grande. Ho vissuto, ascoltando leggendo, decifrando le parole delle persone, intuendo gli avvenimenti, esaminandoli, come fossi un adulto, nel corpo di un uomo che cresceva con gli anni. Ora quell'uomo già grande per osservare, è stato raggiunto dall'uomo che sono fuori, un quarantenne. Queste due persone si uniscono finalmente. Quello che vedo ha finito ormai, di preoccuparmi, di angosciarmi, di indignarmi. Ho raggiunto un pericoloso punto di non ritorno, come quando un minatore che è stato in miniera per vent'anni, non tossisce più inalando un gas tossico. La caduta del mio paese verso il baratro del nulla culturale, istituzionale, politico, del quale non mi sento assolutamente responsabile come cittadino, è tanto catastrofica da sembrare priva di conseguenze. Gli ultimi avvenimenti, sebbene un dettaglio, all'interno di una situazione generale irrecuperabile, sono sintomatici del clima di nuovo Medioevo post industriale: un misto di terrorismo religioso, unito a ritualità pagane, mediato da profonda ignoranza, grettezza morale, perdita di dignità. Siamo diventati dei cavernicoli digitalizzati, dei bigotti che aizzano figle adolescento con tette rifatte, siamo mariti e mogli di bodrille e grossisti di carni col Suv, di quelli che vanno con le puttane ucraine ed hanno la foto del papa in camera. L'aspetto peggiore è quello del mondo giornalistico. Chi legge tra le notizie, può capire quanto servilismo al potere, alla chiesa si nasconda dietro le notizie che inneggiano al pietismo peloso, alla sacralità della vita, alla moralità dei guardoni e di chi si fa guardare, con la scusa di essere richiesto dal popolo. Quanto anonimato ci sia , per le figure degne di considerazione e rispetto e quanto invece, lo stupro diventi viatico per una esposizione massmediatica con richiesta di relativo cachet. Tutti hanno fretta, tutti fanno cose più importanti degli altri: lo capisci quando sei l'unico ad inchiodare la macchina davanti le strisce pedonali. Ci hanno insegnato ad odiare il voto, lo hanno svuotato come il guscio di una cozza, non perdendo un briciolo del loro potere di delega. Così i vecchi insegnano ai discepoli che bravura è coglionaggine, furbizia è sopravvivenza. Quando penso all'Italia tra qualche anno, mi sembra di rivedere un film di Mel Gibson  di quasi 25 anni fa: Mad Max, oppure di leggere un libro di Terzani sulla caduta dell'Impero sovietico: Buona notte Signor Lenin. Un'Italia balcanizzata, una Sarajevo, dove la guerra non è mai avvenuta, ma la distruzione si è propagata per implosione. Branchi di italiani affamati, armati, lottano per la sopravvivenza saccheggiando campagne, uccidendo, mentre contadini si difendono, con barricate. Paesi con il coprifuoco, dove gli estranei vengono catturati e giustiziati sommariamente, bambini abbandonati ai cigli delle strade, nel ricordo delle fotografie dei piccoli ebrei a Varsavia durante la guerra. La narcosi elettronica non ci fa leggere il futuro. L'uomo cresciuto dentro di me, ricorda, mi parla. Riesco a capire e faccio finta di niente...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7863143267020748128?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7863143267020748128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/morte-di-una-nazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7863143267020748128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7863143267020748128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/morte-di-una-nazione.html' title='Morte di una nazione'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYtAkOFYhkI/AAAAAAAAAHU/_z3Iv48gV5Q/s72-c/setsigil11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8208041076483011102</id><published>2009-02-04T13:10:00.000-08:00</published><updated>2009-02-04T13:11:52.255-08:00</updated><title type='text'>The Autobus figure of shit</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYoEh1qofzI/AAAAAAAAAHE/7-Q4_hFwNgU/s1600-h/236+-+Copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 239px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYoEh1qofzI/AAAAAAAAAHE/7-Q4_hFwNgU/s320/236+-+Copia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299052890942897970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Novembre 1987&lt;br /&gt;L`autobus che mi conduce da L`Aquila a Pescara risulta talvolta interessante a causa delle vicende su di esso accadute. Spesso non per mia volontà ma per un fato voluto dagli dei immortali. Passare per maniaco non e` mai stato uno dei miei sogni, ma l`opportunità di scrivere questo racconto, grazie a questo epiteto per un giorno, mi riempie di nostalgica commozione, manco fossi Pacciani. Mi trovo in una fredda sera di novembre, al ritorno verso la città universitaria. Sull`autobus, un vecchio Iveco azzurro dell`Arpa, dagli interni intrisi di odore di mozziconi, panini con la frittata e scoregge, vi sono pochi pendolari, qualche mesto forforoso cinquantenne impiegato in banca, un controllore con la panza causata da un eccesso di tacchino alla canzanese e fermentato, due racchie che hanno ricacciato il cappotto dall`armadio ai primi geli, il cui odore di antitarme è un ulteriore deterrente a qualsiasi approccio maschile. Mi siedo, come ogni giovane si rispetti, ha il dovere di fare, sui sedili retrostanti. Tra me e gli altri passeggeri, molte file di poltroncine vuote. Pregusto la serata tranquilla. Ho il walkman con un paio di cose dei Nuclear Assault e degli Omen, a me i Nuclear piacciono di più degli Anthrax e poi Dan Lilker e` l`eroe indiscusso dei SOD. All`altezza di Brecciarola, sale una formosa pulzella , dalla gonna attillata e dalle tette abbastanza gonfie da suscitare serotine erezioni nei giovani studenti. Si va a sedere davanti a me, lasciando tra noi l`intervallo di un posto vuoto. Nella semioscurità della luce azzurrognola emanata dai lampioncini dell`autobus, la pulza si rannicchia sul suo sedile per dormire, sporgendo pericolosamente le rotondità del suo bel culo, lungo il corridoio del mezzo. La gonna appositamente cucita per esaltare le curve gluteesche, e` leggermente sollevata, lasciando intravvedere un paio di slip da lap dancer. I miei occhi inadatti perfino alla guida diurna con lenti, si trasformano in raggi laser della ditta Same-Govj, di quelli che trovi in offerta sulle ultime pagine del “Monello” o di “Cronaca Vera”. Parte una sega mentale addolcita dall`ammortizzatore lungo del vecchio bus. Nel mezzo di questa onirica pippa, sale un uomo che si va immediatamente a sedere tra me e la giovane. Nessuno dei passeggeri che si trovano avanti, si gira a vedere il nostro trittico in fila indiana. Solo il controllore fa una passata per i biglietti, senza dire una parola. L`uomo davanti a me e` un bruno butterato con la faccia ai frutti di mare, sembra Bukowski giovane. Con il controllore, caccia una vocina tipo cattivo di Roger Rabbit, cosa totalmente inadatta al suo aspetto da pedofilo serial killer. Ha sicuramente fumato delle N80, alla fermata. Le N80 sono delle nazionali con filtro, caratterizzate da un sapore ed un odore dolciastro e persistente, che riesce ad attaccare le ghiandole sebacee della pelle di chi le fuma, trasformandolo in un posacenere lavato male. Nocive per il fisico e per i rapporti sociali, sono da preferire alle Lido blu o alle John Player Special, quest`ultima sigaretta considerata forse la sublimazione dell`essenza di una discarica di calzini sudati dell`esercito. Il giovane mi indispone, la sua presenza olezzante e lasciva, mi impedisce la visione culistica della pulzella. Mi addormento , nonostante il walkman con i Nuclear sia a palla. Nel torpore della sonnolenza metallica realizzo una voce di donna che recrimina ad alta voce: “ Levami le mani di dosso, porco!”. Mi sveglio di soprassalto e vedo la scena: Il maiale butterato non ha resistito al richiamo del culo giovanile, a differenza del sottoscritto, ha aderito al motto “pensiero ed azione”, allungando il suo nodoso arto tra i glutei della giovane, fino ad arrivare al vistoso rigonfiamento della topa, pinzando sagacemente e prontamente il morbido frutto. La giovane, al tatto, si e` svegliata di colpo, serrando le cosce, imprigionando le mani dell`attentatore, il quale lieto della nuova posizione raggiunta, ha iniziato a ritrarre ritmicamente la mano, sperando in un cambiamento di umore della pulza. La ragazza si alza di colpo e si rifugia tra le braccia del corpulento bigliettaio, il quale sopraggiunto nel frattempo, ha solo modo di dire: “che le sta dando fastidio, signorina?”, accompagnandola poi, tra i sedili dei primi posti. Rimaniamo dietro io ed il maniaco, con il principio di uccello infiammato. Secondo le leggi della figura di merda, chi la fa, si guarda bene dall`esporsi in pubblico subito dopo. Ma ci sono delle varianti che non vengono considerate. Chi Pratica spesso la figura di merda, conosce i metodi per uscirne alla grande. Poco dopo, infatti, il maneggiatore, forte del fatto che nessun passeggero si era girato a veder la scena di palpamento, si alza e si va a sedere davanti, vicino agli altri.. In quel momento si insinua in me una leggerissima preoccupazione. E` successo un fattaccio nelle retrovie, eravamo in tre, nessun testimone, sono rimasto da solo agli ultimi posti, sono io il colpevole. Verso la piana di Navelli, infatti, i passeggeri che prima avevano solo ascoltato la concitata richiesta di aiuto della pulzella, senza girarsi a veder chi fosse il bruto, iniziano a prendere coraggio e nella semioscurità li vedo girarsi verso il retro del bus, ad inquadrare l`unico passeggero, cioè io. Ad una iniziale ricognizione visiva da parte di tutti i passeggeri a turno, inizia il terrore della “figure of shit”, che mi attacca le membra, ghiacciandomi la schiena. Incominciano le guardate secondarie. C`e` una matura zitellona , più brutta del cruscotto di una Innocenti, che si gira scuotendo il capo con espressione di disappunto. Il tutto contornato da una maligna omertà del controllore, unico vero testimone, capace di scagionarmi da questo terribile equivoco. Raggiungo il top dell`orrore, qualcosa di simile alle ultime frasi dei racconti di Poe, quando anche il maniaco, in un atto sublime della sua tecnica, probabilmente adottata con successo su altri mezzi pubblici, si gira anche lui apostrofandomi con mugugni tipo, “ah, che roba” oppure “che tempi”. Sono alla frutta. Dovrei scendere al Torrione ma mi trovo a Collemaggio. Suono il campanello, Mi viene aperta, Forca Caudina, solo la portiera anteriore. Sarò costretto a passare in mezzo a tutta quella gente...No! Chiudo gli occhi tra le offese ed i rimproveri generali, esco, perdendomi nella notte. Solo un bastardo butterato, si gira salutandomi attraverso il vetro, con la mano ed un sorriso luciferino tra i denti d`oro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8208041076483011102?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8208041076483011102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/autobus-figure-of-shit.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8208041076483011102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8208041076483011102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/autobus-figure-of-shit.html' title='The Autobus figure of shit'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYoEh1qofzI/AAAAAAAAAHE/7-Q4_hFwNgU/s72-c/236+-+Copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4614984726640393673</id><published>2009-02-03T07:35:00.001-08:00</published><updated>2009-02-03T07:38:30.921-08:00</updated><title type='text'>Sabbia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYhkqEVu4XI/AAAAAAAAAGk/yCTWB83x_S8/s1600-h/img096.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 214px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYhkqEVu4XI/AAAAAAAAAGk/yCTWB83x_S8/s320/img096.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298595635483566450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sudore strizzato, sabbioso, acre, gli appiccicava la divisa lungo la schiena. Camillo era stato tutto il giorno al telegrafo. Correva, la strisciolina di carta, ora un tratto, ora due punti. Arrivava ad intrecciare gli occhi. Avvezzo alla traduzione, Camillo leggeva dispacci, trasformava comandi, informazioni, notizie. Erano a pochi chilometri da Addis Abeba. Sotto una lampadina flebile, dalla luce sinistra, interrotta dai lampi diurni di una tenda che si apre e che fa entrare il deserto a scartavetrarti la gola, stava, mio nonno alla fine del suo turno. Si alzò dalla sedia brontolando e si stese sulla branda, lasciando il posto al compagno. Una vecchia copia della Domenica del Corriere, ingiallita dal passaggio di mani, era l’unico diversivo ai notturni silenzi del deserto. “Chi cazzo sono questi Ascari?”, fece Camillo, novello Don Abbondio alle prese con Carneade. Girò le pagine distrattamente fino a quella dove, una vecchia stampa d’epoca, ritraeva il Barone Ricasoli, sotto le sue vigne. Il pensiero andò ai genitori, a Pennadomo, al padre Nicola, anche lui stava rientrando dalla vigna. Lo vedeva risalire le scalette sotto al paese, portandosi dietro Rosina, l’asina, carica di verdura e legna. La coppoletta calata sulla testa e il mezzo toscano spento, in bocca. Quella sera c’erano le prove con la banda e nonnò mormorava la sua parte di bombardino, tra i denti. Camillo vedeva il padre fermarsi davanti la porta dell’osteria, sulla piazzetta Orientale. Il rumore dei ferri di Rosina sarebbe bastato a far uscire nonn’Anna dalla porta, nonno Nicola non consumava più di due parole con lei. Sulla porta dell’osteria c’erano due fraschette con una bottiglia vuota, a significare che lì si beveva.&lt;br /&gt;“Chi ci stà dentro?” avrebbe chiesto come al solito nonno Nicola. Se nonn’Anna  parlava, erano amici e quindi nonno Nicola le avrebbe comandato di prendere “il vino” tirando nervosamente il capo da un lato, se nonn’Anna non parlava ma accennava ad un gesto enigmatico, erano stranieri e quindi sarebbe stato nonno a prendere il vino. Fatto questo nonn’Anna sarebbe rientrata in osteria e nonno sarebbe sceso a rimettere Rosina alla stalla, poi, si sarebbe recato in cantina, dove c’era la vecchia botte di castagno, piena di vino che aveva preso la via dell’aceto. Mentre nonno riempiva la bottiglia, con una smorfia di disappunto per tutto quel ben di Dio rovinato, nonn’Anna intanto, portava subito un bel piatto di finocchi, per addormentare la bocca degli avventori. Nonno risaliva con la bottiglia di vino in mano ed un flebile sorriso da figlio di puttana, sotto i baffi. Camillo steso sulla branda, rise ad alta voce, come se un telone di cinema gli avesse riproposto la scena sotto gli occhi. Si girò il compagno, con uno scatto di sorpresa, ad interrompere il monotono ticchettio della trasmittente: “Camì, che minchia ti ridi?”. Ma Camillo non rispondeva più, dormiva con l’ultimo pensiero per Adele…&lt;br /&gt;In quei giorni al campo c’era stato grande fermento: durante una battuta di perlustrazione era stato ritrovato un campo di italiani, caduti durante un’imboscata; tra le vittime vi era un fotografo. I nemici non avevano toccato le sue attrezzature, limitandosi a saccheggiare solo viveri e ciondoli. Tra i compagni di Camillo c’era uno di Varese, che nella vita borghese, faceva l’aiuto fotografo in un grande studio della città. La compagnia di Camillo era accampata vicino al villaggio della loro guida, un negrone alto e statuario che sembrava quasi un Masai. Stavano in un posto tranquillo e c’era tutto il tempo di cazzeggiare con l’attrezzatura fotografica. Iniziarono a sviluppare vetrini ed a stampare, quello che la vittima aveva involontariamente lasciato loro in eredità. Scoprirono che il fotografo ucciso, era un sorta di etnologo, che stava effettuando studi sulle popolazioni ribelli della regione. Si era accodato ad una compagnia in avanscoperta, con la speranza di essere al sicuro, ma aveva trovato una dolorosa morte, sotto la lama di una banda di predoni, in attività, durante quei confusi giorni di guerra. Camillo aiutava volentieri il fotografo di Varese, anche perché era un bel modo di passare i momenti di riposo. Fu grande lo stupore, quindi, al constatare che una serie di negativi erano dedicati esclusivamente al Negus. Lo avevano immortalato in tutte le pose: impugnando un mitragliatore, al comando di soldati sul cammello, in piedi, sopra un cumulo di cadaveri di ribelli.&lt;br /&gt;La buonanima del fotografo, aveva anche lasciato loro, una serie di vetrini vergini. Pensarono immediatamente di utilizzarli, per fare fotografie a tutta la compagnia. Il sottotenente, che si dilettava a dipingere, creò uno sfondo con un vecchio lenzuolo. Due reclute mantenevano il lenzuolo e, a turno, ogni soldato si faceva fotografare in divisa. Camillo e gli altri avevano notato che la zona tra le loro tende ed il villaggio, dopo i primi giorni, di diffidenza, si era animata. All’inizio si erano avvicinati i bambini, poi qualche vecchio, alla fine delle ragazze. Si mantenevano sempre a debita distanza, ma erano curiose di vedere quegli uomini, simili nei sorrisi ai loro giovani, ma bianchi, in divisa, sempre indaffarati a fare qualcosa di cui loro non capivano il significato. Erano delle bellezze che Camillo non aveva mai visto. Nascosti i loro corpi a malapena, da piccoli reggiseni di pelle e gonne formate da fili di piante, simili a stuoie di paglia, il nero della loro pelle, colpito dai raggi del sole, creava riflessi morbidi, come se la luce avesse rischiarato le rocce scure e bagnate di un torrente. Camillo, aveva  visto, fino ad allora, Adele, ma l’aveva vista rigorosamente vestita. La figlia della speziale, portava quei lunghi vestiti, incorniciati dai pizzi che lei stessa faceva, con quelle pettinature scolpite fra fermagli d’osso. Cipria e rossetto, sugli incarnati di madreperla ad esternare tremebondi e vulnerabili pudori, a chiudere fortezze facilmente espugnabili, in qualche bosco estivo vicino al Sangro. Pensando ad Adele, Camillo era inebriato da tanto innocente scoprirsi delle carni, da parte delle ragazze del villaggio. Comprendeva la naturalezza dell’appartenere alla terra ed allo stesso tempo era combattuto dalle visioni di riti ancestrali, veli e statue in processione, della sua terra d’Abruzzo. Ma aveva quasi vent’anni. Erano lontani da casa. Le fidanzate, le madri, le promesse spose, erano lontane mille e mille miglia. Anche Adele, quasi avesse potuto avere un cannocchiale per veder quello che Camillo poteva combinare.&lt;br /&gt;Le ragazze del paese si avvicinavano ogni giorno di più, allontanando il senso del peccato ogni giorno di più. Fino a quando, un giorno, il varesino trovò il modo di avvicinare le fanciulle e chieder loro di scattare qualche foto. Fu un tripudio di gioia e risate. Furono fotografie di giovani a torso nudo che abbracciavano ridendo, quelle sculture eburnee e generose. Camillo dimenticò Pennadomo, voleva eliminarla, nel tremore dei sensi che si svegliavano, che esplodevano, che fiaccavano le notti dei soldati. Voleva odorare corpi nuovi, bocche, tastare membra che aveva visto solo in qualche volume di Salgari. Quella notte…&lt;br /&gt;Era una giovane, figlia di un vecchio cacciatore del villaggio. I silenzi della distesa africana, erano interrotti solo, da qualche colpo di artiglieria lontano. Girava ancora inebriato dai brindisi a base di pessimi distillati, trovati nella dispensa. La ragazza lo aspettava. Lo prese per mano. Era frastornato, eccitato, si lasciò andare. Guardava la luce nitida della luna africana, illuminare il nero di quelle gambe, come di pece che lo tenevano stretto, senza dire parole, perché non sarebbero servite. I seni della ragazza, si puntavano sul suo petto. Conobbe un amore, il solo, disinteressato, libero, senza domani, senza religioni, né rimorsi. Rimasero le foto. Le aveva nel cassetto della sua vecchiaia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4614984726640393673?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4614984726640393673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/sabbia_03.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4614984726640393673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4614984726640393673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/02/sabbia_03.html' title='Sabbia'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYhkqEVu4XI/AAAAAAAAAGk/yCTWB83x_S8/s72-c/img096.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7229964412635492590</id><published>2009-01-31T13:35:00.000-08:00</published><updated>2009-01-31T14:02:23.834-08:00</updated><title type='text'>La strada della memoria</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3366ff;"&gt;Dedicato alla mia Guzzi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYTIaEF34LI/AAAAAAAAADg/C7X1nLjb3KU/s1600-h/147.jpg"&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297579411795075250" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYTIaEF34LI/AAAAAAAAADg/C7X1nLjb3KU/s400/147.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono steso accanto a lei. La paglia, sotto il mio corpo, scricchiola a riempire il rotondo silenzo dell'ambiente. È il mio respiro regolare si nutre a stento dell'aria di legna da ardere, residui di stallatico ed odore di cuoio antico ed un altro, penetrante, afrore, decifrabile tra tanti, della testata di un V7 appena spento.. È odore acido di benzina ed olio esausto, è odore di pneumatico e polvere di ciglio stradale, è odore di vecchie guarnizioni e grasso. Un`entità calda , nel buio, chiusi io e lei tra le mura di pietra di questa stalla, in un paese del basso chietino.Ma dalla feritoia di una grata polverosa, il taglio di una luna benevola e pigra, illumina il vecchio vascone, un tempo protagonista di mosti e bolliture.Allora, come a ricordare di non essere solo, un leggero cono luminoso, nel pulviscolo, schiarisce il serbatoio della mia compagna. Sembra stanca, come me, nella inanimata calma del metallo, mi sembra di scorgere la linea flessuosa di una schiena animale, a riposare dopo il giogo diurno. In questa stalla la mia moto è l`animale che qui fu sessant`anni fa a riposare dalle fatiche nei campi a seguito del mio bisnonnno Nicola.Nel tramonto, sulla strada della frana, da Villa Santa Maria a Pennadomo, andavano l`asina Rosina e lui a riportare il frutto del lavoro, a casa all`osteria, dove nonn`Anna aspettava, senza la pazienza , perché non c`è bisogno di pazienza, quando devi ricordare di caricare l`orologio a molla. I querceti regolari, dalle chiome leggermente inclinate a valle, verso il nuovo lago, che aveva rubato a Nicola la campagna e la masseria, per pochi soldi. La bruna luce, della linee dei monti Pizi colorava I tronchi, le fronde, di ocra secchi, di rossi carichi, di gialli austeri. Ora, la mia V7, bagnata dalle linee sincere del sole d`autunno , riflette piccoli abbagli rotondi, sul cromo dei paramotori, dei parafanghi, appena ammaccati, sulle molle a vista, sui cerchi lucidi...A girare lo sguardo a destra, mentre nonno teneva la cavezza dell`asina, senza il pensiero all`animale, che ormai sapeva la strada verso la biada, la mia divide con l`anteriore le due rette nuvole di polvere dalla massicciata ghiaiosa di pietre bianche di montagna. Nonno, tra le labbra un sigaretto Cavour, a ciucciarlo come preziosa reliquia, lo aveva acceso al mattino per dargli due tiri dopo la colazione a base di pane , peperoncino, ventricina e due sorsi di quello buono, non di aceto che rifilava agli avventori dell`osteria insieme ai finocchi per camuffargli il sapore.L`asina lo guardava seduto sotto la grande quercia secolare a consumare il pasto. Gli stava di fronte con I grandi occhi silenziosi, cerchiati, ad aspettare un pezzetto di pane, una carezza, un brontolio del vecchio. Nonno la osservava, domandandosi da dove venisse tanto cieco e devoto affetto dell`animale per lui, che la trattava come un mezzo di trasporto. Mi fermo anch`io sul ciglio della strada dove il posto della quercia è segnato da un cartello stradale ed un paracarro coperto di ruggine e corbezzoli. Mi fermo. il motore gira in cerca della presa al terreno sconnesso, ma nulla può contro la mia frizione tirata. Mi siedo, come faceva nonno, verso il lago, ormai nota visione. L`occhio ebete della mia V7 mi guarda senza emozione, ma devozione fredda, il colore delle fiancatine sembra cercare la stretta morsa delle mie gambe. Il fantasma della grande quercia, fatta saltare con la dinamite , sembra protendere la sua ombra sulle nostre teste e testate. Nonno Nicola piangeva quel giorno. Prima di mettere le cariche, si stesse sul cerchio del tronco ormai abbattuto dai cantonieri e allungo` il braccio a contare e ricontare I cerchi della vita per due ore filate.La quercia aveva più di cinquecento anni. Nonno penso che l`albero era più vecchio di Cristoforo Colombo, dei quadri di Leonardo. E la quercia era stata sua, quell`albero era un pezzo di storia nella sua terra, un pezzo di storia dell`Abruzzo, a cui non a aveva mai badato fino a quel giorno. Quel dito puntato e ripuntato su quel cerchio sembrava il cardano sulla ruota della mia V7 a girare su questa strada. Maledisse la strada nonno, la strada che gli aveva tolto la quercia, l`ombra ed il ristoro dei suoi giorni di calura, nel vigneto, nell`oliveto, nel pratone a fare l`erba.Quella strada doveva andare a valle, nel lago. Gli dettero ventimila lire a nonno e lui ci si comprò un bombardino nuovo, per suonare nella banda del paese. Si iniziò a dire che la strada fosse piena di demoni, da quando non c`era più la grande quercia proteggere I viandanti , la notte, tanto che zio Nino, era andato a finire, sotto ad un fosso con il carretto ed il mulo, perché gli erano apparsi all`improvviso. Gli stessi demoni si attaccno al vetro dei miei occhialoni, mi tirano il manubrio, mi fanno tremare le mani, mentre corro consumando le pedane contro I sassi. È il manto stradale, un demone bianco che consuma le ruote, ti trattiene fino alla terza, fa rantolare il motore, fa cigolare I vecchi ammortizzatori. spacca le ossa. e` la stessa spina dorsale di mio nonno che zappava, maldicendo quella strada, quel lago che gli aveva portato l`umido fino al collo e le nebbioline spossanti dellla mattina. Sterzo di colpo. La moto si imbarca e dà di sedere sulla ghiaia.Dall`alto della rupe scoscesa in venature giallo rossastre, le capre tirano I sassi sul ciglio dello strapiombo. La fontana in coro col minimo del motore. Non si passa. Davanti al muso dell V7, la lingua di detriti ed immondizia, continua lenta, a scendere a valle, ogni ora diversa, ogni ora piu` in basso.Sembra che la montagna vomiti sassi, da un profondo infinito. Pennadomo è di fronte. Le rocce grigie di scolatura, come lastre di porfido schiarite si incastrano alle case arroccate come molluschi allo scoglio. sono pochi metri, ma non c`è guado. Torno indietro. Dalla finestra del Palazzo più grande, si sveglia nonno, di notte.Quel dolore alle ossa lo tiene in piedi. Apre la finestra, La luna, gli illumina la grande parete che sovrasta il paese.Brilla la croce sulla cima. La pietra gli nasconde le acque del lago, cerca con lo sguardo cieco della notte , l`enorme fronda del grande albero invano. Si alza la civetta in volo a leggere I suoi pensieri. Domani andrà a Torricella dal dottore. Rosina non ha bisogno di fruste, conosce la spalla del passo cadenzato di Nonno Nicola e sale per la strada di Torricella. Non ha bisogno di spinte tranne quella volta che ci andarono a vendergli l`unico suo nato. Fu dato ad un tizio che si rimetteva Fante di cognome e si diceva che avesse un parente diventato un famoso scrittore nelle lontane Americhe. Al ritorno Rosina continuava a voltarsi, come sperasse vedere quel suo unico puledro ritornare da lei. Ora il lago è a sinistra.Arrivo con leggera discesa a Villa Santa Maria.. Una lunga striscia di cemento taglia lo spettro d`aria sul paese. Ero ragazzo. Andai un giorno sotto I plinti del mostro a vedere l`opera. Pensai alla dolce strada da Borrello, dove Nonno Nicola correva fino ad Agnone con il postale a trovare I parenti. Si aprono tra I boschi bassi e le colture, ampii spazi di fattorie e casati di calce scrostata. Le querce spandono un manto terroso sul bordo della strada e friggono al passaggio della ruota della V7. L`odore di muschio ed arbusti bagnati , un orizzonte senza vedute, come a serrare la gola, in attesa dell`aperto, costringe alla guide di gambe. Ogni tanto qualche auto di contro, ti stringe la curva, poi l`autista si gira a vedere quell`antico prodigio meccanico, ancora sula strada, dopo quaranta anni. Vorrei entrare, nel cuore dell tranquilla montagna molisana, ma devo tornare indietro. Nonno lo faceva. Avvolto nel vecchio cappotto, leggermente più grande di spalle, una borsa di cuoio, di quelle che faceva lui, con il collo della bottiglia, turato da un turacciolo di sughero, che spuntava da un lato. Il basco calato fino alle sopracciglia ed il mezzo sigaro pestato in bocca. Non si poteva fare la strada insieme all`asina, l`inverno. Rosina era vecchia, ormai serviva solo a portare qualche fascina per il fuoco dalla vigna. Nonno non l`avrebbe mai lasciata da sola alla stalla, preferiva portarla con lui in campagna, era l`unico essere che poteva dargli compagnia senza chiedere nulla in cambio.La mia chiede compagnia, ma in cambio vuole benzina. Ora la strada scende in curve , a sinistra il fiume che si allarga, lungo, fino al bacino artificiale, a serrarsi contro la diga curva. Una riva giallastra e fangosa, tappezzata di mucchi di rami portati dalla piena, accompagna un leggera increspatura, verde bottiglia dell`acqua. Rallento sotto Bomba, da lontano un vecchio cartello slavato, mi indica la stazione del paese e la direzione Pennnadomo. Mentre scendo sulle nodose curve fino alla stazione si erge come un fantasma di antiche vestigia, l`enorme cavalcavia, interrrotto dal pilone centrale crollato. è lì decenni. Arrivarono gli ingegneri da Roma. Volevano costruire il ponte che velocizzasse la strada. Si misero a misurare, a studiare e I pastori dicevano di non costruire , perche` il posto era chiamato dagli abitanti “la sorgente”, c`era l`acqua sotto. Nonno Nicola una volta ci aveva fatto finire Rosina, con le zampe fino ai garretti, per poco, non bisognava tirarla fuori a forza. Nessuno ascoltò I pastori, ed il ponte, appena costruito crollò .La moto si inclina sulla curva cinta da rovi di more, salta sulle rotaie sconnesse della vecchia stazioncina. Passo oltre fino al ponte sul Sangro. La strada a a destra verso Pennadomo.Da questo versante il lago si fa meno oscuro, quasi amicale. I toni del verde tenebroso, lasciano il passo ai canneti sulle rive, dove I pescatori si appostano per le carpe ed I cavedani. Un`aria sottile ti invita alla sosta, mentre a destra, campi a fienagione, sparuti filari di vigne basse, si alternano agli anonimi caseggiati di contadini moderni. Improvvisamente, qualcosa incombe abrunire le chiare sagome della mia V7. Il rumore si fa cupo, quasi un muro ritornasse il polmone d`acciaio che pompa sotto le mie ginocchia. Alzo lo sguardo. Una lama di roccia , sottile come una sfoglia, si erge da una bassa sterpaglia spinosa. Un`altra lastra di roccia, altissima la contrasta , a formare una stretta gola, nella quale scorre, tranquillo un rivo tra I sassi. Nonno Nicola ci è passato di notte.Dal buio del greto ghiaioso, si odono gli echi delle civette sulle cuspidi nelle tenebre. Nonno sente l`asina inquieta. Lo sa che il paese , di notte , è un covo di streghe, Pennadomo è Pena d`uomo, il posto dove si assiste al martiro dei viandanti sospetti. Il tizzone del sigaro lo guida sull`erta di fronte alle rocce. Non vede l`ora di scollinare alle luci delle strade. Nonno, sente il fiato delle streghe sulla nuca. Nonno ha paura che gli entrino in casa per portargli via I figli e passarli sul fuoco. Così dorme con le gambe incrociate, perché le maliarde non lo possano tormentare nel sonno, e tiene l`accetta sotto al letto. Bisnonno incrociava le gambe , nonno incrociava le gambe anche quando stava a Dachau, papà incrociava le gambe quando riposava a Milano, io incrociò le gambe quando dormo, tranne che sulla mia V7, perché qui le gambe bisogna tenerle strette contro il serbatoio, con le streghe nel motore. La salita e` da seconda. fino alla frana. Vedo l`altra sponda che mi aveva costretto al giro chilometrico. Sono in paese. Alla fontana della piazza. Nonno Nicola si ferma sempre qui con Rosina per darle da bere.Sul belvedere, le panchine coi vecchi che si appoggiano al bastone sentono arrivare nonno dal lago, per gli zoccoli dell`asina. Ma quel giorno, arriva solo Nonno. Ha la testa bassa. Ha seppellito Rosina vicino alla vigna, sotto un ulivo che stende I rami a valle. Nulla ha più importanza, adesso. La frana porta via la strada, porta via gli orti, coltivati a fatica, porta via anche I vecchi, morti di vecchiaia a forza di stare lì a vederla scorrere. Qui, sulla piazza del paese, davanti la fontana, si sente solo un rumore: quello del mio bicilindrico di una vecchia V7.&lt;br /&gt;Gianluca Di Renzo &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7229964412635492590?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7229964412635492590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/la-strada-della-memoria.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7229964412635492590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7229964412635492590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/la-strada-della-memoria.html' title='La strada della memoria'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYTIaEF34LI/AAAAAAAAADg/C7X1nLjb3KU/s72-c/147.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-8568362323195415937</id><published>2009-01-31T03:40:00.000-08:00</published><updated>2009-01-31T03:57:07.821-08:00</updated><title type='text'>L'amante russa</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYQ8VIZYrzI/AAAAAAAAADI/WuPsb2t1P_k/s1600-h/img239.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297425395423424306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 368px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYQ8VIZYrzI/AAAAAAAAADI/WuPsb2t1P_k/s400/img239.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La mia amante russa. Nella veglia del grumo di pensieri, odo, leggero, il lieve trombettio delle sue nari. Le amanti non dovrebbero russare. Le immagini perfette, anche di notte, ti accolgono nei desideri del proibito. Dopo l'amore, si addormentano senza rumori, fruscii. La mia amante è diversa. Lei russa, si muove, fa rumore, si attacca ai miei piedi, con i suoi, ha freddo. La mia amante odora di amante, non profuma di non detto. La mia amante invecchia insieme a me, non è statua o idolo infrangibile. Non è diamante senza graffio. La mia amante russa, è di questa terra, è di mare, sa di pane e olio. La terrei questa amante, nell'armadio, a cacciarla di nascosto, a sera, quando mia moglie dorme, tanto non si accorgerebbe di nulla, perchè russa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-8568362323195415937?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/8568362323195415937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/lamante-russa.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8568362323195415937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/8568362323195415937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/lamante-russa.html' title='L&apos;amante russa'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYQ8VIZYrzI/AAAAAAAAADI/WuPsb2t1P_k/s72-c/img239.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4141985170273738961</id><published>2009-01-30T14:04:00.000-08:00</published><updated>2009-01-30T14:12:52.924-08:00</updated><title type='text'>L'avvocato</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYN7VoNz24I/AAAAAAAAACw/UHj4pYvAgTs/s1600-h/IMAG0018.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297213198220647298" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 155px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYN7VoNz24I/AAAAAAAAACw/UHj4pYvAgTs/s400/IMAG0018.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L’avvocato è alla porta e bussa dopo essersi sfregato le mani, rosee e sudaticce.Un rantolo mi basta, per dargli permesso di entrare. Sto tentando una naufragante esperienza sulla pala. La pala è un assaggio della vecchiaia che temo, dove figlie indaffarate, mi lasciano a marcire, in un ospizio di provincia, pieno di suore violente. L’avvocato ride. E’ sempre all’erta. Siede comodo sulla poltrona e legge la mia cartella clinica. Ha la finzione del distratto e l’attenzione del macchinatore d’intrighi. E’ magnanimo con i fedeli e sgradevole con coloro che scoprono la nefandezza incipriata del suo sepolcro. Ha la simpatia filmica del consigliere fraudolento ed il candore tepore del demone in attesa di affondare i denti nelle carni molli dei neonati. L’avvocato concepisce l’unico diritto: il suo. E’ giustamente sprezzante con i sottomessi,pronti a pugnalarlo non appena si sia voltato e arrogante con i questuanti, perchè la vittima, talvolta, è peggio del carnefice. Eli viene tradito, perchè ogni cosa la fa, solo per il bene degli altri. Nelle penombra di una chiesa o sotto l’ala di carta di un libro di salmi, prega, l’avvocato. pensa a Dio, come Dio, per Dio, per il Dio se stesso con ii dito creatore puntato su se stesso. Un Dio pensatore dei difetti, perchè il difetto è del Dio perfetto che crea il suo contrario. Ma l’avvocato sa, che essere alquanto imperfetti,, rende umani agli occhi del profano. Parlano male dell’avvocato gli altri, perchè hanno la sua natura dentro, ma non hanno il coraggio di sbucciarla ed offrirla agli altri come fa lui. Se il Dio è in lui, è lui la sua e la chiesa. Ogni colpa, egli lava in casa sua, con la mano nell’acquasantiera...quella mano messa con il terrore che quell’acqua si trasformi in acido o bocca della verità. Infatti l’avvocato ci bagna appena le dita. La maschera dell’avvocato passa per l’ostia ed una pettinatura ordinata di fresco. Ha l’ulcera. Il suo alito, annebbiato dai furori del dopopranzo, tracima sui nemici, annega colleghi, confonde dubbiosi,. L’avvocato sa tutto. Non legge. Come una spugna, attira liquidi cerebrali altrui e li gioca a carte sul tavolo dei mediocri, come pepite a rinfocolare speranze di erranti cercatori. Nulla esiste di scritto sulla carta, se non può essere versato sul suo conto corrente. Si può guadagnare proporzionalmente al numero di pagine della cartella clinica. L’avvocatura è il più bieco esercizio della cattiveria umana. Per legge, si riescono a trasformare aliti di bugia. L’investitore è giovane. Non è fuggito. Ha la patente fresca, ma soprattutto ha pochi soldi per comprare uno di loro. Se è la vittima ad avere pochi soldi, allora l’avvocato, presenta il menù delle possibilità.: il prezzo stabilisce le soluzioni, indirizza sentenze. L'avvocato è mio amico. L'avvocato non risolverà i miei problemi perchè non si farà pagare, in quanto amico. E un avvocato che non si fa pagare, non vince&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4141985170273738961?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4141985170273738961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/lavvocato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4141985170273738961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4141985170273738961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/lavvocato.html' title='L&apos;avvocato'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYN7VoNz24I/AAAAAAAAACw/UHj4pYvAgTs/s72-c/IMAG0018.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4148537474451742997</id><published>2009-01-30T07:38:00.000-08:00</published><updated>2009-01-30T07:42:27.274-08:00</updated><title type='text'>Death of a tree</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYMfYCbLQmI/AAAAAAAAACQ/iC_KAR10Z3I/s1600-h/img236.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297112084546011746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYMfYCbLQmI/AAAAAAAAACQ/iC_KAR10Z3I/s400/img236.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; Morte di un albero&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#666666;"&gt;Avete mai provato ad essere un albero? Nessuno, oggi, riesce a sentirsi un albero. A percorrere le strade del mondo, delle storie, si finisce in posti dove, un albero, è al centro delle vite. Il legnatico. Il diritto di disporre di alberi per sopravvivere. La certezza di sapere che la morte di un albero sarà la nascita di uno nuovo. Ricordavo l’immenso, secolare Gelso (perché l’albero si scrive con la Maiuscola), al centro dell’aia del casolare, di uno dei tanto nonni che ho avuto ed ai quali devo gratitudine perché hanno creato la mia storia. Sotto questo Gelso, ho visto le stagioni della campagna, della natura. Intorno all’albero, si sviluppava una vita di lavoro, emozioni, giochi. Lì ho imparato a lavorare il tabacco, a fare i pomodori, a fare i canestri. Appeso a quell’albero c’era il maiale da ammazzare. Sopra quell’albero passavamo i giorni ad essere i cavalieri rampanti. Seduti sotto l’albero ascoltavamo le foglie ed il silenzio dei venti che venivano dal mare a farle vibrare. Sotto l’albero le feste dell’estate, con una tavola lunga ed i sorrisi dei contadini, per il buon raccolto e per il vino. L’albero guardava. Ho sempre capito che l’albero assisteva in silenzio. Ora sono in un altro giardino. Il vecchio Ciliegio, dritto, mi guarda, mentre gioco sul muretto con dei robot di latta a molla. Mi aspetta il Ciliegio. A Maggio mi regala, io bambino, i lunghi momenti dei suoi frutti. Sotto il ciliegio c’è il calderone, dove nonno mette a bollire le conserve per l’inverno. All’imbrunire, il Ciliegio è una guardia, ci aiuta nel lavoro, è un uomo dalle spalle larghe, presente in silenzio. Il Ciliegio guarda la nostra famiglia, la benedice. Un bambino, al tramonto, non è stanco. La nonna lo chiama dalla finestra. Passano gli alpini con i muli, tornano in caserma. Sono di nuovo nell’orto di un nonno. Il Limone, contorto sotto l’oscuro muro di pietre non ha pietà dei vivi. La vecchia bisnonna, passo lento, distende le braccia per cogliere un aspro frutto al figlio morente. L’albero è duro come una pietra della Majella. L’albero è uguale ad un sasso lucano. L’asino docile volge lo sguardo a Nicola. Nicola è bambino e guarda la luce alla finestra di chi lo ha accudito. Ora non più. Ancora bambino. Lungo la strada, in autunno, la struggente voce dell’Ippocastano, cadute le foglie ai primi umidi aliti di nebbia, accompagna il traffico distratto dei milanesi. Giochiamo sotto l’albero, vicino il fiume gonfio, sul prato ordinato, una palla. L’albero è in file, regolari, settentrionali, si concede di rado ai raggi del sole opaco, respira muto le grida dei bimbi. E’ solido l’Ippocastano, immenso agli occhi di un bambino, ha memorie del secolo di carri coi sacchi di riso dalle pianure inondate. Sono di nuovo nel bosco di Querce, sul lago a meridione. La vecchia capanna di pietre, il forno di nonna. Ma un’ombra lo copre, come una nuvola. L’immensa chioma ricciuta, regolare, della Quercia madre. E’ l’albero degli alberi. Ha fondato il paese delle grigie rocce a picco sul torrente, come uno Stige per vivi. E’ l’albero che esiste prima dei tempi, non ha da raccontare, la Quercia è da cinque secoli. Ma l’uomo non è un albero. Non è mai stato un albero. Non ha paura della Quercia madre. Nel mattino di un inverno senza neve, la Quercia esplode sotto le cariche, in un funerale di polvere e scintille. Ora sono un ragazzo. Un ragazzo che corre lungo il viale di questa marina. Il piccolo Pino , apre le braccia alla vita dei venti di maestro. E’ dritto, ma presto si piegherà ai voleri del mare e delle stagioni. Evito i suoi rami chinandomi, al passaggio. Ora sono un uomo. L’albero una volta virgulto, ora mi guarda dall’alto del suo tronco contorto. Ha vissuto i miei passi, continui, lungo questa strada. Abbiamo visto i tramonti, i caldi dal fosso, i miraggi sulla strada d’estate. Ha visto le mie figlie che tenevo per mano. L’albero è felice, mi saluta come un amico. Lo guardo con distratta riconoscenza. Mi ricorda chi sono stato, nascosto in uno dei suoi anelli. Seguo ancora il tramonto. E’ scomparsa la grande Palma che rinfrescava le nostre serate al giardino, dopo il mare. L’uomo non è un albero. Come un giardino arabo, di racconti, la Palma si stende a proteggere la statua di bronzo che guarda il passante. E’ triste ora il passaggio, senza la grande palma. Passo senza guardare. I compagni in fila, sipari per la città senza bellezza, maschere contro la mediocre visuale di cemento senza forma, cadono perché l’uomo non è un albero. Non ha mai provato ad essere un albero. Un albero morente, non avrà più un nuovo se stesso, per vivere questa vita insieme, per raccontare chi siamo, e quando saremo, chi siamo stati prima.&lt;br /&gt;Gianluca &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4148537474451742997?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4148537474451742997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/death-of-tree.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4148537474451742997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4148537474451742997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/death-of-tree.html' title='Death of a tree'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYMfYCbLQmI/AAAAAAAAACQ/iC_KAR10Z3I/s72-c/img236.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-4130798653805781174</id><published>2009-01-30T03:55:00.000-08:00</published><updated>2009-01-30T04:54:01.680-08:00</updated><title type='text'>Sul concetto di pulizia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYLrluRiW8I/AAAAAAAAACI/jIjrGukS-xo/s1600-h/img234.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297055145050397634" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 296px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYLrluRiW8I/AAAAAAAAACI/jIjrGukS-xo/s400/img234.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;La camera a gas è disinfettante. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;Il forno crematorio è igienico.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;Il macete è rassicurante.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;La mitraglia guarisce.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;La bomba atomica sterilizza a fondo.&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;La religione &lt;strong&gt;&lt;em&gt;elimina&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; il dolore. &lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;Ovunque.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-4130798653805781174?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/4130798653805781174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sul-concetto-di-pulizia.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4130798653805781174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/4130798653805781174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sul-concetto-di-pulizia.html' title='Sul concetto di pulizia'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYLrluRiW8I/AAAAAAAAACI/jIjrGukS-xo/s72-c/img234.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-3006731607642247442</id><published>2009-01-29T04:46:00.000-08:00</published><updated>2009-01-29T04:54:47.861-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYGnBR5VPxI/AAAAAAAAACA/Wq4utG0sq9U/s1600-h/img127.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 207px; height: 119px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYGnBR5VPxI/AAAAAAAAACA/Wq4utG0sq9U/s400/img127.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296698277189992210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Sono un vecchio Scapolo del paese. Cercherei, nei bar che sappiamo, una giovane adolescente da concupire, imbottendola di chiacchiere su avventure nelle quali giammai mi avventurai, per ignavia e cattivi vini bianchi solfitati. La palpeggerei nel retrobottega, prospettando sicuri legami con un maschio maturo. Sono il corruttore di giovani sognatrici, carenti di padri, in cerca di guide per vivere la vita. Lascerò cadaveri al mio passaggio, donne amareggiate e illuse, incapaci di conoscere il vero che passerà loro davanti bruciando. Correranno a cercarmi, disperate, in amore, dentro un altro bar, mentre mi abbrutisco sui semi di una macchina farlocca, sui seni della barista ucraina, posta all'uopo. Sono un maturo ortonese, fidatevi di me. Vi sveglierete tardi la domenica, col mal di testa, ed un vecchio dentro al letto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-3006731607642247442?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/3006731607642247442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sono-un-vecchio-scapolo-del-paese.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3006731607642247442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3006731607642247442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sono-un-vecchio-scapolo-del-paese.html' title=''/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYGnBR5VPxI/AAAAAAAAACA/Wq4utG0sq9U/s72-c/img127.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-3825792696352903556</id><published>2009-01-28T13:28:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T13:34:19.440-08:00</updated><title type='text'>La luce</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDO_x2sVzI/AAAAAAAAAB4/Tv8kzM1iSzg/s1600-h/img233.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296460756897519410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 291px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDO_x2sVzI/AAAAAAAAAB4/Tv8kzM1iSzg/s400/img233.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La vedi la luce in fondo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Suonano rotondi i passi&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;sotto la volta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ti tocco le mani la notte&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;le braccia intorno alla vita&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La vedi la luce in fondo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ancora mio padre, mi chiama&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;tra le colonne&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La vedi la luce in fondo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi giro&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non vieni anche tu ?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure la vedi la luce in fondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-3825792696352903556?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/3825792696352903556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/la-luce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3825792696352903556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/3825792696352903556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/la-luce.html' title='La luce'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDO_x2sVzI/AAAAAAAAAB4/Tv8kzM1iSzg/s72-c/img233.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-271578528847114017</id><published>2009-01-28T10:30:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T10:58:25.395-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYCqZCa9-BI/AAAAAAAAABE/Izz55806QJA/s1600-h/052.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296420508911138834" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 267px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYCqZCa9-BI/AAAAAAAAABE/Izz55806QJA/s400/052.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A sera, giravo per la curva ad Oriente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un mare avverso respingeva le chiglie&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;fredde d'acciaio e copertoni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pensavo ai vecchi, soliti d'estate&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;chini sul bastone, seduti ad asciugar&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;le schiene al vento teso&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;dalla torre&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ora nuvole ostili, &lt;/div&gt;&lt;div&gt;drappi stesi&lt;/div&gt;&lt;div&gt;lungo l'orizzonte tetro &lt;/div&gt;&lt;div&gt;mi spingono al riparo&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;e un'altra meta...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-271578528847114017?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/271578528847114017/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sera-giravo-per-la-curva-ad-oriente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/271578528847114017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/271578528847114017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/sera-giravo-per-la-curva-ad-oriente.html' title=''/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYCqZCa9-BI/AAAAAAAAABE/Izz55806QJA/s72-c/052.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1973834572192642214</id><published>2009-01-28T05:39:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T06:05:35.113-08:00</updated><title type='text'>Quello che succederà</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYBmIMDOw5I/AAAAAAAAAA0/L760vD-D-is/s1600-h/img011.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296345452647465874" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 218px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYBmIMDOw5I/AAAAAAAAAA0/L760vD-D-is/s320/img011.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ho visto quello che succederà. Il nostro teatro darà i suoi frutti ai politici locali. Nuovi orizzonti si apriranno agli amici sfaccendati. Posti da occupare e nei quali occupare il tempo ad attaccare caccole sotto la scrivania di uffici pubblici, sottratti a più onorevoli iniziative di cittadini volenterosi. L'orda mediocre degli uomini acculturati solo grazie alle prefazioni dei "Nuovi temi svolti per l'esame di maturità", marzullerà le folle, grazie a pessimi manifesti di vacui eventi. Si cambia nome, si cambia la casacca, a forza di non voler dire quello che si voleva dire, si finisce per avere ragione sempre e comunque. La verità è che nessuno è all'altezza dei compiti assegnati. Questo non esiste nella barra opzioni. Negare sempre, mostrare limiti mai. Così, scialbi individui entrano in teatro con le pantofole, come fossero nell'antibagno di casa propria. Essi comandano, organizzano hanno "idee", anche se le hanno carpite agli altri. La non memoria collettiva sfumerà le loro nullità, storicizzerà la superficie delle loro creature. Così il mediocre, tra mezzo secolo, sarà "quello che fatto tanto per la nostra città", non sapendo che, in verità, mezzo secolo prima, non aveva fatto proprio niente, ma lo aveva fatto così bene...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1973834572192642214?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1973834572192642214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/quello-che-succedera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1973834572192642214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1973834572192642214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/quello-che-succedera.html' title='Quello che succederà'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYBmIMDOw5I/AAAAAAAAAA0/L760vD-D-is/s72-c/img011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-592842908615949551</id><published>2009-01-28T04:50:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T04:51:18.828-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://technorati.com/claim/ngt7ygc6b8" rel="me"&gt;Technorati Profile&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-592842908615949551?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/592842908615949551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/technorati-profile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/592842908615949551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/592842908615949551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/technorati-profile.html' title=''/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-6667488024761094763</id><published>2009-01-27T23:09:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T23:15:51.267-08:00</updated><title type='text'>Senza un Euro vai alla Neuro</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYAGCUqM2sI/AAAAAAAAAAs/Qy9Tr4WXcjU/s1600-h/03-09-06_1932.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296239798762920642" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYAGCUqM2sI/AAAAAAAAAAs/Qy9Tr4WXcjU/s320/03-09-06_1932.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Scoperto&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;mi allerti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di introiti incerti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Presto il telefono suonava&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;era la banca che chiamava...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Maudits!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dovrei rientrare&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di alcuni euro...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La voce rauca del bancario&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;trasforma la mia tuta&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;in un sudario.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Avevo staccato un assegno&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;al fornitore&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;e lo richiamo lesto&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;con timore...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Postino con bollette&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;e lunghe buste&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;son RiBa dalle quote&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;assai robuste.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Basta!Basta!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi chiudo in ripostiglio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Papà, è cotta la pasta!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;grida un figlio...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-6667488024761094763?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/6667488024761094763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/senza-un-euro-vai-alla-neuro.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6667488024761094763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/6667488024761094763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/senza-un-euro-vai-alla-neuro.html' title='Senza un Euro vai alla Neuro'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYAGCUqM2sI/AAAAAAAAAAs/Qy9Tr4WXcjU/s72-c/03-09-06_1932.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1939680754820595565</id><published>2009-01-27T12:27:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T12:43:35.188-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ricordo'/><title type='text'>Ancora su questa spiaggia</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX9x5D6WTTI/AAAAAAAAAAk/eugDDEYNYtI/s1600-h/096.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296076911927512370" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 160px; CURSOR: hand; HEIGHT: 120px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX9x5D6WTTI/AAAAAAAAAAk/eugDDEYNYtI/s400/096.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eva guardava le onde, annusando attenta l'aria del mare, pungente. La guardavo e pensavo alla caccia, ad un bosco in autunno. Le mancava, avrebbe voluto e cercava nel vento gli odori di muschio e coniglio selvatico. Mi puntava con l'occhio triste, sperando nel gioco, in un sasso, un pezzetto di legno lanciato sulla riva. Speravo in un'altra domenica al sole ed al vento. Ora la trovo sotto quel nocciolo, per sempre, tra i boschi...&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1939680754820595565?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1939680754820595565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/ancora-su-questa-spiaggia.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1939680754820595565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1939680754820595565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/ancora-su-questa-spiaggia.html' title='Ancora su questa spiaggia'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX9x5D6WTTI/AAAAAAAAAAk/eugDDEYNYtI/s72-c/096.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-7617409821942772580</id><published>2009-01-27T06:27:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T06:36:49.214-08:00</updated><title type='text'>Una grigia riva come d'asfalto e fango</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX8avdtd3LI/AAAAAAAAAAU/thYgttbBs2A/s1600-h/Ortona+saraceni.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 542px; height: 261px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX8avdtd3LI/AAAAAAAAAAU/thYgttbBs2A/s400/Ortona+saraceni.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5295981089542495410" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-7617409821942772580?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/7617409821942772580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7617409821942772580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/7617409821942772580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/blog-post.html' title='Una grigia riva come d&apos;asfalto e fango'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SX8avdtd3LI/AAAAAAAAAAU/thYgttbBs2A/s72-c/Ortona+saraceni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6353747459153186682.post-1747333304825829064</id><published>2009-01-27T05:50:00.000-08:00</published><updated>2009-01-27T06:13:42.155-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Inizio'/><title type='text'>Altra voce</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Fine della comunità reale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Entità staccate, distanti, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;no suoni, no voci, no odori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Rete. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Cosa succede a questo paese? Dove siamo andati? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Cerchiamo le risposte nelle parole, servirebbero azioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Proviamo a raccontare quello che è stato in questi anni, così pieni,&lt;br /&gt;cosi "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;degni di essere scordati&lt;/span&gt;".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Proviamo a ragionare oggi, su quello che potrà essere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ascoltando tutte le voci. Rispettando le opinioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Non sarà facile, non deve essere facile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ortona assiste, aspetta da troppo tempo, la nuova stagione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Rimangono ancora, i colpi di proiettile sui muri,&lt;br /&gt;a guardarli bene,&lt;br /&gt;non sono così brutti...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6353747459153186682-1747333304825829064?l=gianlucadirenzo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/feeds/1747333304825829064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/altra-voce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1747333304825829064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6353747459153186682/posts/default/1747333304825829064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gianlucadirenzo.blogspot.com/2009/01/altra-voce.html' title='Altra voce'/><author><name>Il Grande Favollo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05993762127122341527</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='http://4.bp.blogspot.com/_yO_BE9bGBSA/SYDH8xQK8pI/AAAAAAAAABg/yBMMtfc-XhM/S220/img149.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
